Dopo la fine della seconda guerra mondiale, i capi dei governi e degli stati si resero conto che la stessa fu provocata dagli ingenti danni di guerra causati dalla prima guerra mondiale. In generale erano tutti d0accordo che non si sarebbero dovute più verificare le situazioni di conflittualità.
Vi erano diversi problemi da risolvere.
1. L’oggetto del contendere: non “una moneta”, ma il comando del sistema
Quando nel 1944 si progetta Bretton Woods, la questione non è solo tecnica (“quale unità di conto?”), ma strutturale: chi fornirà al mondo la liquidità internazionale, con quali vincoli, e chi pagherà i costi degli squilibri. Il cuore del problema è ciò che più tardi verrà concettualizzato come dilemma di Triffin: se una valuta nazionale diventa riserva globale, il suo emittente è spinto a fornire al resto del mondo quella valuta (spesso attraverso deficit esterni persistenti), creando tensioni tra stabilità interna e ruolo internazionale.
Keynes lo capisce prima che diventi un teorema popolare: se la moneta-chiave è nazionale, il sistema tende a essere asimmetrico.
2. Il Bancor: l’idea di Keynes come architettura anti-squilibrio
Il Bancor non era pensato come banconota nelle tasche dei cittadini: era “moneta bancaria internazionale”, unità di conto per regolare i saldi tra Stati, gestita da una International Clearing Union (ICU). �
eLibrary IMF +1
2.1 Come funzionava l’International Clearing Union
L’ICU avrebbe funzionato come una “camera di compensazione” multilaterale: ogni Paese avrebbe avuto un conto in Bancor; gli squilibri commerciali si sarebbero accumulati come crediti (surplus) o debiti (deficit) su quel conto. �
JSTOR +1
2.2 Il punto scientificamente decisivo: l’aggiustamento simmetrico
Il meccanismo “keynesiano” non puniva solo i debitori; metteva pressione anche sui creditori. L’idea era imporre costi al surplus persistente (oltre soglie definite rispetto alla quota del Paese), così da spingere chi accumula crediti a spenderli/importare di più, investire all’estero, rivalutare, o comunque contribuire al riequilibrio. In sintesi: l’aggiustamento doveva essere simmetrico. �
World Bank +2
Questa è la differenza concettuale che conta: nel Bancor, il surplus non è “virtù”, è un problema macroeconomico se diventa cronico, perché sottrae domanda al resto del mondo.
3. Perché vinse il dollaro: la scienza dei rapporti di forza
Bretton Woods adottò invece un sistema centrato sul dollaro convertibile in oro (per governi e banche centrali), con cambi fissi (aggiustabili) delle altre valute contro il dollaro. �
federalreservehistory.org +1
La ragione non sta in una superiorità teorica del dollaro: sta nella posizione reale degli Stati Uniti nel 1944 e nel loro interesse strategico a non accettare un vincolo sul proprio eventuale surplus/ruolo. La Federal Reserve History descrive come il sistema operasse nella pratica: saldi regolati in dollari e convertibilità del dollaro in oro a un prezzo fissato (35$ l’oncia). �
federalreservehistory.org
Il Bancor era, in sostanza, una proposta di costituzionalismo monetario globale (regole che imbrigliano gli squilibri); il dollaro una proposta di ordine monetario basato su una potenza.
3.1 L’esito storico: il 1971 come prova empirica del limite
Quando la tensione tra emissione di dollari e vincolo aureo diventa insostenibile, gli USA sospendono la convertibilità: è il “Nixon shock” (15 agosto 1971), che rende Bretton Woods inoperante e apre alla fase fiat e ai cambi flessibili. �
federalreservehistory.org +2
Non è un dettaglio: è la manifestazione storica di un limite strutturale di un sistema in cui la valuta globale è nazionale.
4. BRICS: alternativa monetaria o infrastruttura di optionalità?
Nel dibattito contemporaneo i BRICS vengono spesso presentati come “anti-dollaro”. In realtà, empiricamente, la traiettoria più solida non è la creazione di una moneta unica (politicamente difficilissima), ma la costruzione di canali alternativi: commercio in valute locali, swap bilaterali, strumenti finanziari in moneta domestica e istituzioni come la New Development Bank (NDB) che aumentano operazioni e funding in valute locali.
Policy Center +2
Un esempio concreto: Reuters riporta piani NDB per emissioni in rupie (dopo raccolta in yuan e rand) e la quota rilevante di bond in valute locali, coerente con una strategia di finanziamento meno dollaro-centrica. �
Reuters
Questa è la chiave analitica: i BRICS oggi non stanno (ancora) creando un “Bancor”. Stanno creando ridondanza di rete: più canali di regolamento, più monete utilizzabili, più istituzioni che riducono la dipendenza da un unico nodo (il dollaro). È una logica ingegneristica prima che ideologica.
