Negli ultimi anni l’economia cinese ha mostrato un andamento apparentemente paradossale: da un lato, una crescita ancora superiore a quella delle principali economie occidentali; dall’altro, un aumento strutturale del deficit e del debito pubblico che segnala fragilità profonde. Il 2025 rappresenta un punto di svolta: Pechino ha registrato nei primi sette mesi un disavanzo fiscale di 5,6 trilioni di yuan (oltre 770 miliardi di dollari), il più alto da decenni e superiore del 49% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (BloombergLaw, 2025).
Questo dato pone un interrogativo centrale: come finanzia la Cina questo deficit record? E soprattutto: perché, a differenza degli Stati Uniti o dell’Europa, gli investitori esteri detengono solo il 2–3% del debito sovrano cinese?
Le cause del deficit: un bilancio espansivo per evitare il rallentamento
La prima risposta riguarda la natura della spesa. Il bilancio del 2025 è stato deliberatamente espansivo, con un rapporto deficit/PIL fissato al 4% — il più elevato da decenni (Reuters, 2025). L’obiettivo del governo di Li Qiang è sostenere una crescita attesa “intorno al 5%”, in un contesto segnato da dazi americani, crisi immobiliare e consumi interni fiacchi.
Le aree di spesa prioritarie sono state molteplici:
- Infrastrutture e digitalizzazione: ferrovie, autostrade, reti 5G, data center, semiconduttori e intelligenza artificiale.
- Sostegno ai consumi interni: sussidi e incentivi per famiglie e PMI, programmi di sostituzione di auto ed elettrodomestici.
- Mercato immobiliare: salvataggi dei progetti edilizi incompiuti, housing sociale, sostegno ai governi locali.
- Transizione energetica: investimenti in solare, eolico, idrogeno verde e veicoli elettrici.
- Difesa e sicurezza: un aumento del 7,2% delle spese militari, in linea con la strategia di Xi Jinping di rafforzare la potenza militare entro il 2035 (AP, 2025).
- Trasferimenti ai governi locali e stabilizzazione del sistema bancario regionale.
È evidente, dunque, che la Cina non stia solo reagendo a emergenze congiunturali, ma stia anche utilizzando il deficit come strumento di trasformazione economica e sociale.
Copertura del deficit: niente tasse, ma bond a raffica
Il passo successivo è capire come Pechino ha finanziato questo squilibrio di bilancio. Qui emerge un tratto tipico della politica economica cinese: nessun aumento della pressione fiscale. Anzi, in alcuni settori (PMI tecnologiche, famiglie a basso reddito) sono stati introdotti sconti e agevolazioni.
Il grosso della copertura è arrivato dal mercato obbligazionario:
- Special Treasury Bonds: emissioni straordinarie ultra-lunghe, pari a 3 trilioni di yuan nel 2025, triplo rispetto all’anno precedente (Reuters, 2025).
- Local Government Bonds: titoli emessi dalle province e dai municipi, spesso con la garanzia implicita del governo centrale.
- Emissioni in valuta estera: ancora limitate, ma in crescita, per attrarre capitali internazionali.
In sintesi: Pechino ha scelto il debito, non le tasse, per finanziare la spesa.
Chi compra i bond cinesi?
Qui emerge il cuore della questione. A differenza degli USA, che vendono i Treasury al mondo intero, o dell’UE, che ha una base ampia di investitori esteri, la Cina colloca i suoi titoli quasi interamente all’interno del sistema nazionale.
Le stime per il 2025 mostrano una distribuzione del genere:
- Banche statali: 60–65% delle nuove emissioni.
- Compagnie assicurative e fondi pensione domestici: 15–20%.
- Banca Popolare Cinese (PBoC): 10–15%, tramite operazioni indirette di liquidità.
- Investitori esteri: appena 2–3% (PBoC, 2025).
- Altri (governi locali, fondi sovrani cinesi): 3–5%.
È un circolo chiuso: il debito è detenuto principalmente da soggetti controllati dallo Stato, in una logica di “nazionalizzazione finanziaria” che riduce il rischio di fuga di capitali, ma limita la liquidità e la reputazione internazionale del mercato.
Perché gli stranieri comprano così poco?
Il fatto che gli investitori esteri detengano solo una quota marginale del debito cinese non dipende solo da sfiducia. È piuttosto l’esito di una combinazione di fattori:
- Controlli sui capitali: lo yuan non è liberamente convertibile, e i margini di fluttuazione del cambio sono decisi quotidianamente dalla PBoC. Questo scoraggia chi teme di non poter rimpatriare agevolmente i capitali.
- Trasparenza limitata: i conti pubblici non sono pienamente comparabili con quelli occidentali; il debito “nascosto” dei governi locali è una variabile non quantificabile con precisione (FT, 2025).
- Rischio geopolitico: dazi USA, tensioni su Taiwan, minaccia di sanzioni reciproche rendono i bond cinesi strumenti politicamente sensibili.
- Scelta strategica di Pechino: la leadership cinese vuole mantenere il debito “in casa”, riducendo la dipendenza dai mercati globali, come già accade in Giappone.
- Liquidità ridotta: sebbene il mercato obbligazionario cinese sia il secondo al mondo per dimensioni, resta poco accessibile e burocratico per gli stranieri.
Confronto internazionale: Cina come Giappone, non come USA
Mentre gli Stati Uniti finanziano il proprio debito per circa il 30% con investitori esteri (Giappone e Cina in primis), e i Paesi europei oscillano intorno al 25%, la Cina segue un modello più vicino al Giappone: oltre il 90% del debito giapponese è detenuto da banche, assicurazioni e investitori domestici.
La Cina sembra aver scelto la stessa strada: un debito a trazione interna, controllato dal Partito-Stato, che limita la dipendenza da capitali esteri e riduce la vulnerabilità a pressioni geopolitiche.
Conclusioni: un debito sicuro o un vincolo futuro?
L’apparente solidità del sistema — debito “in casa”, copertura garantita dalle banche statali, controllo centralizzato — nasconde però una contraddizione. Se il debito resta interno, Pechino è meno esposta agli umori dei mercati globali; ma allo stesso tempo riduce la possibilità di internazionalizzare lo yuan e di accreditarsi come vera alternativa al dollaro.
Il futuro del debito cinese dipenderà dunque da un equilibrio delicato: da un lato, la necessità di sostenere la crescita con deficit espansivi; dall’altro, la sfida di costruire un mercato obbligazionario credibile e aperto al mondo. Per ora, la Cina preferisce la sicurezza del controllo interno al rischio della piena apertura. Ma questa scelta, se protratta troppo a lungo, potrebbe limitare l’ambizione di Pechino di trasformare lo yuan in una valuta globale.
Fonti:
- BloombergLaw, China Ratchets Up Budget Spending at Fastest Pace Since 2022, 2025.
- Reuters, China to continue stimulating consumption, premier says, 2025.
- Reuters, China will sharply increase funding treasury bonds spur growth 2025, 2025.
- Financial Times, China sets growth target around 5% despite threat from US tariffs, 2025.
- AP News, Sustaining economic growth and other takeaways from the start of China’s legislative session, 2025.
- People’s Bank of China, dati sul mercato obbligazionario, 2025.
- BIS (Bank for International Settlements), Chinese bond market statistics, 2025.

Lascia un commento