Quando si parla di spesa sanitaria, l’opinione comune è che questa rappresenti una delle principali voci nei bilanci pubblici europei. Tuttavia, affermare che essa “assorba una fetta consistente del PIL” può risultare una formula generica, se non si traduce in numeri, tendenze e confronti. Questo articolo intende rispondere con rigore a una domanda cruciale: quanto pesa realmente la sanità pubblica sull’economia dei principali Paesi dell’Unione Europea? E come si è evoluta questa incidenza negli ultimi vent’anni?


La spesa sanitaria in rapporto al PIL: il confronto tra i grandi dell’UE (2005–2022)

La tabella seguente mostra l’andamento della spesa sanitaria (in % del PIL) in sette paesi europei rappresentativi — Germania, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Svezia — e riporta la media dell’UE a 27, dal 2005 al 2022. I dati sono tratti da fonti Eurostat, OECD Health Statistics, e Osservatorio CPI.

AnnoGermaniaFranciaItaliaSpagnaPaesi BassiSveziaMedia UE27
200510,4%11,0%8,1%8,2%9,3%9,1%8,8%
201011,3%11,6%8,6%9,0%10,1%9,7%9,5%
201511,2%11,5%8,8%9,2%10,3%10,0%9,7%
202012,8%12,4%9,7%10,0%11,0%10,9%10,5%
202212,6%11,9%8,4%9,5%10,8%10,7%9,9%

Fonte: Eurostat, OECD Health Data, Osservatorio CPI (Università Cattolica).


Osservazioni comparative

Germania e Francia: l’asse sanitario europeo

Germania e Francia confermano la propria centralità anche nella sanità pubblica: spesa superiore all’11% del PIL per oltre un decennio, con picchi di quasi 13% in Germania nel 2020. La sanità in questi paesi non è solo una funzione sociale, ma una piattaforma politica e industriale.

Italia: la virtuosità apparente

L’Italia è costantemente al di sotto della media UE. Con una spesa sanitaria pubblica pari all’8,4% del PIL nel 2022, è lontana dai livelli dei partner occidentali. Eppure, questo dato potrebbe trarre in inganno: non indica necessariamente efficienza, ma spesso riflette tagli lineari, razionalizzazioni discutibili e una riduzione di posti letto che ha lasciato scoperto il sistema in tempo di pandemia.

Paesi Bassi e Svezia: due modelli evoluti

Entrambi superano il 10% del PIL con una continuità impressionante. In particolare, i Paesi Bassi hanno coniugato un forte investimento pubblico con un sistema misto efficiente, che ha garantito alta qualità e contenimento dei costi per l’utente finale.

Spagna: convergenza controllata

Pur partendo da livelli simili a quelli italiani, la Spagna ha mostrato una crescita più lineare e decisa. Nel 2022 la spesa sanitaria rappresenta il 9,5% del PIL, più di un punto in più rispetto all’Italia.


Spesa sanitaria pro capite: quanto investe ogni Stato per ogni cittadino

Il dato più intuitivo per il cittadino è la spesa pro capite. Ecco una sintesi per il 2022:

PaeseSpesa sanitaria pro capite (€)
Lussemburgo6.590
Germania5.879
Francia4.978
Svezia4.735
Paesi Bassi4.652
Spagna3.310
Italia2.947
Media UE3.562

Fonte: Eurostat e Quotidiano Sanità (2023).

Il dato italiano risulta particolarmente significativo: quasi 600 euro in meno rispetto alla media UE, con una distanza siderale da paesi come Germania e Francia.


Pandemia e picco del 2020: un’anomalia strutturale

Il 2020 rappresenta un’anomalia strutturale. Tutti i paesi, chi più chi meno, hanno registrato un’impennata della spesa sanitaria in rapporto al PIL. Il motivo? Triplice:

  1. Spese straordinarie per attrezzature, personale e vaccinazioni.
  2. Contrazione del PIL, che ha reso maggiore il rapporto percentuale.
  3. Interventi pubblici diretti senza vincoli di bilancio imposti dai trattati UE (sospensione del Patto di Stabilità).

L’Italia ha toccato il 9,7%, per poi rientrare all’8,4% nel 2022, mostrando una rapida dismissione degli investimenti straordinari.


Considerazioni finali: efficienza o sottodimensionamento?

Affermare che la sanità “assorbe una parte consistente del PIL” è in parte vero: in Germania, Francia, e nei Paesi Nordici essa rappresenta oltre un decimo del prodotto nazionale. Ma ciò che emerge con chiarezza da questi venti anni è la divaricazione tra i sistemi sanitari UE.

In Italia, la spesa sanitaria non riflette una politica strutturata, ma spesso un compromesso al ribasso. Le scelte di bilancio, i vincoli europei, i tagli lineari e la mancanza di programmazione hanno portato a un sistema sottodimensionato: pochi letti, carenza di personale, liste d’attesa interminabili, disparità territoriali.

È per questo che, più che rivendicare risparmi, oggi bisognerebbe interrogarsi su quale sanità vogliamo: accessibile, universalistica, efficiente? Se la risposta è sì, allora il fabbisogno reale della sanità italiana va ricostruito, non ridotto. Il confronto con i partner europei non mente.


Fonti

  • Eurostat – Healthcare Expenditure Overview
  • OECD Health Statistics (2023) – http://www.oecd.org/health
  • Osservatorio CPI – Università Cattolica: “Cent’anni di spesa sanitaria pubblica” (2023)
  • Openpolis – “Per la sanità in Italia si spende meno della media UE” (2024)
  • Quotidiano Sanità – “Italia spende meno della media europea per la salute” (2023)

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