C’è un paradosso che serpeggia nelle pieghe della politica italiana, e che vale la pena osservare con calma, come si fa con quelle crepe nel muro che all’inizio paiono dettagli insignificanti ma poi rivelano tutto il peso della casa che ci cade addosso.
Da una parte si racconta che le istituzioni intendono “favorire la libertà del cittadino”, “semplificare” e “togliere lacci e lacciuoli”. Dall’altra, mentre nessuno guarda, compaiono norme che introducono costi sull’uso del contante, cioè sull’unica forma di moneta che non richiede permessi, non necessita autorizzazioni, non passa da pulsanti di controllo, non lascia tracce e non appartiene a nessun intermediario.
È l’eterna storia: si dice una cosa, se ne fa un’altra.
L’emendamento alla legge di bilancio proposto dal partito Fratelli d’Italia (firma del sen. Matteo Gelmetti) che vorrebbe introdurre un bollo fisso di 500 euro sulle operazioni in contante tra 5.001 e 10.000 euro è il perfetto esempio di come la politica riesca a parlare una lingua mentre agisce in un’altra. Ufficialmente, è una misura “tecnica”, “di regolazione”, “di buon senso”. Ma basta grattare un millimetro la superficie per scoprire l’essenza: quella tassa è un disincentivo, una penalizzazione, un freno psicologico ed economico all’ultimo spazio di libertà rimasto nell’ecosistema monetario quotidiano.
È come dire: “Non vogliamo vietarti il contante.
Semplicemente, ti facciamo passare la voglia di usarlo.”
Ed è proprio qui che entra in scena Giacinto Auriti.
Auriti, la moneta-proprietà e l’esproprio silenzioso
Per Auriti la moneta non trae valore dallo Stato né dalla banca: lo trae dal popolo che la accetta. Gli Enti preposti hanno il potere di emettere, ma il valore — quello reale — lo dà la collettività. È il cittadino, accettando un simbolo, a trasformarlo in potere d’acquisto.
Auriti chiamava questa verità “la proprietà popolare della moneta”.
Ora, che cosa significa introdurre un costo sull’uso della moneta fisica?
Significa applicare un pedaggio all’esercizio di un diritto.
Significa colpire l’unico strumento monetario che, attualmente, più si avvicina alla logica auritiana, anche se la moneta non è ancora emessa per conto dei legittimi proprietari.
Al contrario, la moneta elettronica e digitale è:
- programmabile;
- condizionata;
- tracciata;
- revocabile;
- sottoposta a commissioni e costi di circuito;
- gestita da un intermediario (che può essere banca, circuito di pagamento o soggetto centralizzato).
Auriti lo definiva senza mezzi termini: esproprio del valore creato dal popolo.
Introdurre un bollo sul contante, quindi, non è una misura fiscale. È l’inizio di un demurrage di Stato, cioè un costo di utilizzo della moneta. Un concetto che esisteva già nelle sperimentazioni di alcune valute locali del Novecento, ma ora appare cucito addosso alla moneta elettronica e digitale moderna.
Per dirla in modo diretto:
se paghi per usare la moneta, quella moneta non è più tua.
Il video di Filini e la contraddizione interna
Ed è qui che sorge il paradosso politico più gustoso — o più amaro, dipende dal palato.
Il deputato Francesco Filini, qualche anno fa, pubblicò un video in cui spiegava con chiarezza quasi didattica come la moneta elettronica fosse soggetta a demurrage implicito:
- costi bancari,
- commissioni di circuito,
- svalutazione controllata,
- dipendenza totale dall’infrastruttura finanziaria.
Un video dal tono quasi auritiano, se vogliamo.
Un video che oggi, riletto alla luce dell’emendamento sul bollo, assume un’ironia involontaria: un esponente del partito denuncia il demurrage del digitale, mentre un altro presenta una norma che introduce il demurrage sul contante.
È come se dentro lo stesso partito convivessero due anime:
1. L’anima sovranista-monetaria
Quella che difende il contante come ultimo bastione di libertà individuale e monetaria, consapevole che la digitalizzazione totale del denaro apre la porta al controllo sociale del comportamento economico.
2. L’anima tecnocratica-fiscalista
Quella che vede ogni limite, ogni sanzione, ogni bollo come uno strumento di disciplina sociale, di “ordine”, di controllo, con un linguaggio che ricorda gli slogan delle grandi lobbies digitali e degli organismi sovranazionali.
Due anime che coesistono sotto la stessa bandiera, ma che vanno in direzioni opposte.
Finché non si decideranno, avremo una politica che dice: “Libertà di pagare come vuoi!”, ma che nel frattempo posiziona silenziosamente i paletti per impedirti di esercitarla.
Il rischio culturale: verso la moneta a permesso
La questione più grave non è economica, ma antropologica.
Una moneta che costa per essere usata non è più uno strumento neutrale:
diventa un mezzo a permesso, una concessione amministrativa, un lasciapassare.
È il modello che piace tanto al mondo delle CBDC, le monete digitali delle banche centrali: programmabili, modificabili, condizionabili.
Il contante, con tutti i suoi limiti, è l’unico freno naturale a questo modello.
Imporre un bollo significa rimuovere quel freno.
Auriti avrebbe detto che prevedere una norma (l’utilizzo del contante) e rendere la norma non attuabile (imporre un bollo) è un altro passo verso l’irrealizzabilità della piena attuazione della noma.
Un mondo in cui la libertà economica non è un diritto, ma una concessione.
Forse sarebbe il caso che proprio Francesco Filini, che in passato ha spiegato pubblicamente i rischi del demurrage digitale e la necessità di difendere la moneta come strumento libero, ricordasse ai firmatari dell’emendamento che introdurre un bollo sul contante significa realizzare esattamente ciò che lui stesso criticava.
Magari — per coerenza, più che per ideologia —
dovrebbe convincerli a cambiare idea.
Fonti (materiali pubblicamente consultabili)
- Video di Francesco Filini sul demurrage e la moneta elettronica (diffuso online sui suoi canali social e ripreso da diversi blog economici).
- Articoli su proposte ed emendamenti relativi al limite del contante e al “bollo” sulle transazioni in contanti pubblicati da:
- SkyTG24 – Economia https://tg24.sky.it/economia/2025/11/18/limite-pagamento-contanti-manovra-2026?utm_source=chatgpt.com
- Fanpage – Politica
- Quifinanza – Fisco e Tasse
- Fiscomania – Approfondimenti normativi
- Scritti e conferenze di Giacinto Auriti sulla proprietà popolare della moneta, in particolare:
- Il valore indotto della moneta
- La proprietà della moneta
- Interventi e lezioni presso Università di Teramo e il Simec
(Le fonti sono citate come riferimenti tematici e divulgativi, trattandosi di articolo d’opinione e non di ricerca accademica.)

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