Il debito pubblico, in ogni economia moderna, rappresenta uno degli strumenti principali attraverso cui uno Stato finanzia i propri fabbisogni, dalla spesa sociale agli investimenti strategici. Nel caso della Federazione Russa, tale dinamica assume un carattere peculiare, ancor più dopo il 2022, anno che ha segnato una vera e propria cesura storica nel rapporto tra Mosca e i mercati finanziari globali.
Un debito sostenuto, ma cambiato: l’architettura finanziaria della Russia post-2022
La Russia finanzia il proprio debito pubblico prevalentemente tramite l’emissione di titoli di Stato, le cosiddette OFZ (Облигации федерального займа, “obbligazioni federali”) denominati principalmente in rubli ma anche in valuta estera, come il dollaro USA. Fino al 2021, la partecipazione dei capitali esteri nel mercato del debito sovrano russo risultava significativa: nel gennaio 2022 gli investitori stranieri detenevano circa il 19,9% dei titoli OFZ in circolazione. Tuttavia, l’invasione dell’Ucraina e la conseguente ondata di sanzioni internazionali hanno profondamente alterato questo scenario.
A inizio 2023 la quota estera era scesa all’11,1%, fino a raggiungere appena il 7,2% a inizio 2024, pari a circa 1.400 miliardi di rubli su un totale di 20.100 miliardi. (Fonte: clearygottlieb.com / intellinews.com) La diserzione degli investitori occidentali ha imposto a Mosca una ricalibratura forzata delle fonti di finanziamento.
Le nuove colonne del debito pubblico russo
1. Investitori domestici
Le istituzioni finanziarie russe – banche, fondi pensione, compagnie assicurative – hanno colmato in gran parte il vuoto lasciato dagli investitori stranieri. Le banche statali in particolare sono diventate i principali acquirenti di OFZ, arrivando a detenere circa il 60% delle nuove emissioni nel 2023. Tuttavia, secondo dati della Banca Centrale russa, a gennaio 2023 questa quota era scesa al 59,5% dal 90,7% registrato nel trimestre precedente, complice una riduzione delle obbligazioni a tasso variabile, strumento preferito dagli operatori in contesti inflazionistici.
2. Il Fondo Nazionale di Ricchezza (NWF)
Altro attore cardine è il Fondo Nazionale di Ricchezza, fondo sovrano costituito per stabilizzare il bilancio statale in caso di crollo delle entrate petrolifere. Nel marzo 2022, il Ministero delle Finanze ha annunciato un intervento diretto del NWF per l’acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario, al fine di sostenere la liquidità del sistema e la domanda interna. Tuttavia, anche questo strumento ha limiti quantitativi: le riserve liquide del NWF sono passate da 112,7 miliardi di dollari pre-conflitto a 39 miliardi nel 2025. (Fonte: Reuters)
3. Il sistema bancario interno e il debito aziendale
L’approccio russo al finanziamento pubblico include anche una strategia indiretta: l’estensione del credito alle imprese strategiche, in particolare nel comparto bellico-industriale. Le banche sono incentivate a erogare prestiti a condizioni agevolate, spostando parte del carico debitorio sul settore privato. Questo ha comportato un aumento significativo del debito aziendale, che nel 2023 ha raggiunto il 19,4% del PIL. (Fonte: navigatingrussia.substack.com)
Il ruolo della Banca Centrale: che cosa consente davvero lo statuto?
Un nodo cruciale, spesso poco compreso nel contesto russo, riguarda la facoltà della Banca Centrale della Federazione Russa (CBR) di acquistare titoli di Stato. La legge federale n. 86-FZ del 10 luglio 2002 – che regola l’attività della CBR – vieta formalmente l’acquisto diretto di titoli emessi dal Ministero delle Finanze sul mercato primario, salvo esplicite disposizioni della legge di bilancio. In condizioni ordinarie, quindi, la Banca Centrale opera sul mercato secondario, acquistando titoli già emessi per regolare la liquidità e intervenire in caso di tensioni sul mercato obbligazionario.
Tuttavia, in circostanze eccezionali, come nel marzo 2022, la Banca Centrale ha dichiarato di essere pronta ad acquistare titoli di Stato “per stabilizzare il mercato” (Fonte: The Moscow Times). Anche se non si tratta di acquisti diretti sul mercato primario, è evidente una certa elasticità normativa che consente alla CBR di operare come acquirente di ultima istanza per garantire la stabilità finanziaria interna.
A oggi, non risultano pubblicati dati ufficiali sull’ammontare effettivo acquistato direttamente dalla Banca Centrale sul mercato primario rispetto al totale delle emissioni. Tuttavia, i segnali di politica monetaria lasciano intuire un intervento costante e silenzioso, volto a sostenere il sistema finanziario nazionale senza travalicare formalmente i limiti statutari.
Debito/PIL basso, ma pressione crescente
Nonostante l’incremento della spesa pubblica e la contrazione delle entrate fiscali legate all’export energetico, la Russia mantiene un rapporto debito/PIL relativamente basso, pari al 16,4% nel 2024, ben distante dai livelli europei o statunitensi. Ma si tratta di un dato che può trarre in inganno: in un’economia altamente centralizzata e militarizzata, la vera pressione non si misura solo in termini di percentuali sul PIL, bensì nel grado di flessibilità che il governo mantiene nel manovrare le leve fiscali, monetarie e finanziarie.
Considerazioni finali
Il debito pubblico russo, pur restando “basso” nei parametri convenzionali, è oggi più fragile rispetto al passato. L’esclusione dal circuito finanziario occidentale ha determinato una dipendenza crescente dagli investitori domestici, dai fondi sovrani e dalla tolleranza statutaria della Banca Centrale. La partecipazione estera – che una volta garantiva diversificazione e credibilità – è oggi residuale, mentre il sistema bancario interno è sottoposto a stress crescenti per finanziare la spesa bellica e garantire la stabilità economica.
La Russia, insomma, ha reinventato la propria architettura finanziaria in chiave autarchica e militare. Ma ogni sistema chiuso, per quanto robusto appaia, resta soggetto a tensioni interne che – nel lungo periodo – potrebbero richiedere una revisione profonda del modello stesso di finanziamento pubblico.
Fonti principali:
- content.clearygottlieb.com
- reuters.com
- navigatingrussia.substack.com
- Wikipedia
- The Moscow Times
- Legge federale n. 86-FZ del 10 luglio 2002 (statuto della Banca Centrale russa)

Lascia un commento