C’è una forma di poesia nella materia: quella che non si corrompe, che conserva. Da secoli l’uomo cerca il modo di imprimere nella materia la propria memoria, prima sulla pietra, poi sulla carta, infine sul silicio. Ora il passo successivo potrebbe essere il vetro, un materiale apparentemente fragile ma, se purificato e inciso nel modo giusto, capace di attraversare millenni senza perdere ciò che contiene.

È questa l’idea dietro Project Silica, l’ambizioso programma di Microsoft Research che tenta di costruire una memoria digitale incisa nel quarzo. In laboratorio, il team guidato da Ant Rowstron e Richard Black fa ciò che sembrava fantascienza: utilizza laser a femtosecondi per scrivere in tre dimensioni all’interno di lastre di vetro microscopiche strutture ottiche (chiamate “voxels”) che rappresentano i bit.

Nel 2019 l’esperimento più celebre: Microsoft e Warner Bros incisero il film Superman (1978), 75,6 GB di dati, su una lastra di vetro da 75 mm di lato e 2 mm di spessore. Il film fu recuperato integralmente, anche dopo essere stato esposto a calore, acqua, smagnetizzazione e persino microonde — una prova simbolica ma straordinaria di resistenza (Microsoft News Center).

Oggi la capacità è salita a circa 7 terabyte sulla stessa superficie — un traguardo tecnico che non promette solo densità, ma soprattutto durata: teoricamente millenaria. Il vetro, a differenza di nastri magnetici e SSD, non si degrada, non necessita di energia e non teme il tempo.


Dai dischi ai cristalli: il confronto economico

Per capire dove può arrivare Project Silica occorre metterlo a confronto con le tecnologie esistenti, guardando ai costi stimati per terabyte e al valore di mercato dell’intero comparto dell’archiviazione “fredda”.

Oggi un nastro LTO-9 costa mediamente tra 5 e 6 dollari per TB (18 TB nativi, 45 TB compressi), ai quali si aggiunge il costo del lettore, delle librerie robotiche e della manutenzione periodica. Un disco HDD da archiviazione varia tra 15 e 25 $/TB, mentre gli SSD enterprise possono superare 100 $/TB.

Il Project Silica, non essendo ancora commercializzato, non ha un prezzo ufficiale, ma gli analisti e le simulazioni interne di settore stimano un costo complessivo che, una volta scalato industrialmente, potrebbe oscillare tra i 4 e i 50 $/TB, a seconda della maturità del processo produttivo e della velocità di scrittura.

Il valore minimo (4-10 $/TB) sarebbe possibile solo con produzioni di massa e ammortamento dei laser ultraveloci su milioni di terabyte scritti, mentre le prime implementazioni pilota resterebbero nel range più alto (30-50 $/TB), dove il costo della tecnologia ancora prevale sul materiale — il vetro in sé costa pochi centesimi, ma l’incisione ottica richiede macchinari da centinaia di migliaia di dollari.


Un investimento che si misura nel tempo, non nei secondi

La caratteristica principale di Project Silica è che si tratta di archiviazione fredda: i dati vengono scritti una sola volta e letti molte, ma non possono essere modificati. È una tecnologia “WORM” (write once, read many).

Questo la rende ideale per conservare archivi storici, patrimoni scientifici, dati legali o culturali — tutto ciò che non deve più cambiare, ma soltanto sopravvivere. A differenza di SSD e HDD, non consuma energia quando è inattiva. E rispetto ai nastri magnetici, non necessita di essere ricopiata ogni 10-30 anni.

Se si considerano anche i costi di migrazione, sostituzione e consumo elettrico delle soluzioni tradizionali, il TCO (totale costo di possesso) di Silica su un orizzonte di 50 anni potrebbe risultare competitivo anche con le opzioni più economiche, pur partendo da un investimento iniziale maggiore.

In altre parole, mentre un nastro costa poco ma va continuamente riscritto, il vetro costa di più all’inizio, ma una volta inciso non richiede più nulla. Si stimano – secondo analisi interne di Microsoft Research – risparmi operativi superiori al 90 % rispetto alle architetture magnetiche in un arco di tempo superiore ai 30 anni (microsoft.com).


