C’è un termometro silenzioso che da anni accompagna, mese dopo mese, l’economia dell’Eurozona. Non è il PIL trimestrale, che arriva in ritardo, né i fragorosi indici di borsa, che spesso rispondono più all’emotività dei mercati che alla concretezza della produzione reale. Si chiama €-coin ed è un indicatore sintetico, elaborato dalla Banca d’Italia in collaborazione con il CEPR, che cerca di fotografare la tendenza di fondo della crescita economica dell’area euro, depurandola dai rumori congiunturali. Un dato “pulito”, che dovrebbe cogliere la dinamica di lungo periodo.

L’ultimo scatto: €-coin a maggio 2025

Nel mese di maggio 2025, €-coin si è attestato a +0,26, in lieve aumento rispetto ad aprile (+0,25). Sembrerebbe una buona notizia: il valore è positivo, segnale che l’economia europea non è in recessione. Ma è anche piatto, stabile da tre mesi, e molto inferiore ai livelli che segnalerebbero una crescita robusta e diffusa.

Per comprendere il significato di questo numero, bisogna tener conto di cosa rappresenta. €-coin, come sottolineato nella nota mensile della Banca d’Italia (fonte), incorpora variabili quali l’indice PMI, la produzione industriale, la fiducia dei consumatori, le condizioni finanziarie e monetarie, e cerca di estrarre un segnale di crescita sottostante stabile.

In altri termini: €-coin ci dice dove va l’economia, al netto delle oscillazioni momentanee. E da diversi mesi, ci sta dicendo che l’Eurozona cresce lentamente, senza particolare slancio.


La conferma del PIL: debole crescita anche nel primo trimestre 2025

Questa lettura viene confermata dai dati Eurostat sulla crescita del PIL reale dell’Eurozona. Nel primo trimestre 2025, il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, e dell’1,2% su base annua (fonte Eurostat).

Una dinamica coerente con il livello di €-coin: crescita sì, ma modesta, dispersa, diseguale tra settori e territori.

E in effetti, ad alimentare questa fiammella di espansione ci sono pochi comparti: una ripresa parziale del comparto manifatturiero, trainato dall’export verso l’Asia e gli USA, una tenuta della domanda interna tedesca e francese, ma anche un forte rallentamento dei servizi, soprattutto in Italia e Spagna, dove i consumi delle famiglie restano frenati dall’erosione del potere d’acquisto accumulata negli anni inflazionistici del biennio 2022-2023.


Inflazione in calo, ma la domanda non riparte

Il terzo elemento in campo è l’inflazione. Sempre secondo Eurostat, nel mese di maggio 2025, l’inflazione dell’Eurozona è scesa al 1,9%, sotto la soglia simbolica del 2% che per anni ha rappresentato l’obiettivo di stabilità della BCE (fonte Eurostat).

Sebbene in apparenza questo possa sembrare un segnale positivo, bisogna chiedersi: è la stabilizzazione dei prezzi a trainare la crescita, o è piuttosto il rallentamento della domanda aggregata che frena l’inflazione? La risposta non è banale. Se l’inflazione scende per effetto di una compressione dei consumi, allora il dato positivo cela in realtà un contesto stagnante, in cui le famiglie rinunciano alla spesa, il risparmio precauzionale aumenta e le imprese faticano a investire.


Una correlazione da leggere con attenzione

La correlazione tra €-coin e il PIL dell’Eurozona risulta ancora una volta confermata: le fasi di espansione e contrazione dell’indicatore anticipano — con un lag di circa 1-2 mesi — l’andamento dei dati ufficiali. Ciò non sorprende: €-coin, aggiornato mensilmente, si basa su segnali in tempo reale e ha il vantaggio della tempestività.

Tuttavia, proprio il livello costantemente moderato dell’indicatore negli ultimi 18 mesi solleva un interrogativo di fondo: siamo di fronte a una stagnazione strutturale mascherata da crescita debole? I dati ci dicono che dopo il rimbalzo post-pandemia e le spinte inflazionistiche, l’economia europea sta entrando in una fase di bassa crescita potenziale, segnata da transizione energetica, invecchiamento della popolazione e squilibri geopolitici.

E se è vero che €-coin è progettato per guardare oltre il rumore, il fatto che da oltre un anno oscilli tra +0,15 e +0,30 è un segnale preoccupante: la ripresa europea è, a conti fatti, una marcia a bassissima velocità, dove l’inerzia pesa più dell’ottimismo.


Considerazioni finali

La domanda che resta sospesa, e che il dato tecnico non può sciogliere, è: che tipo di crescita vogliamo? È sufficiente un PIL positivo per parlare di ripresa, se non vi è redistribuzione, se la disoccupazione giovanile resta sopra il 18% in Italia, e se le piccole imprese continuano a chiudere sotto il peso dei costi e della burocrazia?

L’indicatore €-coin, pur nella sua neutralità metodologica, ci aiuta a leggere una realtà che ha bisogno non di una semplice ripresa, ma di una rifondazione del modello economico europeo, orientato più al benessere diffuso che ai numeri da comunicato stampa.


Fonti

Banca d’Italia: €-coin rimane sostanzialmente invariato in maggio

Eurostat: Flash GDP estimate for Q1 2025

Eurostat: Inflazione area euro maggio 2025

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