Negli ultimi giorni di settembre, una notizia ha attraversato i social e diversi canali di informazione alternativi: la Banca Centrale Europea avrebbe riacquistato titoli del debito pubblico tedesco e francese in misura superiore rispetto a quelli italiani.
La voce, rilanciata anche dal segretario politico Marco Rizzo in un post su Facebook, ha rapidamente alimentato un dibattito che, come spesso accade quando la materia è monetaria, rischia di scivolare su un terreno scivoloso tra ideologia e contabilità.

Per comprendere la fondatezza di questa affermazione, occorre partire dai dati ufficiali pubblicati dalla BCE. L’Eurotower diffonde mensilmente le tabelle relative ai propri programmi di acquisto di titoli pubblici e privati, tra i quali il Public Sector Purchase Programme (PSPP) — parte integrante dell’Asset Purchase Programme (APP).
Questi programmi hanno rappresentato, negli anni della crisi post-2008 e della pandemia, gli strumenti principali del Quantitative Easing: l’acquisto di titoli da parte della banca centrale con l’obiettivo di sostenere la liquidità e contenere i tassi d’interesse. Tuttavia, dal 2023 la BCE ha intrapreso il percorso inverso, quello del Quantitative Tightening (QT), cioè la riduzione graduale delle consistenze di titoli nel proprio bilancio per drenare liquidità e contrastare l’inflazione.

I dati veri: nessun riacquisto, ma riduzioni

Nella tabella ufficiale BCE – PSPP Holdings Breakdown by Jurisdiction, September 2025 – si leggono chiaramente i dati mensili degli “acquisti netti” (net purchases). A settembre, il segno davanti a questi valori è negativo per tutti i Paesi principali:

PaeseAcquisti netti settembre 2025 (mld €)Interpretazione
Germania−2,361Riduzione di titoli detenuti
Italia−2,250Riduzione di titoli detenuti
Francia−0,104Riduzione lieve, ma non incremento
Totale Area Euro−12,568Politica di QT in corso

Questi numeri parlano con una chiarezza che non ammette interpretazioni arbitrarie: nessun Paese ha ricevuto acquisti netti. Tutti hanno subito un calo delle consistenze di titoli detenuti dalla BCE, coerente con la strategia restrittiva in corso.
La differenza, semmai, è nella quantità relativa della riduzione: la Francia ha registrato una diminuzione più contenuta rispetto a Germania e Italia. Ma una riduzione più lieve non equivale a un riacquisto, così come un rallentamento nella vendita di un titolo non significa che lo si stia comprando.

Come nasce la narrazione del “favoritismo”

L’origine della notizia si può ricondurre a un’analisi pubblicata da Giuseppe Liturri, poi ripresa da testate come ByoBlu e diffusa sui social da vari commentatori politici. Liturri osservava che, tra giugno e settembre, la BCE avrebbe venduto più titoli tedeschi e italiani rispetto a quelli francesi, interpretando la differenza come un possibile segnale di “favoritismo” verso Parigi.
È una tesi suggestiva, perché si inserisce nel dibattito più ampio sul presunto dualismo dell’Eurozona: da un lato i Paesi “core”, con bilanci solidi e influenza politica preponderante; dall’altro i Paesi “periferici”, come Italia e Spagna, percepiti come più fragili.
Tuttavia, dal punto di vista tecnico, la BCE non può orientare in modo discrezionale gli acquisti per favorire uno Stato membro. Tutti i programmi di acquisto di titoli pubblici vengono infatti eseguiti secondo la cosiddetta “capital key”, la chiave di capitale che assegna a ciascun Paese una quota proporzionale al suo peso nel capitale della BCE.
Le variazioni temporanee tra Paesi possono avvenire, ma sono dovute a fattori di mercato: diverse scadenze dei titoli, variazioni di rendimento, differente disponibilità sul mercato secondario. Parlare di “favoritismo” senza tenere conto di questi elementi significa confondere una deviazione contabile temporanea con una scelta politica.

Il PEPP e la fine dei reinvestimenti

Altro punto chiave è il Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP), lo strumento introdotto durante la crisi pandemica per permettere reinvestimenti più flessibili, anche in deroga alla capital key, con l’obiettivo di evitare la frammentazione dei mercati obbligazionari.
Tale programma, però, ha cessato i reinvestimenti da gennaio 2025, come annunciato ufficialmente dalla BCE. Questo significa che a settembre 2025 non esisteva più alcun canale operativo attraverso cui l’istituto di Francoforte potesse acquistare selettivamente titoli di uno Stato membro. Anche il PEPP, dunque, non può essere invocato a sostegno della tesi del “riacquisto differenziato”.

La dimensione comunicativa del problema

Il nodo, tuttavia, non è solo tecnico ma culturale e comunicativo.
Nel dibattito pubblico, la finanza e la politica monetaria sono spesso trattate con categorie proprie della contrapposizione ideologica: il “Nord contro Sud”, “l’Europa dei banchieri contro i popoli”.
Eppure, come ricorda la stessa BCE nei propri Monetary Policy Accounts, la logica del QT risponde a parametri macroeconomici ben precisi — tassi, inflazione, spread — e non a convenienze politiche.
Quando la comunicazione pubblica ignora queste basi, si genera una distorsione del dibattito che rischia di minare la fiducia nelle istituzioni e di alimentare narrative polarizzanti.
È un rischio che, in un momento storico in cui la stabilità finanziaria europea dipende in larga parte dalla credibilità delle politiche monetarie, l’Italia non può permettersi.

Conclusione: dati, non percezioni

Alla luce delle fonti ufficiali, l’affermazione secondo cui “la BCE a settembre ha riacquistato più titoli di Germania e Francia che italiani” non corrisponde a verità.
La realtà contabile parla di vendite nette per tutti i Paesi e di una riduzione complessiva del portafoglio in linea con la politica di contenimento monetario.
L’unica differenza, marginale, è che la riduzione per la Francia è stata meno accentuata, un fatto che si spiega tecnicamente e non politicamente.

Nell’era della comunicazione istantanea, la sfida più grande è distinguere ciò che sembra plausibile da ciò che è effettivamente accaduto.
E, in economia come in democrazia, questa differenza non è mai un dettaglio.


Fonti

  • Banca Centrale Europea, PSPP holdings breakdown by jurisdiction – September 2025, ecb.europa.eu
  • BCE, Monetary Policy Accounts (2023-2025)
  • BCE, Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) Overview, ecb.europa.eu
  • Giuseppe Liturri, “La BCE riduce più Italia e Germania che Francia”, ByoBlu, 4 ottobre 2025
  • Post di Marco Rizzo su Facebook, 5 ottobre 2025, pagina ufficiale MarcoRizzo.Ufficiale

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