Scenari di mercato e possibili valutazioni

Il mercato globale dell’archiviazione “fredda” – oggi dominato dai nastri LTO – è stimato in circa 5,7 miliardi di dollari nel 2024, con previsioni di crescita fino a quasi 10 miliardi nel 2029 (The Business Research Company).

Allargando lo sguardo al segmento “cold cloud storage”, i valori oscillano già tra 7 e 10 miliardi di dollari l’anno, con un tasso di crescita medio annuo (CAGR) stimato intorno al 16 %.

E qui iniziano gli scenari:

  • Nello scenario cauto, in cui Silica resti tecnologia di nicchia per archivi governativi o culturali, la sua quota di mercato potrebbe essere minima — tra l’1 e il 3 % – generando ricavi annuali compresi tra 100 e 300 milioni di dollari.
  • In uno scenario base, più realistico nel medio periodo (2030-2033), se Microsoft o i partner cloud riuscissero a conquistare tra il 5 e il 10 % del mercato globale, i ricavi potrebbero oscillare tra 0,5 e 1,5 miliardi l’anno, con margini operativi stimati tra il 30 e il 50 %.
  • In uno scenario aggressivo o “disruptivo”, nel quale l’archiviazione su vetro diventi standard de facto per la conservazione digitale a lungo termine, la penetrazione potrebbe spingersi dal 12 al 20 %, generando 1,5 – 6 miliardi di dollari annui con utili fino a 3-4 miliardi di dollari.

Su questa base, gli analisti finanziari stimano che il valore “implicito” di una business unit dedicata a Project Silica possa oscillare da un minimo di 1 miliardo a un massimo di 30 – 35 miliardi di dollari, a seconda dello scenario, dei multipli di utile e del grado di adozione.


Effetti sull’ecosistema dei titoli quotati

L’impatto di Silica non si limita a Microsoft.

Per Microsoft (MSFT), che oggi capitalizza oltre 3.000 miliardi di dollari, un contributo di 1-2 miliardi di utile netto annuale legato a un nuovo segmento tecnologico ad alto margine potrebbe non cambiare l’intero valore del titolo, ma rafforzerebbe la percezione del suo vantaggio competitivo nel cloud. In un contesto di mercati che premiano la sostenibilità, l’idea di un data center “eterno” e a consumo zero ha una forza simbolica enorme.

Al contrario, i produttori di nastri, dischi rigidi e supporti magnetici – come Seagate, Western Digital, IBM o HPE – potrebbero vedere nel lungo termine una compressione della domanda nei segmenti più lenti del mercato.
Già oggi queste aziende si muovono verso servizi cloud o tecnologie ibride per mitigare il rischio, ma un salto come quello del vetro ottico potrebbe accelerare una ristrutturazione del settore.

Benefici collaterali arriverebbero invece per i fornitori di ottica, laser ultraveloci e sistemi di automazione industriale, che potrebbero trovarsi al centro di una nuova catena del valore — un po’ come è accaduto per i produttori di semiconduttori all’avvento dell’intelligenza artificiale.


Una sfida tra materia e tempo

In definitiva, Project Silica rappresenta molto più di un’innovazione tecnica: è una sfida filosofica e industriale insieme.
Conservare per sempre ciò che oggi è volatile significa ridare alla memoria digitale una dimensione di eternità che il cloud, per sua natura effimera, aveva cancellato.

Le stime restano stime — si parla di 4 – 50 $/TB come costo possibile, di 1 – 30 miliardi di dollari come valore potenziale del mercato di riferimento, di margini dal 30 al 60 % per gli scenari più maturi. Ma dietro i numeri c’è una verità più ampia: la possibilità di consegnare alle generazioni future una memoria che non sbiadisce.

Se i laser di Microsoft manterranno la promessa, potremmo dire, parafrasando Nietzsche, che la tecnologia avrà trovato il modo di “scrivere nel vetro ciò che il tempo non osa cancellare”.


Fonti principali: Microsoft Research Project Silica (2023) – Microsoft.com; Microsoft News Center (2019); The Business Research Company – “Tape Storage Market Report 2024-2029”; Markets and Markets – “Cold Data Storage Forecast 2033”.

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