C’è una data che, per chi osserva il fintech italiano, segna una linea sottile tra fiducia e incertezza: 31 luglio 2025, giorno in cui Banca d’Italia ha sospeso Recrowd S.r.l., una delle principali piattaforme italiane di lending crowdfunding immobiliare, dal servizio di intermediazione nella concessione di prestiti.
Un provvedimento preso ai sensi dell’art. 30, par. 2, lett. h) del Regolamento (UE) 2020/1503 – la norma che disciplina l’attività dei fornitori europei di servizi di crowdfunding.
Da quel momento, le nuove campagne sono state congelate, mentre quelle già pubblicate hanno potuto proseguire regolarmente, garantendo la tutela degli investitori e dei proponenti.
(Fonte: Recrowd – FAQ ufficiali, agosto 2025)


Un piano di rimedio in cerca d’esito

Secondo quanto comunicato dalla stessa Recrowd, il piano di rimedio richiesto da Via Nazionale è stato inviato il 30 agosto 2025, con un termine di attuazione entro il 31 ottobre 2025.
La società ha dichiarato di aver intrapreso un percorso di revisione interna dei processi di governance, trasparenza e conformità regolamentare – le aree che, secondo le principali testate del settore come AziendaBanca, Re2Bit ed Euroconsumatori, sarebbero state al centro delle osservazioni della Vigilanza.
([Fonti: AziendaBanca.it, 1 agosto 2025 – Re2Bit, 2 agosto 2025 – Euroconsumatori, 3 agosto 2025])

Da allora, tuttavia, nessuna comunicazione ufficiale è stata diffusa da Banca d’Italia.
Neppure sul portale ESMA – dove è mantenuto l’elenco dei fornitori autorizzati di servizi di crowdfunding – compare alcun aggiornamento: Recrowd resta “in stato sospeso”, in attesa di una decisione definitiva.
([Fonti: Registro ESMA, consultazione novembre 2025 – Banca d’Italia, sezione Provvedimenti])


La finanza immobiliare e il tempo sospeso

È interessante notare che, nel frattempo, Recrowd ha deliberato due aumenti di capitale per oltre 2,3 milioni di euro complessivi, finalizzati alla ricostituzione del patrimonio netto e al rafforzamento delle risorse per la continuità aziendale.
(Fonte: Recrowd – Avvisi ai soci, 30 settembre 2025)

Un segnale evidente di volontà di tenere in piedi un progetto che, negli ultimi anni, aveva contribuito a democratizzare l’investimento immobiliare in Italia, con un modello di raccolta che aveva superato i 30 milioni di euro finanziati in progetti real estate.

Ma la vicenda Recrowd va oltre la singola piattaforma. È uno specchio della fragilità regolatoria del settore: una corsa all’autorizzazione europea in cui la velocità dell’innovazione si è spesso scontrata con la lentezza della supervisione.
Un equilibrio che oggi – dopo la sospensione – mostra quanto la compliance non sia solo un requisito, ma una condizione di esistenza per chi intermedia il risparmio pubblico.


Oltre la scadenza

Oggi, a pochi giorni dal termine del 31 ottobre, il silenzio istituzionale pesa come un punto sospeso.
Gli investitori attendono un segnale, i competitor osservano, e il mercato si interroga: il fintech italiano sta entrando nella sua seconda età regolatoria, dove la trasparenza e la sostenibilità organizzativa conteranno più della corsa alle raccolte.

Non è un caso se, nel linguaggio di Banca d’Italia, il termine più usato nei provvedimenti recenti è “adeguatezza”.
Adeguatezza dei processi, delle competenze, dei controlli.
È il vero discrimine tra innovazione e improvvisazione.

E Recrowd – nel bene o nel male – resterà il caso scuola di questa transizione.


Fonti:

  • Recrowd S.r.l. – FAQ “Domande sulla sospensione” (aggiornate agosto 2025)
  • Recrowd S.r.l. – Avvisi ai soci del 30 settembre 2025
  • Banca d’Italia – Comunicati e provvedimenti, luglio 2025
  • Registro ESMA – European Crowdfunding Service Providers (consultazione novembre 2025)
  • AziendaBanca.it, Euroconsumatori, Re2Bit (agosto 2025)

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