Negli ultimi anni, il sistema monetario globale ha iniziato a incrinarsi in alcuni dei suoi pilastri fondanti. Il ruolo predominante del dollaro statunitense come moneta di riserva internazionale è stato messo in discussione non da proclami ideologici, bensì da una serie di iniziative concrete, fondate su un criterio eminentemente economico: la tutela della sovranità commerciale e finanziaria. In questo contesto si inserisce la scelta dell’India di strutturare una rete di compensazioni bilaterali in valuta locale, strumento che si affianca — e in parte si contrappone — alla logica delle transazioni denominate in dollari o euro.

La firma dell’accordo tra Reserve Bank of India (RBI) e la Central Bank of the United Arab Emirates (CBUAE), avvenuta il 15 luglio 2023, ha rappresentato un passaggio cruciale nel progetto indiano di emancipazione dalla centralità del dollaro. L’intesa ha istituito un meccanismo ufficiale di regolamento in valute locali (Local Currency Settlement – LCS), consentendo alle imprese dei due Paesi di fatturare, regolare e contabilizzare le transazioni commerciali direttamente in rupie e dirham, senza passare per la valuta statunitense.

1. Il quadro generale: l’India e il piano per la dedollarizzazione parziale

Per comprendere la portata dell’accordo con gli Emirati, occorre partire da una premessa macroeconomica. Nel 2022-23 l’India ha registrato un volume di commercio bilaterale con gli Emirati Arabi Uniti pari a 84 miliardi di dollari, di cui 51 miliardi rappresentati da importazioni (soprattutto petrolio greggio, oro e prodotti chimici) e circa 33 miliardi da esportazioni (gioielleria, cereali, prodotti tessili e software).

Questa relazione, già rafforzata nel 2022 dal Comprehensive Economic Partnership Agreement (CEPA), ha trovato un punto di svolta proprio nella dimensione monetaria. Il saldo commerciale fortemente negativo per l’India implicava una costante domanda di dollari per finanziare le importazioni dagli EAU. Una condizione che, in periodi di stretta monetaria USA o di volatilità geopolitica, rendeva l’economia indiana vulnerabile.

È in questa cornice che si colloca il sistema LCS: ridurre il fabbisogno di valuta pregiata, rafforzare la rupia e liberare le PMI indiane dai costi e rischi del cambio.

2. Il meccanismo del Local Currency Settlement: come funziona

Esempio pratico:

  • Un importatore emiratino acquista tessuti da un fornitore di Mumbai per 10 milioni di AED.
  • In virtù dell’accordo, può regolare la transazione attraverso un conto VOSTRO in rupie detenuto da una banca emiratina presso una banca indiana.
  • Il cambio è gestito direttamente tra le due valute locali (es. 1 AED = 22.50 INR).
  • Il fornitore indiano riceve il pagamento in rupie, senza mai dover cambiare valuta né sostenere costi aggiuntivi.

Lo stesso vale per gli esportatori indiani verso Dubai o Abu Dhabi: il pagamento in AED è convertito direttamente in INR tramite i canali bancari autorizzati, riducendo la pressione sul sistema di riserve valutarie dell’India.

3. Le banche coinvolte e il ruolo dei conti VOSTRO

La RBI ha autorizzato oltre 20 banche indiane ad aprire conti VOSTRO in rupie per istituti di Paesi esteri, tra cui:

  • Emirates NBD Bank,
  • Abu Dhabi Commercial Bank,
  • Mashreq Bank.

Il conto VOSTRO è una contabilità bancaria che consente alla banca estera di detenere e movimentare fondi nella valuta locale (rupie) presso una banca indiana. Questo consente un flusso regolamentato, trasparente e tracciabile delle operazioni, in conformità con le normative anti-riciclaggio e KYC.

4. Effetti macroeconomici e strategici per l’India

A. Dedollarizzazione graduale

Secondo stime del Ministry of Commerce and Industry, il 18% delle importazioni dall’area mediorientale potrebbe essere regolato in rupie entro il 2026, generando un risparmio potenziale di circa 8 miliardi di dollari all’anno in termini di domanda di valuta estera.

B. Rafforzamento della rupia

Una maggiore domanda estera di rupie, utilizzate per il regolamento delle transazioni, determina un effetto positivo sulla stabilità del tasso di cambio, soprattutto in un contesto di crescita dei tassi di interesse USA e fuga dai mercati emergenti.

C. Diversificazione dei pagamenti e resilienza geopolitica

In caso di sanzioni, blocchi SWIFT o crisi del sistema bancario occidentale, l’India si troverebbe in una posizione di maggiore autonomia rispetto ai flussi commerciali vitali.

D. Impatto sulle PMI

Le imprese esportatrici indiane di dimensioni medio-piccole hanno beneficiato di:

  • minor oneri di cambio (stimati in media al 3-4% delle transazioni),
  • tempi di regolamento più rapidi (da 5-7 giorni a 2-3),
  • aumento del volume d’affari in Paesi che accettano la rupia.

5. Integrazione dei sistemi di pagamento digitali

Oltre alla compensazione valutaria, l’accordo prevede l’integrazione operativa tra UPI (India) e AANI (EAU), sistemi digitali di pagamento in tempo reale. È già in fase pilota il collegamento tra le carte RuPay indiane e le JAYWAN emiratine, con l’obiettivo di consentire:

  • operazioni transfrontaliere dirette,
  • pagamenti retail tra cittadini residenti nei due Paesi,
  • maggiore interoperabilità tra le reti bancarie.

6. Riserve e ostacoli: limiti attuali e rischi futuri

Tuttavia, l’attuazione di un sistema pienamente efficiente incontra ancora alcuni vincoli strutturali:

1. Rupia non convertibile in conto capitale:

La valuta indiana non è liberamente scambiabile per investimenti o trasferimenti internazionali, condizione che ne limita l’attrattività come riserva.

2. Rischio di squilibri nei conti VOSTRO:

Se l’India importa molto di più di quanto esporti (come nel caso degli EAU), il conto in rupie tende a svuotarsi, richiedendo riaggiustamenti valutari o commercio compensativo su altri fronti.

3. Tensioni geopolitiche:

Eventuali pressioni da parte di alleati occidentali contrari alla dedollarizzazione potrebbero influenzare indirettamente la tenuta dell’accordo, soprattutto in caso di escalation nel Golfo o nei rapporti USA-India.

7. Prospettive e replicabilità del modello

L’India ha già avviato trattative per estendere il modello LCS a Russia, Bangladesh, Sri Lanka, Malesia, Kenya e Mauritius. Ogni accordo presenta peculiarità legate al volume di scambi e alla convertibilità delle valute coinvolte, ma l’architettura giuridica e bancaria è replicabile.

In prospettiva, la diffusione del sistema potrebbe:

  • rafforzare il BRICS Payment Mechanism alternativo a SWIFT,
  • creare un bacino di scambi regionali in valute non convertibili,
  • accelerare l’integrazione economica Sud-Sud, svincolata dai centri finanziari occidentali.

Conclusioni: una nuova Bretton Woods da Est

L’accordo tra India ed Emirati Arabi Uniti non è un semplice esperimento monetario. È una dichiarazione di intenti, un atto di autodeterminazione finanziaria, che sancisce l’inizio di una nuova fase nella geopolitica delle valute. In un mondo multipolare, non sono solo i missili a tracciare i confini del potere, ma anche i conti VOSTRO e le rupie convertite a Dubai.

La strada è lunga e irta di ostacoli. Ma ogni volta che un export indiano viene pagato in rupie anziché in dollari, una parte del mondo si emancipa da un’egemonia silenziosa.

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