Ci sono storie che sembrano chiudersi per sempre e poi, improvvisamente, tornano a scrivere capitoli inattesi. È il caso del Monte dei Paschi di Siena (MPS), la banca più antica del mondo ancora in attività, che a distanza di pochi anni dal quasi collasso si ritrova oggi protagonista assoluta della scena finanziaria italiana, avendo conquistato il controllo di Mediobanca.

L’operazione ha il sapore di un cambio d’epoca: non solo perché modifica l’assetto del potere bancario nel nostro Paese, ma anche perché restituisce centralità a un istituto che molti, fino a ieri, davano come destinato a restare ai margini, schiacciato dal peso di una crisi che lo aveva reso un simbolo di inefficienza e mala gestione.


Dalla crisi al riscatto

Il percorso di MPS negli ultimi quindici anni è stato accidentato. L’acquisto di Antonveneta nel 2007, a un prezzo spropositato, ha rappresentato la pietra tombale di una stagione di ambizioni eccessive. Da lì, il declino: aumenti di capitale miliardari, ingenti sofferenze bancarie, commissariamenti, fino al salvataggio pubblico da oltre 8 miliardi nel 2017.
Per anni, MPS è sembrata la “pecora nera” del sistema bancario italiano, sopravvissuta solo grazie al sostegno dello Stato e agli interventi regolatori dell’Unione Europea.

Eppure, la paziente opera di risanamento – prima con le cessioni di crediti deteriorati, poi con una cura severa sui costi e sull’efficienza – ha portato frutti tangibili. Il ritorno all’utile nel 2023, la distribuzione di dividendi nel 2024 e il progressivo ridimensionamento della partecipazione statale hanno reso di nuovo MPS un attore credibile.


L’OPA su Mediobanca e il cambio di paradigma

Con l’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) su Mediobanca, MPS ha mostrato che il tempo della sopravvivenza è finito: oggi punta a ridefinire gli equilibri del sistema finanziario italiano. L’operazione, inizialmente bollata come ostile e poco razionale, ha visto un progressivo consolidamento di adesioni fino a superare il 62% del capitale di Piazzetta Cuccia.

La mossa non è soltanto numerica. Significa poter disegnare un nuovo polo bancario integrato, capace di sommare la tradizione retail e territoriale di MPS con la forza di Mediobanca nei servizi di investimento, nell’asset management e nelle attività corporate.


Effetti sul sistema bancario italiano

Le conseguenze di questa acquisizione sono molteplici:

  • A livello industriale, si apre la prospettiva di sinergie stimate in circa 700 milioni di euro annui, cui si aggiungono benefici fiscali legati ai cosiddetti deferred tax assets.
  • Sul piano della governance, la fine dell’era Nagel a Mediobanca segna l’avvio di una nuova fase, con un controllo diretto da parte del board MPS.
  • Per lo Stato, la possibilità di uscire progressivamente dal capitale della banca senese diventa più concreta, visto che il titolo ha recuperato valore e prospettive di crescita.

Non mancano, naturalmente, i rischi: le integrazioni tra culture aziendali diverse non sono mai indolori, e l’impatto sugli organici potrebbe creare tensioni. Tuttavia, l’elemento decisivo è che oggi MPS non subisce il mercato, ma lo guida.


Una riflessione più ampia

Il caso MPS non è solo una vicenda di numeri e bilanci. È anche una metafora della capacità italiana di risollevarsi, dopo errori clamorosi, con pazienza e determinazione. In questo senso, il parallelismo con altre dinamiche della nostra economia – dalla manifattura alla politica industriale – appare evidente.
Proprio per questo, sul portale Parole in Economia ho già affrontato il tema della trasformazione del sistema bancario e del ruolo che gli istituti storici continuano a giocare nel nuovo contesto europeo (leggi qui l’approfondimento su MPS).


Conclusione

Il Monte dei Paschi non è più soltanto un simbolo del passato. È tornato a essere un protagonista del presente e, forse, un architetto del futuro. Il suo ingresso nel cuore della finanza italiana segna un cambio d’epoca: da banca salvata dallo Stato a regista delle strategie di sistema.

Il “vecchio leone” di Siena ha dimostrato che anche nella finanza, come nella storia, le sorti non sono mai scritte una volta per tutte.

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