Introduzione
In Italia il tema della qualità della produzione normativa è da anni al centro di un dibattito che, purtroppo, raramente si traduce in riforme strutturali. Non si tratta di un mero tecnicismo da addetti ai lavori: le leggi mal concepite hanno effetti concreti sull’economia reale, frenano gli investimenti, generano contenziosi e scoraggiano gli operatori. Secondo stime ricorrenti di Corte dei Conti, Cnel e di vari osservatori indipendenti, il costo annuo della cattiva legislazione raggiunge i 110 miliardi di euro, pari a oltre il 5% del PIL italiano. Una cifra enorme, che vale quanto un’intera legge di bilancio.
Il nodo della iper-produzione normativa
L’Italia è uno dei Paesi con il maggior numero di leggi in vigore: il Cnel ha censito più di 160.000 norme attive, tra livello statale, regionale e locale, a fronte di circa 6.000 norme vigenti in Germania. Questa iper-produzione normativa genera un quadro confuso, in cui il diritto diventa materia di interpretazione anziché di certezza. Non è un caso se la Banca Mondiale, nel rapporto Doing Business 2020, collocava l’Italia al 58° posto per competitività, proprio a causa della burocrazia e della lentezza della giustizia.
Cinque casi emblematici
1. Superbonus 110% (2020-2023)
Nato con il DL Rilancio del 2020 per rilanciare l’edilizia e favorire l’efficientamento energetico, il Superbonus è stato modificato più di 40 volte in tre anni. La continua incertezza sulla cessione del credito e sullo sconto in fattura ha bloccato migliaia di cantieri e congelato miliardi nei bilanci delle banche. Le stime parlano di un costo indiretto tra 10 e 15 miliardi di euro annui (Corte dei Conti, 2023).
2. Codice degli Appalti (2006-2023)
Dal D.Lgs. 163/2006 al nuovo Codice del 2023, gli appalti pubblici hanno subito una stratificazione di norme, deroghe e commissariamenti. Il risultato è stato un freno all’attuazione delle opere pubbliche, con perdita di fondi europei e aumento del contenzioso. La Corte dei Conti stima danni economici tra 20 e 25 miliardi di euro l’anno, dovuti soprattutto ai ritardi nei cantieri e alla burocrazia.
3. Legge Fornero (2012)
La riforma delle pensioni del 2012 ha avuto l’effetto immediato di ridurre la spesa previdenziale, ma il testo, poco chiaro e scarsamente coordinato con altre norme, ha generato il fenomeno degli “esodati”, ossia lavoratori rimasti senza stipendio né pensione. L’ondata di ricorsi giudiziari e le successive misure correttive hanno avuto un costo stimato tra i 5 e 7 miliardi di euro annui (ISTAT, Relazioni annuali sul welfare).
4. Tributi locali: IMU, TASI, IUC (2011-2014)
Nel giro di pochi anni il sistema di tassazione immobiliare è stato radicalmente modificato. Dall’IMU introdotta nel 2011 si è passati alla TASI e poi alla IUC, con aliquote differenti da Comune a Comune e una giungla normativa difficile da interpretare per i contribuenti. La conseguenza è stata un aumento dei ricorsi tributari e una perdita stimata di gettito pari a 4-5 miliardi di euro annui (MEF, Relazioni su federalismo fiscale).
5. Normativa ambientale e VIA (1990-2020)
La Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) è fondamentale per progetti infrastrutturali e industriali, ma in Italia soffre di una frammentazione legislativa tra Stato, Regioni e UE. Questo porta a iter autorizzativi lunghi e incerti, che spesso scoraggiano gli investimenti green e industriali. Il costo economico stimato varia tra 15 e 20 miliardi di euro annui (Banca d’Italia, Relazione annuale 2021).
Un costo che frena la crescita
Sommando questi esempi, si arriva a un quadro chiaro: la cattiva legislazione non è un’eccezione, ma un elemento strutturale del sistema italiano. Le leggi scritte male generano:
- contenzioso giudiziario (che appesantisce i tribunali e scoraggia gli operatori),
- incertezza negli investimenti (imprese e famiglie non sanno quali regole varranno domani),
- costi aggiuntivi per la burocrazia,
- fuga di capitali esteri per scarsa attrattività del Paese.
Possibili soluzioni
Gli esperti indicano tre direttrici di riforma:
- Leggi più chiare e stabili, evitando la tecnica dei rinvii a commi e sottocommi.
- Codificazione settoriale, con testi unici realmente esaustivi.
- Valutazione di impatto normativo (VIN) obbligatoria, sul modello francese e britannico, per stimare ex ante gli effetti economici delle leggi.
- Digitalizzazione normativa, con strumenti di lettura semplificata e comparazione automatica dei testi.
Conclusione
Il problema delle leggi scritte male non è solo una questione di forma, ma rappresenta un freno strutturale alla crescita economica. I 110 miliardi di euro che ogni anno si perdono tra ritardi, contenziosi e inefficienze valgono quanto una manovra economica. Una riforma della qualità normativa potrebbe liberare risorse immense per il Paese, restituendo fiducia a cittadini e imprese. In un’Italia che punta a tornare competitiva in Europa e nel mondo, la chiarezza delle regole diventa essa stessa una politica industriale.
Fonti
- Cnel – Archivio normativa italiana (censimento norme vigenti).
- Corte dei Conti – Relazioni annuali su finanza pubblica (2021-2023).
- Banca d’Italia – Relazione annuale 2021.
- ISTAT – Rapporto annuale su welfare e sistema pensionistico.
- MEF – Relazioni sul federalismo fiscale (2014-2018).
- World Bank – Doing Business Report 2020.

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