Nell’aprile 2025, sulle pagine di Parole in Economia, veniva pubblicato l’articolo “Il nuovo regolamento europeo sull’uso del contante: tra principi di libertà e derive regolatorie” (https://paroleineconomia.com/2025/04/28/il-nuovo-regolamento-europeo-sulluso-del-contante-tra-principi-di-liberta-e-derive-regolatorie/). In quell’analisi si osservava come il contante non rappresentasse esclusivamente uno strumento di pagamento, ma costituisse anche una delle espressioni più concrete della libertà economica del cittadino. La possibilità di utilizzare banconote e monete senza dipendere da infrastrutture tecnologiche, reti di telecomunicazione o intermediari finanziari non era interpretata come un retaggio del passato, bensì come una garanzia da preservare nell’evoluzione del sistema monetario europeo.
A poco più di un anno di distanza, quel dibattito torna al centro dell’attenzione.
Il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, ha approvato la propria posizione negoziale sul regolamento relativo all’euro digitale, avviando la fase conclusiva del confronto con il Consiglio dell’Unione europea e la Commissione europea. Contestualmente, la Presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha ribadito che l’euro digitale «non sostituirà il contante, ma lo completerà», riaffermando l’intenzione della BCE di garantire la coesistenza delle due forme di moneta. La stessa posizione è stata espressa dal Parlamento europeo, il cui mandato negoziale sottolinea la necessità di preservare l’accessibilità e l’accettazione del contante in tutti gli Stati membri.
Si tratta di affermazioni che meritano attenzione.
L’euro digitale nasce infatti per rispondere a esigenze reali. L’Unione europea intende rafforzare la propria autonomia strategica nel settore dei pagamenti, ridurre la dipendenza dai grandi circuiti internazionali, mettere a disposizione dei cittadini una forma digitale di moneta emessa dalla banca centrale e preparare il sistema monetario europeo alle trasformazioni tecnologiche già in corso. Sono obiettivi coerenti con l’evoluzione dell’economia globale e difficilmente contestabili sotto il profilo dell’interesse pubblico.
L’innovazione, di per sé, non rappresenta quindi il problema.
Anzi, una moneta digitale pubblica potrebbe contribuire a rafforzare la sovranità monetaria dell’Unione, ad aumentare la resilienza dei sistemi di pagamento e a favorire una maggiore integrazione del mercato europeo.
La questione fondamentale è un’altra.
È sufficiente affermare che il contante non verrà sostituito oppure è necessario trasformare questa affermazione in una garanzia giuridica stabile?
La differenza non è soltanto lessicale.
Le dichiarazioni delle istituzioni europee rappresentano un importante impegno politico, ma gli ordinamenti giuridici sono destinati a durare ben oltre i mandati dei singoli responsabili istituzionali. Le maggioranze parlamentari cambiano, le politiche economiche evolvono e l’innovazione tecnologica procede con una rapidità spesso superiore a quella del legislatore.
Per questa ragione, il principio della coesistenza tra contante ed euro digitale dovrebbe trovare una tutela normativa ancora più esplicita.
Non dovrebbe limitarsi ad affermare che il contante continuerà a circolare.
Dovrebbe stabilire che esso è giuridicamente insostituibile.
La differenza è sostanziale.
Una cosa è riconoscere che il contante continua ad avere corso legale; altra cosa è garantire che esso non possa mai essere relegato a uno strumento marginale attraverso modifiche legislative, incentivi economici, scelte organizzative o evoluzioni tecnologiche che, pur senza vietarne formalmente l’utilizzo, finiscano con il renderlo progressivamente residuale.
La storia economica insegna che le grandi trasformazioni raramente avvengono mediante divieti espliciti. Più spesso prendono forma attraverso il mutamento delle abitudini, degli incentivi e delle infrastrutture. È un processo naturale, che accompagna l’evoluzione della società. Proprio per questo motivo, la tutela delle libertà fondamentali non dovrebbe intervenire quando il cambiamento è ormai irreversibile, ma nel momento in cui si costruisce il quadro normativo destinato a governarlo.
È in questa prospettiva che il principio dell’insostituibilità del contante assume un significato diverso da quello che potrebbe apparire a una lettura superficiale.
Non si tratta di difendere il contante in contrapposizione all’euro digitale.
Non si tratta di opporre il passato al futuro.
Si tratta, piuttosto, di difendere un principio che precede entrambi: il diritto del cittadino di scegliere liberamente il mezzo con cui effettuare i propri pagamenti.
La libertà economica non consiste nell’imporre il contante.
Non consiste neppure nell’imporre la moneta digitale.
Consiste nel garantire che entrambe le possibilità rimangano realmente disponibili, pienamente utilizzabili e giuridicamente protette.
È proprio questo il significato più profondo delle dichiarazioni rese dalla Presidente Lagarde e della posizione assunta dal Parlamento europeo. Se l’euro digitale è destinato a completare il contante e non a sostituirlo, allora questo principio merita di essere tradotto in una disposizione normativa chiara, destinata a vincolare non soltanto le istituzioni di oggi, ma anche quelle di domani.
Una simile previsione non ostacolerebbe l’innovazione.
Al contrario, la renderebbe più credibile.
L’innovazione tecnologica produce infatti il massimo beneficio quando amplia le possibilità offerte ai cittadini, non quando riduce progressivamente le alternative disponibili.
In questa prospettiva, il principio dell’insostituibilità del contante non rappresenterebbe una tutela del passato, bensì una garanzia per il futuro. Costituirebbe il riconoscimento normativo di un diritto fondamentale: quello di poter scegliere liberamente come utilizzare la moneta avente corso legale.
Una moneta è realmente al servizio della persona quando amplia gli spazi di libertà. Se, invece, riduce progressivamente le alternative disponibili, il problema non è più tecnologico né finanziario, ma giuridico e democratico. Per questo motivo il progresso non dovrebbe mai essere misurato dalla capacità di sostituire ciò che esiste, ma dalla capacità di offrire ai cittadini una possibilità in più senza sottrarne alcuna. L’euro digitale può rappresentare una straordinaria innovazione per l’Europa, a condizione che il contante resti, oggi e domani, giuridicamente insostituibile. Solo così il diritto di scegliere il mezzo di pagamento continuerà a rappresentare un’autentica espressione della libertà economica dei cittadini europei.
Fonti
- Parlamento europeo, posizione negoziale sul regolamento relativo all’euro digitale e al corso legale del contante.
- Banca centrale europea, Digital euro – Frequently Asked Questions e dichiarazioni della Presidente Christine Lagarde.
- Commissione europea, proposta di regolamento sull’istituzione dell’euro digitale.
- Regolamento (UE) 2024/886 e pacchetto legislativo europeo sul contante e sull’euro digitale.

Lascia un commento