L’anno 2025 ha posto le banche europee di fronte a una prova senza precedenti, una sorta di “esercitazione bellica finanziaria” orchestrata dall’EBA e dalla BCE, per testare la tenuta del sistema bancario di fronte a un ipotetico scenario di grave recessione globale. Il contesto simulato – a tratti quasi distopico – prevede tre anni di tensioni geopolitiche crescenti, disgregazione della cooperazione internazionale, dazi commerciali a doppia cifra e, come se non bastasse, un nuovo ciclo inflattivo provocato da shock sull’offerta.
Questa proiezione, sebbene teorica, non è affatto frutto di eccessivo pessimismo: è una fotografia delle possibilità concrete che si affacciano all’orizzonte. E quando le simulazioni toccano i bilanci bancari, l’Europa si accorge – ancora una volta – che non tutte le sue membra sono ugualmente robuste.
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Uno stress test dal sapore geopolitico
Lo scenario ipotetico scelto dalla BCE e dall’EBA per il 2025 si configura come un combinato disposto di eventi negativi: un crollo cumulato del PIL europeo del 6,3% in tre anni, inflazione elevata, disoccupazione in crescita e incremento degli spread sovrani. Un contesto simile ha messo alla prova 64 tra le maggiori banche europee, rappresentanti circa il 75% del totale attivo del sistema bancario dell’UE.
E se le banche italiane, come vedremo, escono a testa alta, con perdite medie contenute e un CET1 ancora rassicurante, altre realtà continentali evidenziano preoccupanti fragilità sistemiche. La Francia, la Germania, e alcune banche dei Paesi Bassi e dei Paesi nordici mostrano incertezza sotto stress, in parte per l’esposizione a settori ciclici, in parte per modelli di business meno flessibili, più legati al credito corporate che al retail.
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Le banche in difficoltà: chi scricchiola sotto il peso del rischio sistemico
Francia: Société Générale e Crédit Agricole sotto pressione
Nel caso francese, la Société Générale emerge tra le più colpite dallo stress test. Secondo i dati EBA, il CET1 ratio della banca scende dal 13,2% del 2024 al 8,1% nel 2027 sotto scenario avverso. Una discesa di oltre 5 punti percentuali, che mette in discussione la sostenibilità dei dividendi, le strategie di buyback e soprattutto la redditività in uno scenario recessivo prolungato.
Anche Crédit Agricole, seppur in condizioni migliori, evidenzia un calo del CET1 di circa 390 punti base, segno che l’esposizione al comparto agricolo, ai derivati strutturati e al credito corporate internazionale costituisce una vulnerabilità in tempi incerti.
Germania: Commerzbank tra le più esposte d’Europa
La Commerzbank, già più volte al centro di piani di ristrutturazione negli ultimi anni, si conferma come uno degli anelli deboli del sistema tedesco. Il suo CET1 scende sotto il 9% nel 2027, partendo da un già non esaltante 12,5% nel 2024. L’eccessiva esposizione al credito export-oriented e al settore automotive tedesco – fortemente penalizzato in uno scenario di guerra commerciale – contribuisce alla fragilità della posizione patrimoniale.
La Deutsche Bank, pur mostrando maggiore tenuta (CET1 dal 13,4% all’11,1%), non può ancora dirsi fuori pericolo: il rischio di mercato derivante da posizioni complesse nei derivati rimane un’incognita che lo stress test non riesce a pieno contenere.Paesi Bassi: Rabobank e ING Bank con erosione patrimoniale evidente
Le banche olandesi, sebbene con profili iniziali solidi, mostrano un’erosione marcata: Rabobank perde circa 4,1 punti percentuali di CET1, mentre ING Bank, nota per la sua esposizione al credito internazionale, passa da un robusto 15,5% a poco più del 11,2%. La perdita cumulata evidenzia un modello bancario altamente esposto a scenari di forte volatilità globale.
Spagna: Banco Sabadell e Bankinter in bilico
Sebbene le due grandi banche iberiche – BBVA e Santander – resistano con perdite CET1 contenute sotto i 300 bps, Banco Sabadell evidenzia una fragilità preoccupante: CET1 che si assottiglia fino a 8,9%, con una perdita del 4,3%. Anche Bankinter, banca con forti esposizioni al mercato domestico e alle PMI, si trova in difficoltà con un CET1 finale sotto il 10%.
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Italia: le banche mediterranee sorprendono i regolatori
In controtendenza rispetto alla retorica dei “PIGS” e delle fragilità strutturali mediterranee, le banche italiane risultano tra le più resilienti d’Europa. Il CET1 medio, sotto stress, rimane superiore al 13,4% per l’intero campione italiano.
Iccrea, in particolare, si conferma al vertice europeo in termini di solidità patrimoniale: il suo CET1, anche nello scenario peggiore, rimane sopra il 21%, un dato che sfida le convenzioni sul ruolo delle banche cooperative.
Anche MPS, grazie alla ristrutturazione degli anni passati, tiene sorprendentemente bene: da 18,3% a 17,1%. Un segnale che il risanamento – spesso criticato – ha prodotto risultati tangibili.
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Lettura critica dei risultati: cosa ci insegnano questi stress test
Il dato più rilevante che emerge da questi stress test è che la solidità iniziale non garantisce tenuta in condizioni avverse, se il modello di business è rigido o fortemente esposto a specifici settori.
Le banche tedesche e francesi, pur partendo da basi patrimoniali più elevate rispetto ad alcune banche italiane o spagnole, perdono molto più terreno, dimostrando che la qualità dell’attivo e la capacità di generare margini in condizioni avverse sono più rilevanti del semplice numero iniziale del CET1.
Il secondo punto critico è che la diversificazione territoriale, un tempo considerata un vantaggio, può trasformarsi in vulnerabilità, in un mondo dove i conflitti commerciali e geopolitici rendono il contesto globale meno prevedibile.
Infine, questi risultati dovrebbero spingere le autorità a riflettere su una verità scomoda: non esiste una “banca europea tipo”, ma un mosaico di istituti con modelli, rischi e resilienze profondamente differenti.
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Conclusione: verso una vigilanza più qualitativa
Gli stress test non servono solo a stilare classifiche. Sono uno strumento per orientare le politiche di vigilanza, per guidare le banche verso strategie patrimoniali più sostenibili e per informare i mercati.
Il 2025, sotto questo aspetto, ha acceso un faro: le banche devono essere meno dipendenti dal contesto macroeconomico e più capaci di adattarsi. Quelle italiane, questa volta, insegnano qualcosa a tutta l’Europa: la solidità non si misura solo con i numeri, ma con la capacità di resistere alle onde impreviste della storia.
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Fonti
EBA – 2025 EU-wide Stress Test Results, 1 agosto 2025: http://www.eba.europa.eu
BCE – Supervisory Banking Statistics, luglio 2025: http://www.bankingsupervision.europa.eu
Corriere della Sera – Stress test 2025: le italiane tra le più solide in Europa, 1 agosto 2025
Reuters – EU banks can weather recession driven by global trade war, stress test shows, 1 agosto 2025
Il Sole 24 Ore – Stress test EBA: bene le italiane, allarme per Francia e Germania, 2 agosto 2025
Intesa Sanpaolo – Stress Test 2025, comunicato agli investitori, 1 agosto 2025
Bloomberg – Commerzbank and Société Générale struggle in EU stress test, 1 agosto 2025

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