Il paradosso del FMI e la sostenibilità del modello economico globale
Il paradosso apparente
Nelle ultime ore, due documenti pubblicati dal Fondo Monetario Internazionale sembrano – almeno in apparenza – contraddirsi.
Il Fiscal Monitor e il Global Financial Stability Report di ottobre 2025 hanno lanciato un allarme chiaro: il debito pubblico mondiale potrebbe superare il 100 % del PIL globale entro il 2029, raggiungendo livelli comparabili solo a quelli del secondo dopoguerra.
Poche pagine dopo, però, il World Economic Outlook diffuso dallo stesso Fondo descrive un’economia globale sorprendentemente resiliente, con una crescita prevista del +3,2 % nel 2025 e del +3,1 % nel 2026.
La contraddizione è solo apparente.
Queste due tendenze – crescita e indebitamento – non si escludono, ma si alimentano reciprocamente.
Il mondo cresce perché si indebita, e si indebita perché il modello di sviluppo dominante richiede continua espansione della spesa pubblica e del credito privato.
In altri termini, la crescita è a debito, e il debito è la condizione stessa di quella crescita che oggi il FMI definisce “resiliente”.
La crescita finanziata, non prodotta
Il Fondo ammette che il sostegno alla domanda aggregata, dopo la pandemia e la crisi energetica, è derivato in larga parte da politiche fiscali espansive e programmi di spesa straordinari.
Gli Stati Uniti hanno mantenuto elevati disavanzi di bilancio attraverso sussidi industriali e crediti d’imposta per la transizione energetica; l’Unione Europea ha esteso la spesa pubblica per sostenere il Green Deal e i fondi del Next Generation EU.
“Public debt ratios are projected to rise steadily through the end of the decade, reflecting persistent fiscal deficits and higher interest rates.”
(IMF, Fiscal Monitor, October 2025, p. 5)
Questo significa che la crescita economica non nasce da un aumento della produttività o da innovazioni diffuse, ma da una spinta finanziaria.
Il risultato è un paradosso: il PIL cresce, ma cresce anche la vulnerabilità dei bilanci pubblici.
Il cuore del problema: il differenziale r – g
La sostenibilità del debito dipende da un equilibrio delicato: il rapporto tra il tasso d’interesse reale sul debito pubblico (r) e il tasso di crescita reale dell’economia (g).
Quando r < g, il debito tende a ridursi nel tempo; quando r > g, aumenta, anche in presenza di bilanci primari in pareggio.
Negli anni successivi alla crisi del 2008, la politica monetaria ultra-accomodante aveva mantenuto r ben al di sotto di g, permettendo ai governi di espandere la spesa senza compromettere la sostenibilità del debito.
Oggi, invece, il ritorno a tassi reali positivi ha invertito quella dinamica.
Il FMI, nel Global Financial Stability Report 2025, stima che in quasi tutte le principali economie avanzate r sia tornato superiore a g, e che il differenziale positivo tenderà a permanere per almeno due anni.
Tabella 1 – Differenziale medio r – g (tasso reale – crescita reale)
(stime FMI, ottobre 2025, valori in punti percentuali)
| Area economica | Tasso d’interesse reale medio (r) | Crescita reale del PIL (g) | Differenziale r – g | Tendenza 2026 |
|---|---|---|---|---|
| Stati Uniti | 3,4 % | 2,6 % | +0,8 pp | Stabile |
| Area Euro | 2,9 % | 1,7 % | +1,2 pp | In lieve calo |
| Giappone | 1,8 % | 1,5 % | +0,3 pp | Stabile |
| Cina | 2,5 % | 3,9 % | –1,4 pp | In calo (virtuoso) |
| India | 3,3 % | 5,7 % | –2,4 pp | Stabile |
| America Latina (media) | 5,0 % | 3,4 % | +1,6 pp | In aumento |
| Media globale | 3,2 % | 2,7 % | +0,5 pp | Stabile |
Fonte: elaborazione su dati FMI (Fiscal Monitor e GFSR, ottobre 2025)
Questa tabella fotografa con immediatezza la frattura tra le aree sviluppate e le economie emergenti.
I Paesi avanzati, pur crescendo moderatamente, devono sostenere tassi reali superiori alla crescita, e quindi vedono peggiorare i propri rapporti debito/PIL.
I Paesi emergenti, invece, mantengono g superiore a r, e riescono a stabilizzare o ridurre il debito in rapporto al PIL, sebbene a fronte di rischi valutari e di credito più elevati.
Il dilemma delle banche centrali
Il FMI non può più chiedere esplicitamente alle banche centrali di abbassare i tassi: dopo l’ondata inflazionistica del 2022–2023, l’indipendenza monetaria è tornata un dogma.
Tuttavia, il Fondo riconosce che una permanenza eccessiva di tassi reali elevati rischia di compromettere la stabilità del debito pubblico, soprattutto nei Paesi con forte esposizione a breve termine.
“Central banks should continue focusing on inflation anchoring, but must coordinate with fiscal authorities to ensure that debt dynamics remain sustainable as global real rates stay elevated.”
(IMF, Global Financial Stability Report, October 2025, p. 12)
Il messaggio è diplomatico ma chiaro: la politica monetaria dovrà tornare gradualmente accomodante, ma solo quando le aspettative inflazionistiche saranno stabilmente sotto controllo.
In altre parole, la discesa di r dovrà essere una conseguenza della stabilità, non un suo presupposto.
La sostenibilità nel medio periodo
La prospettiva delineata dal FMI è quella di un equilibrio “fragile ma gestibile”.
Nel breve termine, i governi dovranno consolidare i bilanci e selezionare la spesa pubblica, privilegiando investimenti produttivi rispetto a sussidi generalizzati.
Nel medio periodo, la riduzione graduale di r – favorita dal rallentamento dell’inflazione e da politiche fiscali più disciplinate – potrebbe ristabilire un differenziale neutro (r ≈ g), condizione necessaria per evitare nuove spirali di debito.
Il Fondo non parla più di “austerità”, ma di fiscal anchoring: un’ancora fiscale che consenta di riassorbire la spesa straordinaria accumulata negli ultimi anni senza bloccare la crescita.
Due verità, una sola dinamica
Alla fine, le due notizie del FMI – debito in aumento e crescita in miglioramento – non si contraddicono affatto.
Descrivono lo stesso fenomeno da due angolazioni diverse:
- il Fiscal Monitor fotografa l’accumulo della leva finanziaria necessaria a sostenere la domanda;
- il World Economic Outlook misura gli effetti transitori di quella stessa leva sul PIL.
La crescita di oggi è, dunque, il risultato del debito di ieri.
E il debito di domani sarà il prezzo della crescita di oggi.
L’economia mondiale cammina su un filo sottile: se i tassi reali restano troppo alti, il debito diventa insostenibile; se scendono troppo presto, l’inflazione può riaccendersi.
In mezzo a queste due tensioni, il FMI chiede equilibrio.
Ma la verità è che nessun equilibrio sarà stabile finché la crescita reale non tornerà a poggiare su basi produttive, e non solo finanziarie.
Fonti
- International Monetary Fund, Fiscal Monitor, October 2025.
- International Monetary Fund, Global Financial Stability Report, October 2025.
- International Monetary Fund, World Economic Outlook, October 2025.
- Reuters, “IMF sounds alarm about high global public debt, urges countries to build buffers”, 15 Oct 2025.
- The Guardian, “World economy resilient amid Trump tariffs but outlook looks ‘dim’, says IMF”, 14 Oct 2025.
- Reuters, “IMF lifts growth outlook as more benign tariffs offset trade tensions”, 14 Oct 2025.

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