Il dibattito sul debito pubblico italiano è spesso inquinato da confronti impropri: stock annuali messi accanto a flussi mensili, percentuali slegate dal periodo di riferimento, dati nominali usati come clava ideologica. Se si vuole capire davvero se la posizione fiscale dell’Italia stia migliorando o peggiorando, occorre un esercizio preliminare di igiene statistica: confrontare grandezze omogenee nello stesso arco temporale.
È ciò che facciamo qui, mettendo a confronto il secondo trimestre 2024 e il secondo trimestre 2025, utilizzando:
- lo stock di debito pubblico a fine periodo,
- il PIL nominale del trimestre,
- le entrate totali delle amministrazioni pubbliche, come proxy corretta delle entrate primarie.
Non un’operazione ideologica, ma un’analisi tecnica.
Il punto di partenza: i dati omogenei
Nel secondo trimestre 2024, l’Italia presentava:
- Debito pubblico pari a 2.948,5 miliardi di euro (stock a fine giugno),
- Entrate totali trimestrali pari a 248,2 miliardi,
- PIL nominale trimestrale stimabile in circa 543 miliardi.
Nel secondo trimestre 2025, la situazione evolve come segue:
- Debito pubblico salito a 3.070,7 miliardi di euro,
- Entrate trimestrali cresciute a 264,5 miliardi,
- PIL nominale trimestrale aumentato a circa 555,6 miliardi.
Già da questi numeri grezzi emerge una prima evidenza: tutte le grandezze crescono, ma non allo stesso ritmo.
Dinamiche a confronto: chi corre e chi arranca
Su base annua:
- il debito pubblico cresce di 122 miliardi, pari a +4,1%;
- il PIL nominale trimestrale cresce di circa +2,3%;
- le entrate pubbliche aumentano di +6,6%.
Questo scarto di velocità è il cuore del problema.
Il debito cresce più rapidamente della base economica, ma meno rapidamente della capacità fiscale dello Stato. È una differenza fondamentale, che spesso sfugge nel dibattito pubblico.
Il falso conforto del rapporto debito/PIL trimestrale
Se si costruisce un indicatore puramente omogeneo — stock di debito a fine periodo diviso per il PIL del trimestre — si ottiene un rapporto che peggiora:
- circa 543% nel II trim 2024,
- circa 553% nel II trim 2025.
Non è il rapporto debito/PIL “ufficiale” utilizzato dall’UE (che usa il PIL annuo), ma è utile per cogliere una dinamica: la crescita economica non è sufficiente a compensare l’aumento dello stock di debito.
Da questo punto di vista, la sostenibilità “economica” non migliora.
Dove sta allora il miglioramento? Nelle entrate
La vera novità emerge quando si mette in relazione il debito con le entrate.
Se annualizziamo le entrate trimestrali e calcoliamo quanti anni di entrate servirebbero, a parità di condizioni, per coprire l’intero debito, otteniamo un indicatore semplice ma rivelatore.
- II trim 2024: circa 2,97 anni di entrate
- II trim 2025: circa 2,90 anni di entrate
In altri termini, servono circa 10 mesi di entrate in meno per “coprire” il debito rispetto all’anno precedente.
È un miglioramento reale, ma va interpretato correttamente.
Un miglioramento che non nasce dalla crescita
Questo miglioramento non deriva dalla riduzione del debito, che continua a crescere in modo consistente.
Non deriva neppure da una forte accelerazione dell’economia reale.
Deriva invece da due fattori principali:
- Aumento delle entrate nominali, legato a pressione fiscale, inflazione e recupero di gettito;
- Tenuta del saldo primario, che consente allo Stato di finanziare parte della spesa senza nuovo debito netto al netto degli interessi.
In sintesi: lo Stato incassa di più, e questo migliora temporaneamente alcuni indicatori di sostenibilità, anche se il debito continua a salire.
La conclusione scomoda
Il quadro che emerge non è né catastrofico né rassicurante.
- Dal lato fiscale, la situazione appare sotto controllo: la capacità di prelievo cresce più rapidamente del debito.
- Dal lato economico, il problema resta intatto: il debito cresce più del PIL.
Questo significa che la sostenibilità attuale si regge sulle entrate, non sulla crescita.
È una base fragile: se la pressione fiscale smette di aumentare, o se l’economia rallenta, il miglioramento svanisce rapidamente.
Il debito italiano oggi non è fuori controllo, ma non è neppure risolto. È gestito, non ridotto.
E la differenza, nel medio periodo, è tutto.
Fonti
- Banca d’Italia, Debito delle Amministrazioni Pubbliche (dati mensili e trimestrali)
- ISTAT, Conti trimestrali delle Amministrazioni Pubbliche
- ISTAT / Eurostat, Notification of general government deficit and debt
- Eurostat, Government revenue statistics
- OECD, Revenue Statistics

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