Nell’analisi delle relazioni tra Stati, vi sono momenti in cui la sintonia tra scambi economici e dichiarazioni diplomatiche pare smarrirsi nel labirinto dell’interesse nazionale e del diritto internazionale. È il caso emblematico dei rapporti commerciali tra Israele e l’Unione Europea, che negli ultimi vent’anni hanno registrato una crescita costante, culminata nel 2023 con un interscambio complessivo di 48,6 miliardi di dollari. Eppure, proprio in questo momento di massima cooperazione commerciale, si moltiplicano le voci di condanna da parte di numerosi Stati membri dell’UE per l’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza. Questo articolo intende offrire una disamina puntuale, tra numeri e dichiarazioni, alla ricerca di una coerenza che sembra ormai smarrita.
I. I numeri di un’alleanza economica
Secondo i dati forniti dalla Commissione Europea e ripresi dalla fonte internazionale Wikipedia (Free Trade Agreements of Israel), l’Unione Europea rappresenta il primo partner commerciale di Israele, con un interscambio nel 2023 così suddiviso:
| Anno | Export UE verso Israele (mld USD) | Import UE da Israele (mld USD) | Totale |
|---|---|---|---|
| 2002 | 13,8 | 7,7 | 21,6 |
| 2010 | 20,4 | 15,3 | 35,8 |
| 2020 | 24,5 | 10,9 | 35,5 |
| 2023 | 30,7 | 17,9 | 48,6 |
Il saldo commerciale è dunque costantemente positivo per l’UE, con una crescente vocazione all’esportazione, specialmente nei settori dei macchinari, dei prodotti chimici e dell’elettronica. Ma ciò che appare più interessante è la distribuzione interna a questo flusso tra i singoli Paesi membri.
II. I principali partner: esportano, guadagnano e (alcuni) criticano
Nel 2023, i principali partner commerciali europei di Israele sono risultati:
| Paese | Esportazioni verso Israele (mln USD) | Importazioni da Israele (mln USD) | Bilancia commerciale (mln USD) | Critiche a Israele |
|---|---|---|---|---|
| Germania | 6.516 | 2.137 | +4.379 | Sì |
| Belgio | 3.857 | 1.594 | +2.263 | Sì |
| Francia | 2.618 | 1.428 | +1.190 | Sì |
| Italia | 3.272 | 1.286 | +1.986 | No |
| Spagna | 1.928 | 989 | +939 | Sì |
Tutti i cinque Paesi elencati registrano una bilancia commerciale positiva, vale a dire che esportano verso Israele più di quanto importino. Ma è la coesistenza tra il saldo positivo e la condanna politica che genera un contrasto che merita riflessione.
III. Il caso Germania: l’ambiguità della leadership
La Germania rappresenta il partner commerciale più rilevante. Eppure, proprio il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato, il 20 maggio 2025, che le azioni israeliane a Gaza “non possono più essere giustificate” come legittima difesa. Parole pesanti, pronunciate da uno Stato storicamente legato a Israele anche per evidenti ragioni storiche e morali. Tuttavia, Berlino ha poi escluso un embargo militare, confermando la permanenza dei rapporti strategici e commerciali.
Il dato centrale rimane: +4,4 miliardi di saldo attivo nella bilancia commerciale tedesco-israeliana, a fronte di una crescente retorica critica. Si condanna, ma non si interrompe.
IV. Belgio e Spagna: voci coraggiose e convergenti
Il Belgio, con un saldo attivo di +2,26 miliardi di dollari, è tra i Paesi europei che più chiaramente si sono espressi contro le operazioni a Gaza. Il primo ministro Alexander De Croo ha parlato apertamente di “catastrofe umanitaria” in riferimento all’incursione a Rafah. In parallelo, la Spagna di Pedro Sánchez ha compiuto un atto ancor più radicale, definendo Israele uno “Stato genocida” e proponendo il blocco delle forniture militari. Non solo: Madrid ha chiesto sanzioni in sede europea, invocando un vero e proprio cambio di paradigma nei rapporti con Tel Aviv.
Anche in questo caso, tuttavia, la retorica politica coabita con un attivo commerciale rilevante: 939 milioni di dollari.
V. Francia: parole forti e leve deboli
La Francia mantiene una posizione intermedia. Il presidente francese ha minacciato “azioni concrete” contro Israele qualora l’offensiva a Gaza non si arresti. Tuttavia, al momento non risultano interruzioni nei flussi commerciali o sospensioni di accordi bilaterali. Con una bilancia attiva di +1,2 miliardi di dollari, Parigi si conferma tra i partner profittevoli per Tel Aviv, nonostante il linguaggio diplomatico di condanna.
VI. Il caso Italia: silenzio e affari
L’Italia rappresenta forse il caso più emblematico di disallineamento rispetto al gruppo di Paesi critici. Con un attivo commerciale di quasi 2 miliardi di dollari, Roma non ha espresso condanne pubbliche né ha partecipato al fronte di pressione sull’Unione Europea per la revisione dell’accordo di associazione con Israele. Anzi, nel voto interno al Consiglio dell’Unione del 21 maggio 2025, l’Italia si è schierata contro ogni sospensione dei trattati commerciali.
Si può dunque affermare che Roma, pur guadagnando dal commercio con Israele, abbia scelto una linea di silenzio politico o cautela diplomatica, probabilmente in nome della stabilità delle relazioni bilaterali.
VII. L’Unione Europea tra diritto e opportunità
In questo scenario, il Consiglio dell’UE ha annunciato l’intenzione di “rivedere” l’accordo commerciale con Israele, senza tuttavia sospenderlo. La mossa, definita “di equilibrio” dall’Alto Rappresentante per la politica estera, riflette l’esigenza di non incrinare i rapporti economici mentre si tenta di rispettare le pressioni morali e politiche dell’opinione pubblica.
VIII. Considerazioni conclusive: il dilemma tra coscienza e convenienza
I dati parlano chiaro: i maggiori partner europei di Israele, pur avendo bilance commerciali ampiamente positive, si stanno progressivamente distanziando dalle scelte militari dello Stato ebraico a Gaza. Tuttavia, nessuno di essi ha interrotto gli scambi commerciali o ha proposto un embargo completo. È il trionfo del “realismo commerciale”, in cui l’economia prevale sulla politica.
Il paradosso euro-israeliano si sintetizza in una formula disarmante: “condanna etica a voce alta, collaborazione commerciale in silenzio”. La pace, in questo scenario, resta sospesa tra una fattura emessa e una dichiarazione diplomatica.
Se i popoli europei non si accorgono di questa dissonanza, rischiamo che il commercio sopravviva alla coscienza. E in tal caso, le parole non potranno più riscattare i numeri.
Fonti:
- European Commission, “EU-Israel Trade Relations”
- Wikipedia: “Free Trade Agreements of Israel”
- The Guardian, Financial Times, El País, Reuters (2025)
- VdNews, Repubblica, Al Jazeera, Eunews (2025)

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