Il titolo, in verità, può sembrare molto duro ma se consideriamo che le spese in sicurezza ed in ore di formazione sono aumentate, gli infortuni sono complessivamente diminuiti, il dato è congruo. Rimane il numero dei morti all’incirca costante o sostanzialmente invariato. Tutto lascia presupporre che vi siano altre cause non considerabili. Tra questi, gli studi epidemiologici suggeriscono che occorre indagare sull’uso di alcool e sostanze psicotrope, non necessariamente sul luogo di lavoro bensì come stile di vita che lascia strascichi nel resto della quotidianità (leggasi, per esempio, diminuzione della soglia di attenzione).
Nel tempo in cui la produttività si misura in algoritmi e l’industria corre sull’intelligenza artificiale, le mani che reggono il Paese continuano a farsi male, a morire, spesso in silenzio. La sicurezza sul lavoro, sebbene normata, incentivata e celebrata nei convegni, resta un terreno fragile in cui convivono progresso tecnologico e arretratezza culturale. Questo articolo propone un’analisi strutturata dell’evoluzione italiana negli ultimi quindici anni, tra investimenti, infortuni, morti bianche e la presenza sempre più inquietante dell’alcol e delle sostanze stupefacenti nei luoghi di lavoro.
1. La spesa in sicurezza: fondi stanziati ma parzialmente utilizzati
L’Italia ha destinato una crescente mole di risorse alla sicurezza nei luoghi di lavoro, in particolare tramite il Bando ISI INAIL, attivo dal 2010. Le cifre parlano di oltre 3,3 miliardi di euro erogati dal 2010 al 2023, con picchi significativi nel biennio post-pandemico.
| Anno | Fondi ISI stanziati (milioni €) | Progetti finanziati |
|---|---|---|
| 2010 | 60 | ~3.000 |
| 2015 | 267 | ~4.500 |
| 2019 | 370 | ~6.000 |
| 2023 | 333 | ~3.800 |
| 2024 | 508 (record) | in fase di assegnazione |
Ma i fondi ISI rappresentano solo la punta dell’iceberg. Il tesoretto INAIL, ovvero l’avanzo gestionale, è salito da 34,9 miliardi nel 2012 a 41,4 miliardi nel 2024. Un patrimonio ingente, che potrebbe – se pienamente impiegato – rifondare la prevenzione nelle aziende, soprattutto nelle PMI più esposte al rischio, ma che spesso resta parzialmente inutilizzato.
2. Gli infortuni sul lavoro: in calo, ma con ombre nuove
La parabola degli infortuni sul lavoro nel periodo 2010–2024 appare decrescente, almeno in termini quantitativi:
| Anno | Infortuni denunciati |
|---|---|
| 2010 | 775.374 |
| 2015 | 637.590 |
| 2019 | 644.803 |
| 2020 | 571.162 (Covid) |
| 2022 | 703.432 (+ contagi) |
| 2023 | 585.356 |
| 2024 | 589.571 (provvisori) |
Nel 2024 si registra un lieve aumento (+0,7%) rispetto all’anno precedente. Ma va notato che, se da un lato calano gli infortuni in occasione di lavoro (–1,9%), crescono quelli in itinere (+5%) e, soprattutto, quelli tra studenti e giovani (+10,9%).
Il calo degli infortuni “tradizionali” può essere attribuito a una miglior prevenzione, ma anche all’automazione di processi e alla crescente digitalizzazione. Tuttavia, il fenomeno non va letto con eccessivo ottimismo: il lavoro precario, irregolare o invisibile sfugge ancora largamente alla registrazione statistica.
3. Le morti sul lavoro: un trend che non arretra
L’andamento delle morti sul lavoro è molto meno confortante. Nonostante il progresso tecnologico e normativo, le vittime sul lavoro restano stabili, se non in lieve aumento:
| Anno | Decessi denunciati |
|---|---|
| 2010 | 980 |
| 2015 | 1.172 |
| 2019 | 1.089 |
| 2020 | 1.270 (Covid) |
| 2022 | 1.208 |
| 2023 | 1.041 |
| 2024 | 1.090 (provvisori) |
Nel 2024, le morti in occasione di lavoro sono state 797, quelle in itinere 280, con una preoccupante crescita tra i più giovani: 13 studenti deceduti, contro i 12 del 2023. Il dato dimostra come il rischio si stia insinuando anche in contesti formativi e alternanza scuola-lavoro.
Tra le cause prevalgono: cadute dall’alto, incidenti stradali, schiacciamenti e infortuni in agricoltura e edilizia. La sicurezza si conferma ancora troppo debole dove si lavora “con il corpo” e dove la precarietà vince sulla prevenzione.
4. L’elemento disturbante: droghe e alcol nei luoghi di lavoro
Sul fronte dell’abuso di sostanze, l’Italia non dispone di statistiche ufficiali consolidate che leghino direttamente decessi sul lavoro alla presenza di alcol o stupefacenti. Tuttavia, i dati epidemiologici delineano un rischio concreto:
- Alcol: secondo la SIML e l’ISS, almeno il 10–12% dei lavoratori italiani ha problemi di consumo problematico di alcol.
- Droghe: secondo l’Osservatorio Europeo delle Droghe (2023), circa 2,5 milioni di italiani in età lavorativa fanno uso regolare di sostanze, soprattutto cannabis e cocaina.
- Le autopsie con esame tossicologico sui deceduti per infortunio non sono obbligatorie, se non su disposizione del magistrato. In molti casi non vengono eseguite per motivi burocratici o economici.
Questa lacuna informativa ostacola qualunque tentativo di prevenzione mirata: se non si conoscono le reali dimensioni del fenomeno, è difficile intervenire.
5. Conclusioni: meno feriti, stessi morti. E un sistema che resta parziale
Nel decennio 2010–2024 l’Italia ha:
- ridotto il numero complessivo degli infortuni,
- mantenuto pressoché invariato il numero delle morti sul lavoro,
- investito somme ingenti, spesso più stanziate che spese,
- mancato ancora una strategia completa sui fattori umani e comportamentali, come l’abuso di alcol e droghe.
A nulla servono le leggi se non sono seguite dalla cultura. A poco valgono i fondi se non sono accompagnati da ispezioni, vigilanza e formazione. E nulla cambia, davvero, se la sicurezza non diventa parte integrante del valore d’impresa.

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