Quando si parla di spread tra titoli di Stato, si tende spesso a osservare il dato in modo isolato, come se fosse un’entità statica. In realtà, lo spread è il risultato di un confronto dinamico: se i rendimenti italiani scendono o quelli tedeschi salgono, il differenziale Italia–Germania si riduce, ma le implicazioni economiche e politiche sono radicalmente diverse. Per questo, quando varia un differenziale, occorre capire da dove parte il moto: se dal miglioramento di un Paese o dal peggioramento dell’altro.


Lo stato dell’arte: i dati di Italia, Francia e Germania

Per comprendere l’attuale configurazione, abbiamo considerato tre coppie di differenziali sui titoli di Stato decennali:

  • Italia–Germania (IT–DE)
  • Francia–Germania (FR–DE)
  • Italia–Francia (IT–FR)

L’analisi è stata condotta su dati mensili (agosto 2024 – giugno 2025, fonti FRED e OECD) e su dati giornalieri recenti (15 agosto 2025, Investing.com).

I valori mostrano un quadro chiaro:

  • IT–DE: da 147 bps (ago 2024) a 98 bps (giu 2025) e 84 bps (15 ago 2025).
  • FR–DE: stabile, da 73 bps (ago 2024) a 72 bps (giu 2025) e 69 bps (ago 2025).
  • IT–FR: in forte compressione, da 74 bps (ago 2024) a 26 bps (giu 2025) e 15 bps (ago 2025).

La scomposizione: chi guida il cambiamento?

Grazie all’identità contabile dello spread: IT–DE=FR–DE+IT–FR,\text{IT–DE} = \text{FR–DE} + \text{IT–FR},IT–DE=FR–DE+IT–FR,

si può scomporre la variazione Italia–Germania nei suoi due contributi fondamentali.

  • Da agosto 2024 a giugno 2025, la riduzione dello spread IT–DE (–49 bps) è spiegata per il 97,7% da Italia–Francia e solo per il 2,3% da Francia–Germania.
  • Da agosto 2024 a metà agosto 2025, la riduzione IT–DE (–63 bps) deriva per il 93% da Italia–Francia e appena per il 7% da Francia–Germania.

In altre parole: il movimento parte dall’Italia, che migliora rispetto alla Francia, mentre quest’ultima resta sostanzialmente ferma rispetto alla Germania.


Interpretazione economica: Italia migliora, Francia ristagna

L’analisi dei numeri conferma ciò che le cronache economiche hanno sottolineato negli ultimi mesi:

  • Italia: ha guadagnato credibilità sui mercati. La stabilità politica, l’impegno a ridurre il deficit verso il 3% del PIL e i miglioramenti prospettici del merito creditizio hanno rafforzato la fiducia degli investitori. Le agenzie di rating hanno rivisto in positivo le prospettive, e i rendimenti italiani hanno beneficiato di un premio al rischio minore.
  • Francia: ha visto crescere le incertezze politiche, con difficoltà nel definire la manovra 2026 e un deficit pubblico persistentemente elevato. Tuttavia, i suoi titoli non hanno ancora subito un tracollo rispetto al Bund: lo spread FR–DE resta stabile. È dunque l’Italia a ridurre la distanza, non la Francia a precipitare verso il basso.
  • Germania: resta il benchmark di riferimento, con un rendimento in lieve crescita (da 2,2% ad agosto 2024 a 2,8% nell’agosto 2025), ma senza variazioni tali da alterare in maniera significativa i rapporti di forza.

Una lezione metodologica

Questa analisi ci offre una lezione fondamentale: non basta guardare lo spread, bisogna guardare da dove nasce la variazione.

  • Se lo spread IT–DE si riduce perché l’Italia migliora (come in questo caso), significa che i mercati premiano il Paese e che la convergenza è sana.
  • Se invece lo spread si riducesse solo perché peggiora la Germania, il significato sarebbe ben diverso: non un successo dell’Italia, ma un deterioramento del punto di riferimento.
  • Lo stesso vale per il confronto con la Francia: oggi l’Italia guadagna posizioni, ma se domani fosse la Francia a perdere credibilità, il differenziale si muoverebbe ugualmente, con un segnale opposto.

La capacità di distinguere i movimenti attivi (miglioramento di un Paese) dai movimenti passivi (peggioramento dell’altro) è decisiva per interpretare in modo corretto lo stato dei mercati e non farsi fuorviare dai soli numeri.


Conclusioni

Lo spread Italia–Germania, oggi a livelli minimi da un decennio, è frutto di un movimento che va interpretato in chiave trilaterale: Italia, Francia e Germania.

  • Italia–Germania si riduce sensibilmente, non perché la Germania perda solidità, ma perché l’Italia accorcia la distanza.
  • Francia–Germania resta invariato: Parigi non migliora, ma nemmeno arretra significativamente.
  • Italia–Francia converge in maniera impressionante, segnalando che l’Italia non è più percepita come l’anello debole dell’Eurozona.

Il punto cruciale è che l’Italia non guadagna terreno soltanto perché la Francia “va male”: lo guadagna perché i suoi titoli migliorano in valore relativo. La convergenza avviene su due fronti: verso la Francia, che rimane ferma, e verso la Germania, che resta il benchmark.

Questo quadro a tre dimensioni mostra che l’Italia non è premiata soltanto dal confronto con una Francia in difficoltà, ma da un miglioramento effettivo della propria reputazione finanziaria. È un passaggio importante, che ridisegna la percezione dei mercati: Roma non è più soltanto il sorvegliato speciale, ma un attore in equilibrio con i partner maggiori.

Tuttavia, l’equilibrio resta fragile. Se l’Italia non consoliderà nel tempo la disciplina fiscale e la crescita economica, il miglioramento rischia di rivelarsi temporaneo. La lezione rimane: quando varia un differenziale, non basta guardare al numero, bisogna guardare al moto che lo genera. In questo caso, il moto parte dall’Italia: è il Paese che avanza, non gli altri che arretrano.


Fonti

  • Financial Times, French borrowing costs close in on Italy’s as investors fret over debts, 2025.
  • Reuters, Political chaos leaves France sidelined as investors warm to Europe, 2025.
  • Reuters, No longer the big outlier, Italy sees bond renaissance, 2025.
  • YCharts, Italy–Germany 10 Year Bond Spread, aggiornamenti 2024–2025.
  • YCharts, Italy–France 10 Year Bond Spread, aggiornamenti 2024–2025.
  • Investing.com, German vs French 10Y Bond Yield Historical Data, 2025.
  • FRED – Federal Reserve Bank of St. Louis, Market Yield: Italy, France, Germany 10-Year Government Bonds, serie 2024–2025.
  • OECD Data, Long-term government bond yields, 2025.

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