5. L’euro come “quasi Bancor”: moneta sovranazionale senza clearing union
L’euro è spesso frainteso: non è solo una valuta. È una moneta unica con banca centrale comune, dunque una costruzione sovranazionale reale. Ma non è un Bancor, perché manca il componente keynesiano cruciale: una clearing union con meccanismi che forzino l’aggiustamento dei surplus oltre che dei deficit.
La letteratura sulle disfunzioni di aggiustamento dell’Eurozona evidenzia una bias deflazionistica e l’assenza di un meccanismo pienamente funzionante di riassorbimento degli squilibri competitivi interni, proprio perché l’unione monetaria non è accompagnata da un’unione fiscale e da strumenti di trasferimento/assicurazione abbastanza robusti. �
leap.luiss.it +2
L’ECB stessa discute l’“incompletezza” della governance fiscale e il dibattito su una capacità fiscale centrale, segnalando che il problema non è solo politico ma di architettura macroeconomica. �
European Central Bank +1
Perché “quasi Bancor”?
Perché l’euro realizza la parte “moneta sovranazionale” (non di uno Stato), ma non realizza la parte “aggiustamento simmetrico degli squilibri”: nella pratica, l’onere di adattamento cade più facilmente sui Paesi in deficit (compressione di domanda, disinflazione, aggiustamenti competitivi), mentre i Paesi in surplus non sono automaticamente costretti a espandere domanda o trasferire risorse. �
leap.luiss.it +1
6. Se la valuta di riferimento cambiasse: dollaro → yuan (o altro)
Qui serve rigore: “cambiare valuta di riferimento” non è un interruttore. È una trasformazione che richiede mercati profondi, fiducia legale, convertibilità, infrastrutture di pagamento, e soprattutto una domanda globale di asset sicuri (safe assets). Quindi gli scenari sensati sono tre.
Scenario A — Sostituzione unipolare: lo yuan (o altra valuta nazionale) prende il posto del dollaro
Dal punto di vista sistemico questo non elimina l’asimmetria: la sposta. Il nuovo emittente acquisisce (in gradi diversi) il vantaggio di finanziarsi a costi inferiori e di esportare liquidità. Ma eredita anche il problema strutturale del ruolo di riserva: tensione fra obiettivi domestici e responsabilità globali (Triffin in un’altra lingua). �
Wikipedia
In altre parole: sarebbe un “dollaro con passaporto diverso”, non un Bancor.
Scenario B — Multipolarità: dollaro + euro + yuan (e forse altre valute) come riserve concorrenti
Questo è spesso il sentiero più plausibile: riduce il rischio di dipendere da una sola valuta, ma aumenta complessità e volatilità di composizione delle riserve e dei flussi (coperture, mismatch valutari, frammentazione). In compenso, indebolisce l’“egemonia assoluta” e rende più costoso usare la valuta come strumento politico.
È una forma di equilibrio instabile: più resilienza geopolitica, meno linearità finanziaria.
Scenario C — Unità “neutrale”: SDR potenziati o qualcosa di funzionalmente simile al Bancor
L’unico scenario che cambia davvero le regole è una unità sovranazionale (non nazionale), come i Diritti Speciali di Prelievo (SDR) del FMI, che però oggi sono un asset di riserva e unità di conto del sistema FMI, non moneta per privati, con valore basato su un paniere di cinque valute (USD, EUR, CNY, JPY, GBP). �
IMF +2
Gli SDR sono spesso indicati come “il più vicino” al Bancor mai creato, ma sono lontani dall’impianto keynesiano perché non costituiscono una clearing union con penalità simmetriche su surplus/deficit e perché la loro scala d’uso è limitata alle dinamiche istituzionali del FMI. �
7. La conclusione che resta in piedi (anche cambiando i nomi)
Il dibattito “dollaro vs yuan” è spesso una discussione sul colore della bandiera, non sulla struttura. Il nodo scientifico è questo:
una valuta nazionale come moneta del mondo produce un sistema tendenzialmente asimmetrico (privilegi e tensioni strutturali); �
Wikipedia
il Bancor era un tentativo di trasformare la moneta internazionale in una costituzione degli squilibri: nessuno può accumulare deficit o surplus senza costi. �
World Bank +1
i BRICS, finora, non costruiscono un Bancor: costruiscono vie alternative (valute locali, istituzioni e funding non-dollar-centrici); �
Reuters +2
l’euro è un “quasi Bancor” perché è sovranazionale ma privo dell’elemento chiave di Keynes: una clearing union che imponga aggiustamenti anche ai creditori, e una capacità fiscale/assicurativa coerente con una moneta unica
8. Il punto che spesso sfugge: il Bancor non era una moneta, ma una regola costituzionale
Nel dibattito pubblico contemporaneo, il Bancor viene spesso ridotto a una “moneta alternativa al dollaro”. Questa lettura è concettualmente errata. Il Bancor non nasce per sostituire una valuta con un’altra, ma per disinnescare il meccanismo perverso per cui l’equilibrio globale dipende dal comportamento discrezionale di uno Stato sovrano.
