Il primo semestre del 2026 conferma la capacità delle imprese italiane di competere sui mercati internazionali. La crescita, tuttavia, non è uniforme e una parte del risultato di giugno dipende da operazioni straordinarie
I nuovi dati sul commercio estero italiano restituiscono un’immagine complessivamente positiva. Nel primo semestre del 2026 le esportazioni sono aumentate del 4,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre le importazioni sono cresciute del 4,3%. L’Italia ha così realizzato un avanzo commerciale pari a 24,5 miliardi di euro, superiore ai 22,8 miliardi registrati nel primo semestre del 2025.
Si tratta di risultati che confermano la capacità del sistema produttivo italiano di mantenere una posizione competitiva sui mercati internazionali, nonostante un contesto economico caratterizzato da tensioni geopolitiche, instabilità energetica e crescente frammentazione degli scambi commerciali.
I dati, tuttavia, devono essere analizzati con attenzione. Non basta osservare la percentuale di crescita delle esportazioni per concludere che l’intero sistema industriale stia attraversando una fase di espansione uniforme. Occorre distinguere tra valore e quantità, tra mercati europei ed extraeuropei, tra fenomeni strutturali e operazioni occasionali di rilevanti dimensioni.
La forte crescita registrata a giugno
Secondo i dati diffusi dall’Istituto nazionale di statistica, ISTAT, l’11 agosto 2026, nel mese di giugno le esportazioni italiane sono aumentate dell’1,6% rispetto a maggio. Nello stesso periodo le importazioni sono cresciute dell’1,2%.
Il dato diventa ancora più significativo se confrontato con giugno 2025: il valore monetario delle esportazioni è aumentato del 9,8%.
Una variazione di questa dimensione potrebbe indurre a parlare di una vera e propria accelerazione dell’export italiano. Prima di giungere a tale conclusione, però, è necessario comprendere che il valore monetario delle esportazioni può aumentare per due ragioni differenti: perché vengono venduti all’estero più prodotti oppure perché aumenta il loro prezzo medio.
L’ISTAT permette di distinguere questi due effetti. A giugno 2026 le esportazioni sono cresciute del 9,8% in valore, ma del 5,1% in volume. Ciò significa che una parte dell’aumento deriva dai prezzi e dalla diversa composizione dei prodotti esportati. Allo stesso tempo, il dato in volume dimostra che la crescita non è soltanto nominale: sono effettivamente aumentate anche le quantità vendute all’estero.
Questa precisazione è particolarmente importante se si considera quanto avvenuto nel mese precedente. A maggio 2026 le esportazioni erano cresciute del 4,1% in valore, ma si erano ridotte del 2,4% in volume. In quel caso l’aumento monetario non corrispondeva a un’espansione delle quantità esportate. Il risultato di giugno appare quindi qualitativamente migliore, perché alla crescita del valore si accompagna una crescita reale dei volumi.
Il ruolo determinante dei mercati europei
La crescita dell’export non si distribuisce nello stesso modo tra le diverse aree geografiche.
Nel confronto con giugno 2025, le esportazioni verso i paesi dell’Unione europea sono aumentate del 15,1%, mentre quelle dirette verso i mercati esterni all’Unione sono cresciute del 4,1%.
Anche il confronto con il mese di maggio evidenzia una netta differenza: le vendite verso l’Unione europea sono aumentate del 6,7%, mentre quelle verso i paesi extra UE sono diminuite del 3,6%.
Il principale impulso alla crescita di giugno è quindi arrivato dal mercato europeo. È un elemento positivo, perché segnala un recupero della domanda proveniente dai partner economicamente più vicini all’Italia. Allo stesso tempo, mostra una minore vivacità dei mercati extraeuropei, proprio quelli dai quali dovrebbe derivare una maggiore diversificazione geografica dell’export.
Tra i singoli paesi, il contributo positivo più rilevante è arrivato dalla Germania, verso la quale le esportazioni italiane sono aumentate del 22,9% su base annua. Seguono i Paesi Bassi con il 22,4%, la Svizzera con il 10,5%, la Spagna con il 9,4% e la Francia con il 6,8%.
Il dato relativo alla Germania, però, deve essere interpretato considerando l’effetto di alcune rilevanti vendite di mezzi di navigazione marittima. Escludendo queste operazioni, la crescita dell’export verso il mercato tedesco scenderebbe dal 22,9% al 5,4%.
La differenza non annulla il risultato positivo, ma ne modifica sensibilmente la dimensione.
Nei mercati extraeuropei si osservano andamenti molto differenti. A giugno le esportazioni verso la Cina sono aumentate del 19,1%, quelle verso la Turchia del 10,8% e quelle verso la Svizzera del 10,5%. L’export verso gli Stati Uniti è invece cresciuto soltanto dello 0,4%, mostrando una sostanziale stagnazione.
Si sono ridotte le vendite verso il Regno Unito, con una diminuzione del 10,5%, verso il Giappone, con un calo del 4,5%, e verso i paesi dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico, indicata con l’acronimo ASEAN, con una flessione del 2,5%.
I settori che sostengono l’export
La crescita del primo semestre 2026 è stata sostenuta soprattutto da alcuni comparti industriali.
Le esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo, con l’esclusione di macchine e impianti, sono aumentate del 28,9%. Quelle di coke e prodotti petroliferi raffinati sono cresciute del 23,3%, mentre l’export di autoveicoli ha registrato un incremento dell’8,3%.
