Negli ultimi vent’anni, l’Italia ha costruito un sistema di controllo fiscale integrato tra i più pervasivi al mondo: banche dati centralizzate, flussi digitali obbligatori, algoritmi predittivi e fatturazione elettronica. In questo scenario, la narrativa secondo cui l’abolizione del contante sarebbe la “soluzione finale” all’evasione somiglia più a un argomento da talk-show che a una tesi economica fondata.
1. La rete invisibile dei sistemi indiretti di controllo fiscale
Il contribuente, oggi, è tracciato da un ecosistema di strumenti che lavorano in sinergia:
- Redditometro – art. 38 DPR 600/1973
Stima il reddito presunto sulla base di spese e beni posseduti (auto, imbarcazioni, viaggi). Attualmente sospeso dal 2018 in attesa di nuovi parametri.
Fonte: Agenzia delle Entrate. - Spesometro (oggi sostituito da comunicazione dati fatture ed Esterometro) – D.Lgs. 127/2015
Incrociava tutte le operazioni IVA tra fornitori e clienti. Ora integrato nella Fatturazione elettronica.
Fonte: Agenzia delle Entrate – Fatture e corrispettivi. - ISA – Indici Sintetici di Affidabilità – art. 9-bis DL 50/2017
Evoluzione degli studi di settore: punteggio da 1 a 10 sulla coerenza dei redditi dichiarati rispetto a parametri settoriali.
Fonte: MEF – ISA. - Serpico (Servizi per i Contribuenti)
Maxi-banca dati dell’Agenzia delle Entrate che integra dichiarazioni, catasto, PRA, utenze, conti bancari, spese sanitarie.
Fonte: Il Sole 24 Ore. - Anagrafe dei Rapporti Finanziari – art. 7 DPR 605/1973
Elenco dei rapporti con banche e intermediari: conti correnti, carte, mutui, investimenti.
Fonte: Banca d’Italia. - Anagrafe Tributaria
Archivio centrale che registra dichiarazioni fiscali, dati catastali, PRA, assicurazioni, bonifici, contributi previdenziali.
Fonte: Agenzia delle Entrate. - Risparmiometro
Algoritmo che confronta saldi e movimenti bancari con redditi dichiarati.
Fonte: MEF. - Sistema Tessera Sanitaria – DM MEF 31/07/2015
Raccoglie spese mediche e sanitarie, incrociate con detrazioni e deduzioni fiscali.
Fonte: Sistema Tessera Sanitaria. - Fatturazione elettronica obbligatoria – D.Lgs. 127/2015
Incrocio in tempo reale di tutte le fatture emesse e ricevute.
Fonte: Agenzia delle Entrate. - Tracciabilità dei pagamenti – art. 49 D.Lgs. 231/2007
Obbligo di pagamenti tracciabili sopra soglie prefissate o per specifiche operazioni.
Fonte: Banca d’Italia – Antiriciclaggio. - Controlli su utenze domestiche e aziendali
Dati di consumo di energia, gas, acqua, telefonia incrociati con il profilo fiscale.
Fonte: GdF – Piano di contrasto all’evasione.
2. Quanto pesa il contante nell’evasione fiscale
Secondo la Banca d’Italia e l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, la quota di evasione generata esclusivamente da transazioni in contante è stimabile tra il 5% e il 10% del tax gap totale.
Con un tax gap di 80–110 miliardi di euro annui, parliamo di 4–11 miliardi.
Fonte: Banca d’Italia – QEF 649/2021, Osservatorio CPI.
3. Perché il “no-cash” può fare più danni che benefici
- Esclusione finanziaria: circa il 13% della popolazione adulta in Italia ha scarse competenze digitali (Eurostat).
- Rischio di paralisi: un’economia cashless è vulnerabile a blackout o attacchi informatici.
- Costi di transazione: le commissioni sui pagamenti elettronici gravano su microtransazioni e piccoli esercenti.
- Privacy: ogni movimento diventa tracciabile da enti pubblici e privati.
Risultato: i costi economici e sociali di un’economia senza contante potrebbero superare il beneficio derivante dalla riduzione di quella quota residuale di evasione.
Fonti: BCE – Payments statistics, Banca Mondiale – Financial Inclusion.
4. Conclusione
Il contante è un problema residuale nel contesto dell’evasione fiscale italiana.
La vera sfida si gioca:
- nell’uso efficace dei sistemi indiretti di controllo già operativi,
- nella capacità di trasformare i dati in accertamenti e riscossioni rapide,
- nella lotta alle forme di evasione complesse che nulla hanno a che fare con le banconote.
Limitare il contante può aiutare a ridurre la micro-evasione residuale, quella che comunque viene re-immessa nel microcircuito economico, ma eliminarlo rischia di arrecare più danni all’economia reale che benefici al gettito. Perché è bene ricordarlo: fino a quando la micro-evasione non va ad alimentare economie extraterritoriali non cagiona un vero danno al macro sistema Italia.
In buona sostanza, perimetrare la lotta all’evasione con la lotta al contante è una battaglia puramente ideologica che, visti i tempi e la tendenza del messaggio politico di adeguarsi al ribasso, parla alla pancia di chi ascolta e legge piuttosto che ai cuori ed alle menti degli elettori.

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