Keynes non propone una nuova egemonia, bensì una costituzionalizzazione della disciplina macroeconomica internazionale. Il Bancor è il veicolo contabile di una norma: nessun Paese, per quanto potente, può accumulare squilibri strutturali senza pagarne il costo.
Questo è il punto di frattura con ogni sistema basato su una valuta nazionale dominante.
9. Dollaro, yuan, euro: perché il problema non è “chi emette”, ma chi aggiusta
Il sistema dollaro-centrico ha mostrato una caratteristica costante:
i deficit sono patologizzati,
i surplus sono moralizzati.
Nel linguaggio politico ed economico dominante, il Paese in deficit è “irresponsabile”, quello in surplus è “virtuoso”. Keynes rovescia questa semantica: il surplus cronico è una forma di esternalizzazione negativa, perché sottrae domanda effettiva al sistema globale.
Cambiare valuta di riferimento senza cambiare questa logica produce solo una traslazione dell’asimmetria:
con il dollaro → privilegio USA
con lo yuan → privilegio cinese
con l’euro → privilegio dei Paesi strutturalmente competitivi
Il Bancor, invece, nega il concetto stesso di “Paese virtuoso per definizione”. La virtù è dinamica: dipende dal contributo all’equilibrio del sistema.
10. I BRICS come laboratorio incompleto: cooperazione senza costituzione
L’errore interpretativo più comune sui BRICS è considerarli un progetto monetario unitario. In realtà, i BRICS operano in una logica pre-costituzionale: costruiscono strumenti, non regole; infrastrutture, non vincoli.
Questo ha una razionalità politica precisa:
nessuno dei grandi membri (Cina in primis) ha interesse ad accettare sanzioni automatiche sul surplus;
nessuno vuole cedere sovranità fiscale o monetaria a un’autorità sovranazionale vincolante.
Da questo punto di vista, i BRICS non sono l’embrione di un Bancor, ma un tentativo di ridurre l’esposizione a un’unica valuta dominante mantenendo la piena discrezionalità nazionale.
È un progetto di de-egemonizzazione, non di neutralizzazione.
11. L’euro: il caso clinico di una moneta senza meccanismo di compensazione
L’euro rappresenta, dal punto di vista teorico, un esperimento unico: una moneta sovranazionale priva di uno Stato sovranazionale. È qui che emerge il suo carattere di “quasi Bancor”.
L’euro:
è non nazionale → come il Bancor
ha una banca centrale comune → come il Bancor
ma non dispone di una clearing union fiscale → contro il Bancor
Il risultato è un sistema in cui:
gli squilibri commerciali interni si accumulano,
i Paesi in deficit sono costretti ad aggiustamenti asimmetrici,
i Paesi in surplus non sono mai costretti a espandere domanda o trasferire risorse.
In altri termini:
l’euro ha adottato la moneta di Keynes senza adottarne la filosofia.
Questo spiega perché l’Eurozona sia strutturalmente fragile nonostante la solidità monetaria: manca il dispositivo che trasformi gli squilibri in responsabilità condivise.
12. Scenario futuro: verso cosa stiamo andando davvero
Dal punto di vista sistemico, il mondo non sta andando verso:
un nuovo dollaro,
né verso un nuovo Bancor “puro”.
Sta andando verso una ibridazione instabile:
più valute di riserva,
più accordi bilaterali,
più strumenti regionali,
meno centro, ma nessuna vera costituzione globale.
Questo riduce il potere egemonico, ma aumenta il rischio di frammentazione, perché senza una regola condivisa sugli aggiustamenti, ogni blocco tenderà a:
proteggere il proprio surplus,
esportare instabilità all’esterno,
usare la moneta come strumento geopolitico.
Il Bancor resta, paradossalmente, più attuale oggi di quanto lo fosse nel 1944, proprio perché il mondo è diventato multipolare senza diventare cooperativo.
13. Conclusione: il Bancor come criterio di giudizio, non come nostalgia
Il valore del Bancor oggi non è nella sua immediata realizzabilità, ma nella sua funzione analitica. È un criterio di giudizio:
ogni sistema monetario che non obbliga i surplus ad aggiustarsi è strutturalmente instabile;
ogni sistema basato su una valuta nazionale dominante produce inevitabilmente tensioni geopolitiche;
ogni unione monetaria senza compensazione fiscale genera divergenze cumulative.
In questo senso, il Bancor non è un progetto del passato, ma una teoria non realizzata del presente.

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