Il dibattito aperto dal Financial Times sulla proposta italiana di intervento sul mercato elettrico non riguarda semplicemente una possibile riduzione del prezzo dell’energia.
Riguarda, più profondamente, la struttura di formazione del prezzo nel modello europeo marginalista.
Ed è su questo piano che occorre collocare l’analisi.
1. La struttura vigente: prezzo marginale e pass-through ETS
Il mercato elettrico europeo è organizzato secondo un meccanismo marginalista: per ciascuna ora, l’ultima unità produttiva necessaria a soddisfare la domanda determina il prezzo per tutte le unità accettate.
In Italia, come nella maggior parte dei Paesi UE, l’unità marginale è frequentemente rappresentata da centrali a gas naturale, per la loro flessibilità operativa.
Ne consegue che il prezzo all’ingrosso incorpora:Costo combustibile+Costo CO2(ETS)+Costi operativi
Il costo delle emissioni deriva dal sistema europeo di scambio delle quote di carbonio, disciplinato dalla Direttiva 2003/87/CE e successive modifiche, che istituisce l’EU Emissions Trading System (EU ETS)¹.
Il principio è chiaro: chi emette CO₂ deve acquistare permessi.
Tali costi vengono inclusi nelle offerte delle centrali fossili e, in regime marginalista, si trasferiscono al prezzo di equilibrio.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, in Italia gli impianti a gas producono circa il 40% dell’energia elettrica ma determinano il prezzo per una quota temporale significativamente superiore. In questo contesto, una componente non marginale del PUN è attribuibile al costo ETS.
2. Effetti sistemici dell’architettura attuale
L’attuale configurazione produce almeno tre effetti strutturali.
a) Trasmissione integrale della volatilità ETS
Ogni variazione del prezzo dei permessi si trasferisce nel prezzo elettrico.
b) Redistribuzione implicita
Il costo ETS, pur sostenuto dalle sole centrali fossili, si riflette nel prezzo pagato anche per l’energia rinnovabile.
Si genera così un differenziale tra costo medio e prezzo marginale per le tecnologie inframarginali².
c) Impatto competitivo
Le imprese energivore risultano esposte alla doppia volatilità di gas ed ETS, con effetti diretti sulla competitività internazionale.
3. La proposta italiana: sterilizzazione della componente ETS
La proposta italiana — così come descritta dalla stampa internazionale — non elimina il sistema ETS, né modifica formalmente il meccanismo marginalista.
Interviene, piuttosto, sulla modalità di trasmissione del costo carbon nel prezzo di equilibrio.
Il meccanismo ipotizzato prevede:
- Rimborso ai produttori dei costi ETS sostenuti;
- Recupero dell’onere tramite una componente specifica in bolletta;
- Attribuzione del costo carbon proporzionalmente alla quota di energia prodotta da impianti a gas.
Formalmente:Offerta marginale=Costo combustibile+Costi operativi
Il costo ETS verrebbe sottratto dal clearing price e riallocato secondo un criterio differente.
Non si tratta di eliminare il costo, ma di modificarne la distribuzione.
4. Effetti previsti: tra riduzione del prezzo e ridefinizione del segnale
Secondo l’analisi del Financial Times, l’effetto di primo ordine potrebbe tradursi in una riduzione del prezzo nell’ordine di circa 10 €/MWh, variabile in funzione del livello dei permessi ETS e della frequenza di marginalità del gas.
Nel breve periodo ciò comporterebbe:
- attenuazione della volatilità del PUN;
- riduzione dell’esposizione diretta alle oscillazioni ETS;
- maggiore prevedibilità per il sistema produttivo.
Tuttavia, nel medio-lungo periodo emergono questioni più complesse.
a) Ribilanciamento del mix produttivo
Offerte a gas più competitive potrebbero aumentare le ore di funzionamento di impianti efficienti.
b) Interazione con i meccanismi di sostegno
Una riduzione del prezzo di mercato può incidere sui contratti per differenza e sugli incentivi alle rinnovabili³.
c) Segnale ambientale
Il sistema ETS nasce per fornire un segnale di prezzo alle emissioni.
Qualora tale segnale fosse attenuato nel settore elettrico, occorrerebbe valutare la coerenza con gli obiettivi climatici europei⁴.
5. Il nodo strutturale: livello o architettura?
In termini sistemici, la questione centrale è comprendere se l’intervento:
- riduca temporaneamente il prezzo,
- oppure modifichi stabilmente la modalità di internalizzazione del costo carbon.
Oggi il costo ETS è trasmesso implicitamente tramite il prezzo marginale.
La proposta italiana ne prevede una riallocazione esplicita e proporzionale.
La differenza non è meramente contabile.
È strutturale.
6. Conclusione: competitività e transizione non sono categorie antagoniste
Il dibattito non può essere ridotto a una contrapposizione tra tutela ambientale e competitività industriale.
Il punto è stabilire quale sia la modalità più efficiente di integrare il costo ambientale nel sistema produttivo senza amplificare instabilità e distorsioni.
La proposta italiana apre un confronto sul rapporto tra:
- mercato marginalista,
- segnale ETS,
- struttura industriale nazionale,
- integrazione europea.
Non si tratta soltanto di ridurre il prezzo dell’energia.
Si tratta di interrogarsi sull’architettura stessa della sua formazione.
Ed è su questo terreno che la discussione deve rimanere.
Note
- Direttiva 2003/87/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13 ottobre 2003, che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nell’Unione; modificata dalla Direttiva (UE) 2018/410 e dal pacchetto “Fit for 55”.
- Sul tema delle rendite inframarginali nel mercato elettrico europeo, cfr. ACER, “Final assessment of the EU wholesale electricity market design”, 2022.
- Regolamento (UE) 2019/943 sul mercato interno dell’energia elettrica; Direttiva (UE) 2019/944.
- Regolamento (UE) 2021/1119 (“European Climate Law”), che fissa l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050.

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