L’oro ha toccato un nuovo massimo storico, superando i 3.500 dollari per oncia nella seduta del 2 settembre 2025. Un livello mai raggiunto prima, che segna non solo un record tecnico di mercato, ma soprattutto un passaggio epocale nella percezione collettiva del metallo giallo come riserva di valore in un mondo che si muove tra tensioni geopolitiche e fragilità monetarie.

Se ripercorriamo la cronologia recente, notiamo come le tappe di questo rally siano tutte legate a momenti di crisi o di attesa di cambiamenti strutturali nella politica monetaria. Nel 2011, durante la crisi del debito sovrano in Europa e il downgrade del debito USA, l’oro raggiunse i 1.920 dollari/oz, allora un record assoluto. Nel 2020, con la pandemia di Covid-19, l’oncia varcò per la prima volta la soglia dei 2.000 dollari [GoldPrice.org, 2020]. Nel 2022, la guerra in Ucraina e l’inflazione globale spinsero nuovi picchi sopra i 2.070 dollari. Ma è tra il 2023 e il 2025 che la curva ha assunto un’inclinazione inedita, culminata nell’attuale corsa verso i 3.500 dollari [Reuters, 2/09/2025; AP News, 2/09/2025].


Le motivazioni della corsa

  1. Politica monetaria USA e tassi reali
    L’elemento forse più incisivo è l’attesa di un taglio dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve, percepito dai mercati come probabile già nel meeting del 17 settembre. Con tassi reali in discesa, l’oro diventa immediatamente più appetibile rispetto ad asset remunerativi. Reuters parla di una probabilità del 90% di taglio già prezzata dagli operatori [Reuters, 2/09/2025].
  2. Debolezza del dollaro
    Il calo del biglietto verde rende l’oro meno costoso per acquirenti internazionali e agisce come catalizzatore ulteriore. L’AP evidenzia come la discesa dell’indice del dollaro abbia accompagnato il rally di queste settimane [AP News, 2/09/2025].
  3. Domanda istituzionale e banche centrali
    I dati del World Gold Council testimoniano una crescita impressionante delle riserve ufficiali: nel 2022 furono acquistate oltre 1.082 tonnellate, massimo assoluto dal 1950, e nel 2023 altre 1.037 tonnellate, seconda cifra più alta mai registrata [WGC, 2023]. Questo trend è continuato anche nel 2024 e nel 2025, alimentando la scarsità percepita e il sostegno strutturale ai prezzi.
  4. Geopolitica e incertezza globale
    A differenza di altri asset, l’oro trae vantaggio dai conflitti e dalle crisi. Gli eventi bellici in Medio Oriente nel 2024, la stagnazione europea, e ora le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Asia hanno costruito un contesto in cui il metallo diventa rifugio obbligato. Il Financial Times sottolinea come la domanda di oro sia cresciuta parallelamente all’aumento dei premi sul rischio obbligazionario [FT, 2/09/2025].

L’oro in termini reali: un confronto con il 2011

La valutazione nominale dell’oro può essere fuorviante se non depurata dall’inflazione. Rapportando i prezzi degli ultimi anni al potere d’acquisto del 2011, il quadro cambia radicalmente:

  • 2011: $1.920 nominali = $1.920 reali (anno base).
  • 2020: $2.036 nominali = $1.770 reali → sotto il livello del 2011.
  • 2023: $2.135 nominali = $1.574 reali → anch’esso inferiore al 2011.
  • 2025: $3.500 nominali = $2.437 reali → primo vero record anche in termini di potere d’acquisto.

In altri termini, i massimi del 2020 e del 2023, pur eclatanti sui tabelloni, non superarono il record del 2011 in termini reali. È solo nel 2025 che l’oro ha rotto definitivamente ogni barriera storica, sia nominale sia reale.

Questo dato è cruciale: segnala che l’attuale valutazione non è un’illusione da inflazione cumulata, ma un autentico salto di fiducia (o meglio, di sfiducia verso il sistema monetario fiat) che si riflette in un prezzo reale senza precedenti.


Prospettive

Le proiezioni divergono. JP Morgan prevede che l’oro possa superare i 4.000 dollari/oz entro il secondo trimestre del 2026, con un target medio di 3.675 dollari a fine 2025 [Reuters, aprile 2025]. Più cauta Citi, che stima un ritorno sotto i 3.000 dollari entro l’inizio del 2026, in caso di miglioramento delle prospettive macro globali [Reuters, giugno 2025].

La verità, probabilmente, è che l’oro resterà volatile ma sostenuto finché il contesto di tassi, dollaro debole e tensioni geopolitiche continuerà ad alimentare la percezione che il denaro fiat sia un costrutto reversibile e fragile.


Conclusioni

L’oro a 3.500 dollari è un segnale. Non solo un record di mercato, ma un sintomo di instabilità sistemica. La moneta fiat mostra le sue crepe; le banche centrali, pur dichiarandosi ancorate a politiche di controllo inflattivo, continuano a comprare oro come garanzia implicita. È il ritorno, sotto altre forme, di un’idea antica: che solo il metallo fisico possa resistere al logorio delle crisi e delle guerre valutarie.

L’integrazione dei dati reali rende chiaro che il 2025 non è un replay del 2011 o del 2020: è un passaggio inedito, in cui il metallo giallo segna un primato anche in termini di potere d’acquisto reale. Una svolta che lascia intravedere quanto profonda sia oggi la sfiducia verso il sistema finanziario globale.


Fonti

  • Reuters, Gold rushes to record high above $3,500/oz on US rate cut expectations, 2 settembre 2025
  • Associated Press (AP News), World shares slip and gold sets a fresh record high, 2 settembre 2025
  • Financial Times, Gold price vaults past $3,500 to new record, 2 settembre 2025
  • World Gold Council, Gold Demand Trends 2022–2023
  • Bureau of Labor Statistics (BLS), Consumer Price Index (CPI-U), serie storiche 2011–2025
  • Reuters, JP Morgan see gold crossing $4,000 by Q2 2026, aprile 2025
  • Reuters, Citi sees gold below $3,000 after Q3 2025, giugno 2025

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