Nel dibattito sui dazi, sulle tensioni commerciali tra Unione Europea e Cina e sulle politiche industriali emergenti, l’Additive Manufacturing (AM) continua a occupare una posizione paradossale: strategica sul piano industriale, ma statisticamente invisibile.
Ed è proprio questa invisibilità a rendere estremamente complesso – se non impossibile – stimare con precisione il volume d’affari reale, l’esposizione commerciale e l’impatto delle politiche doganali sul settore.

Il problema non è di poco conto. L’AM viene costantemente citato nei documenti strategici europei come tecnologia abilitante per la manifattura avanzata, la transizione verde, la resilienza delle supply chain. Tuttavia, quando si passa dal piano narrativo a quello dei numeri, il sistema statistico si rivela inadeguato.


Il nodo centrale: l’AM non esiste (ancora) per le dogane

Il punto dirimente è uno solo: l’Additive Manufacturing non è una categoria doganale autonoma.

Nei sistemi di classificazione utilizzati per il commercio internazionale – HS (Harmonized System), CN (Combined Nomenclature) ed Eurostat Comext – l’AM viene frammentato in una molteplicità di voci:

  • macchinari generici per la lavorazione di plastica o metalli
  • componentistica elettronica e meccatronica
  • polveri metalliche e polimeri
  • resine chimiche
  • macchine di post-processing e trattamenti termici

Solo con l’aggiornamento HS 2022 è stato introdotto il codice HS 8485 – “Machines for additive manufacturing”, ma:

  1. non tutti i Paesi lo utilizzano in modo coerente,
  2. molti flussi continuano a essere classificati in codici precedenti,
  3. il codice copre solo le macchine, non materiali, componenti o servizi.

Risultato: non esiste un dato “certo” sul volume d’affari AM, né a livello UE, né UE-Cina, né globale.


I numeri ci sono, ma sono per “approssimazione”

Quando si prova a stimare l’esposizione dell’AM europeo verso la Cina, si è costretti a lavorare per proxy.

Alcuni riferimenti oggettivi:

  • Import UE dalla Cina (totale beni): circa €518 miliardi (Eurostat, 2023)
  • Import UE di macchinari ed apparecchiature (HS 84–85) dalla Cina: oltre €120 miliardi
  • Import UE di prodotti high-tech dalla Cina: circa €155 miliardi

(Fonti: Eurostat, Commissione Europea – DG Trade, Consiglio UE)

All’interno di questi aggregati l’AM è certamente presente, ma non isolabile.
Lo stesso vale per i materiali:

  • resine epossidiche (HS 390730), soggette a misure antidumping UE
  • polveri di titanio, alluminio e ferro
  • componenti elettronici e motion control

Tutti elementi fondamentali per l’AM, ma statisticamente indistinguibili da altri usi industriali.

Il risultato è una forchetta, non un dato.
Le stime più prudenti collocano il volume d’affari UE ← Cina afferente all’AM tra 2,5 e 4 miliardi di euro annui, ma non è un numero certificabile, solo una ricostruzione tecnica.


Perché questo è un problema serio (non solo accademico)

L’assenza di dati certi produce almeno quattro effetti critici:

  1. Policy industriale miope
    Non si può proteggere, incentivare o regolare ciò che non si riesce a misurare.
  2. Dazi e contromisure “cieche”
    Le misure UE colpiscono materiali o macchinari contigui, ma senza valutare l’impatto sistemico sull’ecosistema AM.
  3. Imprese senza benchmark
    Le aziende non hanno riferimenti chiari su esposizione, dipendenza, rischio paese.
  4. Perdita di credibilità strategica
    Definire l’AM “strategico” senza numeri solidi lo indebolisce nei tavoli decisionali.

Le soluzioni: cosa andrebbe fatto subito

Il problema è noto. Le soluzioni esistono. Manca la volontà di renderle operative.

Istituzione di un Centro Studi europeo sull’Additive Manufacturing

Un organismo tecnico-statistico (pubblico o pubblico-privato) con il compito di:

  • raccogliere dati industriali e commerciali AM
  • incrociare dogane, imprese, associazioni
  • produrre report periodici indipendenti

Modello: Eurostat + osservatorio settoriale.


Estensione e obbligatorietà del codice doganale AM

  • Rafforzare l’uso del codice HS 8485
  • Introdurre sottocodici per:
    • AM metallico
    • AM polimerico
    • macchine ibride
  • Estendere la classificazione anche a:
    • materiali AM certificati
    • sistemi di post-processing dedicati

Senza una codifica coerente, non esisterà mai una statistica affidabile.


Coinvolgimento diretto delle imprese

Attraverso:

  • dichiarazioni volontarie assistite
  • cluster tecnologici
  • associazioni di settore

L’industria sa perfettamente cos’è AM. Il problema è che non viene interrogata in modo strutturato.


Integrazione nei sistemi di monitoraggio UE-Cina

Ogni analisi sulle relazioni commerciali UE-Cina dovrebbe includere:

  • una sezione dedicata alle tecnologie manifatturiere avanzate
  • indicatori specifici su AM e digital manufacturing

Conclusione

L’Additive Manufacturing soffre oggi di un paradosso pericoloso:
è considerato strategico, ma trattato come invisibile.

Finché non sarà possibile evincere con chiarezza cosa rientra nell’AM, ogni dato resterà stimato, ogni impatto approssimato, ogni decisione parzialmente informata.

E in un contesto di crescente tensione commerciale globale, l’approssimazione non è più un lusso che l’industria europea può permettersi.


Fonti principali

  • Eurostat – International Trade Database (Comext)
  • Commissione Europea – DG Trade
  • Consiglio dell’Unione Europea – EU-China Trade Factsheets
  • WTO – Harmonized System 2022
  • OECD – Additive Manufacturing and Industrial Policy

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