In Italia le banconote da 200 e soprattutto da 500 euro sono circondate da una sorta di alone di sospetto. Capita spesso che agli sportelli — siano essi bancari o postali — qualcuno si senta dire: “Non possiamo accettarle” oppure “Non le trattiamo più”.
La domanda sorge spontanea: ma è davvero così?
E se non lo è, perché nella pratica sembrano così difficili da usare?

Come spesso accade, la realtà è meno rumorosa delle leggende metropolitane e molto più strutturata di un semplice “sì” o “no”. Vale la pena fare chiarezza, perché questa è una di quelle situazioni in cui la percezione comune finisce per distorcere ciò che la legge realmente dice.


Le banconote grandi: legali, valide e… ingombranti

Partiamo dall’unica certezza indiscutibile: le banconote da 200 e 500 euro sono perfettamente legali.
Non sono state ritirate, non sono state annullate, non hanno perso valore.

La Banca Centrale Europea ha smesso di emettere i tagli da 500 euro tra il 2019 e il 2020, ma non ha mai vietato il loro utilizzo. Lo stesso vale per la Banca d’Italia, che ribadisce espressamente che la banconota da 500 euro rimane a corso legale e può essere utilizzata per i pagamenti o depositata presso qualsiasi intermediario finanziario.

Insomma, la banconota viola non è un reperto storico: è denaro. Punto.


Il nodo reale: la normativa antiriciclaggio

Per capire perché le “grandi” incontrino così tanta diffidenza, bisogna spostare lo sguardo dalla banconota alla legge, più precisamente al D.Lgs. 231/2007 e al relativo Provvedimento della Banca d’Italia del 3 aprile 2013.

Qui nasce il nodo.
Questo provvedimento stabilisce che, per qualsiasi operazione (versamento, prelievo, pagamento allo sportello, cambio contanti) che preveda l’utilizzo di banconote da 200 o 500 euro per importi superiori a 2.500 euro, l’intermediario deve effettuare verifiche rafforzate.

Significa, in parole semplici:

  • l’operatore deve chiedere informazioni sulla provenienza del denaro;
  • può richiedere chiarimenti o documentazione;
  • deve valutare se l’operazione sia coerente con il profilo del cliente.

Se le risposte non convincono, la legge dà all’intermediario il diritto – e talvolta il dovere – di astenersi dall’eseguire l’operazione.

Non è un divieto sulle banconote:
è un obbligo di prudenza imposto agli operatori finanziari.


Poste Italiane: stessi obblighi, stessi vincoli

Poste Italiane, dal punto di vista normativo, non fa eccezione.
È equiparata a una banca per quanto riguarda gli obblighi antiriciclaggio e segue le medesime istruzioni della Banca d’Italia.

Questo significa che in tutta Italia, da Milano a Palermo passando per Pescara, l’ufficio postale:

  • può ricevere banconote da 200 o 500 euro;
  • deve applicare controlli se con quei tagli si superano i 2.500 euro;
  • può rifiutare l’operazione se non emergono motivazioni credibili o se non riesce a completare l’adeguata verifica richiesta dalla legge.

Quando un impiegato dice: “La legge ce lo vieta”, di solito sta semplificando eccessivamente.
Il problema non è la banconota in sé, ma il livello di responsabilità che scatta allo sportello nel momento in cui la banconota entra in gioco.


La verità operativa: tra regole e prassi quotidiana

Chi frequenta gli sportelli sa che la teoria non sempre coincide con la pratica.
Gli operatori, per tutelarsi, tendono spesso ad adottare un approccio “prudenziale”: rifiutare in anticipo quello che potrebbe comportare controlli complessi e responsabilità personali.

È una forma di autodifesa, non una prescrizione di legge.
Il risultato, per il cliente, è un diffuso convincimento che “la banconota da 500 sia vietata”.

Non è vero.
È solo onerosa da gestire per chi lavora allo sportello.


Il limite al contante: un’altra questione, da non confondere

C’è poi il tema del limite all’uso del contante, che è tutt’altra storia.
Nel 2025, in Italia, il limite è fissato a 5.000 euro per i trasferimenti tra soggetti diversi.

Ma attenzione:
questo limite riguarda qualsiasi taglio, non solo i 200 e i 500 euro.
Non ha nulla a che vedere con il sospetto verso le banconote di grosso taglio.


Chiariamo una volta per tutte

  1. Le banconote da 200 e 500 euro sono legali in tutta Italia.
  2. Non esiste una legge che vieta agli uffici postali di accettarle.
  3. Esiste invece una normativa che impone controlli molto più rigidi quando queste banconote vengono utilizzate oltre i 2.500 euro.
  4. Poste Italiane è obbligata a rispettare le stesse regole delle banche.
  5. Il rifiuto allo sportello non è un divieto di legge, ma una decisione prudenziale dell’operatore, permessa dal quadro normativo.

In sintesi: la banconota è valida, è la gestione a essere complessa.


Fonti

  • Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231 – Norme in materia di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.
  • Banca d’Italia, Provvedimento 3 aprile 2013 – Disposizioni attuative in materia di adeguata verifica della clientela.
  • Banca Centrale Europea (BCE) – Comunicazioni ufficiali sulla cessazione dell’emissione del taglio da 500 euro e sul mantenimento del corso legale.
  • Banca d’Italia – Chiarimenti sulle banconote da 500 euro e sul loro utilizzo come corso legale.
  • Normativa sul limite all’uso del contante – Art. 49 D.Lgs. 231/2007 e successive modifiche.

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