Un decennio di oscillazioni tra aspettative e realtà

La fiducia, in economia, è un fenomeno al tempo stesso intangibile e potentemente concreto. Essa rappresenta l’attitudine soggettiva con cui consumatori e imprenditori affrontano l’incertezza del futuro. Tuttavia, quando questa attitudine viene misurata, aggregata e posta a confronto con indicatori macroeconomici concreti, come il Prodotto Interno Lordo, essa rivela tutta la sua forza predittiva.

Nel decennio che va dal 2015 al 2024, l’Italia ha attraversato una molteplicità di fasi economiche, tra cui una fragile ripresa, una catastrofica crisi pandemica, e infine un lento consolidamento tra spinte inflazionistiche e freni geopolitici. Proviamo a leggere questo decennio attraverso la lente della fiducia, confrontando i suoi valori con la dinamica del PIL.


La sinossi dei numeri: PIL e fiducia a confronto

I dati qui raccolti (visualizzati anche nel grafico allegato) permettono di osservare con chiarezza il rapporto tra PIL reale e gli indici di fiducia dei consumatori e delle imprese, forniti da ISTAT.

AnnoPIL (%)Fiducia ConsumatoriFiducia Imprese
20150.910795
20161.111098
20171.010896
20180.910997
20190.311098
2020-8.910089
20216.610593
20223.910291
20230.79894
20240.59693

Un dialogo bidirezionale: chi influenza chi?

Nel triennio pre-pandemico (2015–2018), si osserva un buon allineamento tra la crescita del PIL e una fiducia stabile e positiva. Si tratta di una fase di “normalizzazione” post-crisi finanziaria, nella quale la moderata crescita economica alimenta aspettative prudentemente ottimiste.

Nel 2019, il PIL frena, portandosi a un modesto +0,3%. Tuttavia, gli indici di fiducia rimangono elevati, con i consumatori a quota 110 e le imprese a 98. Questo potrebbe suggerire che la fiducia non sempre anticipa immediatamente le variazioni del PIL, ma può anche scontare un ritardo nell’elaborazione delle informazioni o un eccesso di ottimismo.

Con il crollo del 2020 (–8,9%), dovuto all’emergenza sanitaria globale, il rapporto si inverte: la fiducia crolla assieme al PIL, dimostrando in questo caso una forte correlazione simultanea.

Il 2021 segna il grande rimbalzo economico: il PIL cresce del 6,6% e la fiducia risale. Tuttavia, l’intensità del recupero della fiducia (consumatori a 105, imprese a 93) non è proporzionale alla ripresa economica, segno che le incertezze residue (ad esempio inflazione, nuove varianti Covid, instabilità internazionale) continuano a pesare.

Negli anni successivi, tra il 2022 e il 2024, il PIL rallenta progressivamente, e la fiducia ne segue la traiettoria discendente. Le imprese appaiono lievemente più resilienti dei consumatori, ma il dato resta coerente: la fiducia cala prima e di più.


Interpretazione: la fiducia come leading indicator?

Da questa ricostruzione, emerge con buona evidenza che la fiducia funge da indicatore anticipatore nei momenti di transizione economica:

  • Nel 2019, la fiducia resta alta nonostante un PIL in frenata: ciò segnala che gli operatori economici non avevano ancora interiorizzato la perdita di slancio.
  • Nel 2020, la reazione è simultanea: il crollo improvviso rende evidente la portata dello shock.
  • Nel 2023–2024, la discesa della fiducia anticipa una stagnazione più marcata del PIL, rendendola un utile termometro delle aspettative.

In tal senso, la fiducia può essere interpretata come causa potenziale di rallentamento, poiché un consumatore meno fiducioso spende meno e un imprenditore pessimista investe meno. Ma può anche essere conseguenza del ciclo economico, riflettendo a posteriori gli andamenti congiunturali.


Conclusione: fiducia, crescita e circolarità economica

Se l’economia è, come affermava Keynes, “guidata da spiriti animali”, allora l’osservazione della fiducia diventa più di una semplice curiosità statistica: è uno strumento di lettura del futuro. In Italia, nel periodo 2015–2024, la fiducia ha reagito ai grandi eventi con flessibilità, adattandosi ai mutamenti ma anche, talvolta, anticipandoli.

Il grafico che accompagna questi dati restituisce visivamente questa danza sincronica tra aspettative e risultati. Più che un rapporto causale lineare, sembra delinearsi un ciclo di retroazione, in cui fiducia e PIL si alimentano reciprocamente.

Osservare la fiducia non basta a prevedere il PIL, ma trascurarla significa rinunciare a cogliere quei segnali precoci che spesso annunciano i cambiamenti strutturali. E in un’economia complessa come quella italiana, questi segnali sono essenziali per orientare politiche economiche efficaci e tempestive.

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