Quando si analizzano i dati del commercio estero, il rischio più grande è fermarsi alla lettura delle cifre e non cogliere i mutamenti di contesto che ne spiegano l’andamento. È quanto accade oggi osservando la traiettoria delle esportazioni italiane nel confronto tra luglio 2024 e luglio 2025: un anno che segna il passaggio dall’era “pre-dazi” all’entrata in vigore delle nuove barriere tariffarie volute dall’amministrazione statunitense.
I numeri: la crescita malgrado i primi dazi
A luglio 2025 l’Italia ha esportato beni e servizi per circa 61,6 miliardi di euro, contro i 57,4 miliardi di luglio 2024: una crescita del 7,3% su base annua .
La ripartizione geografica mostra differenze importanti:
- Unione Europea: da ~29,27 a ~30,67 miliardi di euro (+4,8%)
- Extra-UE: da ~28,14 a ~30,93 miliardi (+9,9%)
All’interno dell’extra-UE, gli Stati Uniti si confermano partner centrale: nel solo luglio, l’export italiano è salito da 5,76 miliardi di euro (2024) a 6,15 miliardi (2025), pari a un +6,8% . Un incremento che sorprende se rapportato al nuovo quadro tariffario.
La cronologia dei dazi: tra aprile e agosto 2025
Per comprendere il dato di luglio occorre guardare al calendario normativo statunitense:
- 5 aprile 2025: entrano in vigore le cosiddette reciprocal tariffs, un dazio di base del 10% applicato a quasi tutte le merci importate negli Stati Uniti .
- 9 aprile 2025: scattano le prime misure “country-specific” con tariffe differenziate per Paesi ritenuti responsabili di squilibri commerciali, tra cui l’Unione Europea .
- 1 agosto 2025: data spartiacque, quando sono diventate operative le tariffe più dure, fino al 30% su molte categorie di prodotti europei, inclusi quelli italiani .
Di conseguenza, il mese di luglio 2025 è un mese di transizione: i dazi base e alcune tariffe specifiche erano già attivi, ma il regime pieno — quello che davvero avrebbe potuto piegare le esportazioni — è scattato solo ad agosto.
Perché l’export regge (ancora)
Il fatto che l’export verso gli USA sia cresciuto anche a luglio 2025, nonostante la pressione tariffaria, può essere spiegato da due fattori principali:
- Elasticità della domanda: i beni italiani (vino, moda, farmaceutico, macchinari) hanno una sostituibilità molto bassa sul mercato americano. Anche con un incremento dei prezzi dovuto ai dazi, la domanda rimane elevata.
- Effetto anticipo e logistica: molte aziende hanno anticipato ordini e spedizioni a cavallo tra la primavera e l’estate 2025, consapevoli che da agosto sarebbero arrivate le tariffe più pesanti.
In altre parole, luglio mostra ancora un quadro “misto”: i dazi iniziali non hanno azzerato i flussi, e la resilienza italiana ha prevalso. Ma la vera verifica si avrà a partire dai dati di agosto e settembre.
Il surplus commerciale: numeri in consolidamento
Sul fronte dei saldi, il surplus commerciale italiano a luglio 2025 è stato di 7,9 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 6,8 miliardi di luglio 2024 .
La quota con l’UE è salita a 1,9 miliardi, mentre il saldo extra-UE resta predominante, attorno a 6 miliardi.
Ciò significa che oltre i tre quarti del surplus italiano dipendono dall’extra-UE: un dato che, se da un lato testimonia la capacità di proiettarsi oltre i confini comunitari, dall’altro aumenta la vulnerabilità rispetto a shock tariffari e geopolitici.
Attesa per i dati di agosto e settembre
La vera domanda oggi non è tanto come si sia chiuso luglio, ma come si chiuderanno i mesi successivi. Da agosto 2025 i dazi statunitensi sono entrati pienamente in vigore, e il confronto con agosto 2024 permetterà di misurare l’impatto reale. Lo stesso discorso vale per settembre.
Ci si attende che le tariffe del 30% possano pesare soprattutto sui settori più esposti (agroalimentare, moda, meccanica di fascia medio-alta). Tuttavia, resta da verificare se la combinazione tra brand appeal italiano e strategie di diversificazione dei mercati riuscirà a contenere le perdite.
Una prima conclusione
Il quadro che emerge da luglio 2025 è quello di un’Italia esportatrice resiliente ma esposta. Resiliente, perché anche in presenza dei dazi di base l’export non arretra, anzi cresce. Esposta, perché la concentrazione del surplus sull’extra-UE e sugli Stati Uniti rende strutturalmente fragile l’equilibrio commerciale.
In definitiva, luglio va letto come l’ultima “fotografia favorevole” prima dell’ingresso nel pieno regime tariffario. I prossimi dati — agosto su agosto, settembre su settembre — diranno se questa resilienza si trasformerà in tenuta o se, al contrario, i dazi mostreranno tutto il loro peso.

Lascia un commento