Nel solo mese di giugno le variazioni risultano ancora più elevate: i prodotti petroliferi raffinati crescono del 45,1%, i metalli e prodotti in metallo del 25,8%, gli autoveicoli del 17% e gli altri mezzi di trasporto del 13,3%.
Quasi tutti i settori mostrano un andamento positivo. L’unica eccezione segnalata dall’ISTAT è rappresentata dai mobili, le cui esportazioni diminuiscono del 2,2%.
Il quadro appare quindi abbastanza diffuso, ma una parte importante della crescita continua a essere concentrata nei metalli, nei prodotti energetici raffinati, nei mezzi di trasporto e in alcune operazioni di grande valore.
L’effetto delle commesse navali
L’ISTAT precisa che il risultato di giugno è influenzato da vendite di rilevante entità nel comparto della cantieristica navale.
Escludendo queste operazioni, la crescita mensile delle esportazioni scenderebbe dall’1,6% allo 0,5%, mentre quella annuale passerebbe dal 9,8% all’8,7%.
Anche dopo la correzione il dato resta ampiamente positivo. Non sarebbe pertanto corretto sostenere che l’aumento dell’export sia dovuto esclusivamente a operazioni straordinarie. Sarebbe però altrettanto scorretto ignorarne l’effetto e presentare il 9,8% come espressione uniforme dell’intero sistema produttivo.
Le grandi commesse industriali fanno legittimamente parte delle esportazioni italiane. Il problema non è escluderle dal calcolo ufficiale, ma comprendere che possono rendere molto variabile il confronto tra due singoli mesi.
Per valutare la solidità dell’andamento dell’export è quindi preferibile osservare periodi più lunghi. Da questo punto di vista, la crescita del 4,5% registrata nell’intero primo semestre rappresenta un indicatore più stabile e significativo rispetto al solo risultato di giugno.
L’Italia conserva un consistente avanzo commerciale
Nel mese di giugno 2026 il saldo commerciale italiano è risultato positivo per 4,232 miliardi di euro. Nel giugno 2025 l’avanzo era stato più elevato e pari a 5,384 miliardi.
La riduzione del saldo mensile dipende soprattutto dal peggioramento della componente energetica. Il deficit energetico è passato da 3,922 miliardi di euro nel giugno 2025 a 5,002 miliardi nel giugno 2026.
Al contrario, l’avanzo relativo ai prodotti non energetici è rimasto sostanzialmente stabile: 9,234 miliardi di euro contro i 9,306 miliardi dell’anno precedente.
Questi numeri mostrano una caratteristica strutturale dell’economia italiana. Il sistema produttivo riesce a generare un consistente avanzo negli scambi di prodotti non energetici, ma una parte di questo risultato viene assorbita dalla dipendenza dall’importazione di energia.
Nel complesso del primo semestre, nonostante il peggioramento energetico di giugno, l’avanzo commerciale è aumentato da 22,8 a 24,5 miliardi di euro. La bilancia commerciale italiana continua pertanto a rappresentare un elemento di forza dell’economia nazionale.
Un risultato positivo, senza facili entusiasmi
I nuovi dati permettono di formulare una valutazione favorevole, purché non si trasformi l’analisi economica in una lettura celebrativa.
Nel primo semestre del 2026 l’export italiano è cresciuto più delle importazioni. L’avanzo commerciale è aumentato. Nel mese di giugno sono cresciuti sia il valore sia il volume delle esportazioni. L’aumento ha interessato quasi tutti i settori produttivi e numerosi mercati di destinazione.
Sono segnali concreti della capacità delle imprese italiane di competere sui mercati internazionali.
Esistono, tuttavia, anche elementi che suggeriscono prudenza. Il risultato di giugno è parzialmente influenzato dalla cantieristica navale. La crescita è molto più forte nei mercati europei rispetto a quelli extraeuropei. Le esportazioni verso gli Stati Uniti risultano quasi ferme, mentre si riducono quelle verso il Regno Unito e il Giappone. Le importazioni di giugno, aumentate del 13,2% su base annua, sono cresciute più delle esportazioni. Il maggiore deficit energetico continua inoltre a sottrarre risorse all’avanzo prodotto dall’industria nazionale.
La conclusione più rigorosa è quindi che l’export italiano sta attraversando una fase di crescita reale, ma non ancora uniforme né definitivamente consolidata.
Il dato semestrale del 4,5% costituisce un risultato importante. Non dimostra, da solo, che tutti i settori industriali siano in espansione, ma conferma che la struttura produttiva italiana conserva una notevole capacità di adattamento e di presenza internazionale.
È proprio questa capacità che dovrebbe essere sostenuta attraverso investimenti in innovazione, produttività, energia, infrastrutture e formazione. La competitività non può dipendere soltanto da singole grandi commesse o dalla favorevole congiuntura di alcuni settori. Deve diventare il risultato di una politica economica capace di rafforzare stabilmente il sistema produttivo e di ridurne le vulnerabilità, a partire dalla dipendenza energetica e dall’eccessiva esposizione a pochi mercati.
Fonti
- ISTAT, Commercio con l’estero e prezzi all’import – Giugno 2026, pubblicato l’11 agosto 2026.
- ISTAT, Commercio estero extra UE – Giugno 2026, pubblicato il 28 luglio 2026.
- ISTAT, Commercio con l’estero e prezzi all’import – Maggio 2026, pubblicato il 16 luglio 2026.
- Banca d’Italia, Bilancia dei pagamenti e posizione patrimoniale sull’estero.

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