In un’Europa che rincorre la modernizzazione della sanità pubblica, tra pressioni demografiche, crisi economiche e disuguaglianze sociali, emerge un quesito centrale: come funzionano i sistemi sanitari nazionali dei Paesi membri dell’Unione Europea? E ancora: quale peso sostiene ogni Stato per garantire l’accesso alle cure e con quali risultati?

Affrontare questi interrogativi significa ripercorrere la genealogia delle scelte sanitarie continentali, comprendere i meccanismi di finanziamento, confrontare i modelli di governance ed esplorare quanto – e come – viene investito per ogni cittadino europeo. In questa disamina, l’Italia rappresenta un caso emblematico, sospesa tra eccellenze mediche e croniche carenze strutturali.

  1. I MODELLI DI SERVIZIO SANITARIO NELL’UNIONE EUROPEA

Tre sono i modelli fondamentali di sanità pubblica affermatisi in Europa, ciascuno derivante da matrici culturali, storiche e costituzionali distinte:

  • Il modello Beveridge: prende il nome dall’economista britannico William Beveridge, teorico dello Stato sociale. In questo assetto, la sanità è finanziata con la fiscalità generale e gestita dallo Stato. Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano è un tipico esempio. Così anche in Spagna, Svezia, Danimarca.
  • Il modello Bismarck: introdotto dal cancelliere tedesco Otto von Bismarck nel XIX secolo, si fonda su assicurazioni sanitarie obbligatorie a carico di lavoratori e imprese. In questo schema, gli ospedali possono essere pubblici o privati accreditati. Vi rientrano Germania, Francia, Austria, Belgio.
  • Il modello misto: adottato da Paesi come i Paesi Bassi, combina obblighi assicurativi con garanzia pubblica, lasciando ai privati la gestione operativa dei servizi.
  1. RIPARTIZIONE DEI COSTI: LO STATO, IL CITTADINO E L’ASSICURATORE

Chi paga cosa? Per comprendere la sostenibilità e l’equità dei sistemi sanitari, occorre analizzare la composizione della spesa sanitaria totale, ripartita tra:

  • spesa pubblica (tassazione generale o contributi)
  • spesa out-of-pocket (ticket, esborsi diretti)
  • assicurazioni private (complementari o sostitutive)

Ecco una comparazione nei principali Paesi UE:

PaesePubblico (%)Out-of-pocket (%)Assicurazioni private (%)
Italia74224
Spagna79205-7
Svezia85141-2
Germania84133
Francia83710 (mutuelles)
Belgio77185
Olanda80128
Portogallo66277

(Fonte: OCSE, Eurostat, 2022)

Questo schema mostra chiaramente il livello di protezione pubblica e l’onere sostenuto direttamente dai cittadini. L’Italia, pur mantenendo un impianto universalistico, scarica sul cittadino una delle quote più alte d’Europa di spesa diretta (22%), sintomo di sottofinanziamento cronico.

  1. SPESA SANITARIA PRO CAPITE E INCIDENZA SUL PIL

La spesa sanitaria pro capite è l’indicatore che meglio esprime quanto ogni Stato investa, in media, per ciascun residente.

PaeseSpesa pro capite (€)Spesa sanitaria / PIL (%)
Lussemburgo6.5905,6
Danimarca6.11010,7
Irlanda5.9986,1
Germania5.31712,6
Svezia5.00710,7
Austria4.75111,2
Paesi Bassi4.53110,3
Belgio4.53010,8
Francia4.60011,9
Finlandia4.6009,6
Italia2.9788,9
Spagna2.7009,1
Portogallo2.50010,5
Romania8585,8

(Fonte: Eurostat, 2022)

Con 2.978 euro per abitante, l’Italia investe molto meno rispetto ai Paesi fondatori UE. La Francia supera i 4.600 euro, la Germania oltrepassa i 5.300, mentre i Paesi scandinavi navigano oltre i 5.000. Questo divario incide inevitabilmente sulla qualità e accessibilità del servizio.

  1. COSTI DI PRESTAZIONE: VISITE E DIAGNOSTICA A CONFRONTO

Il cittadino percepisce la sanità soprattutto nel momento in cui accede a una prestazione. I costi – seppur in sistemi pubblici – sono presenti in forma di ticket o compartecipazioni.

PrestazioneItaliaGermaniaFranciaOlandaSpagna
Visita oculistica€30-50€20€0-25€35-60€20-30
Risonanza Magnetica (RMN)€60-100€30-70€40-80€100-150€40-90
TAC€50-80€40-90€60-100€120-170€50-100

Questi valori sono indicativi e si riferiscono a strutture pubbliche o convenzionate. In molti Paesi, l’assicurazione complementare copre quasi integralmente la spesa, rendendo di fatto gratuita la prestazione.

  1. CONSIDERAZIONI FINALI: IL CASO ITALIA

Il sistema sanitario italiano è nato nel 1978 come strumento di equità e coesione nazionale. Tuttavia, negli ultimi vent’anni ha subito un progressivo indebolimento. Il taglio di oltre 37.000 posti letto, la mancata sostituzione del personale sanitario, il definanziamento delle strutture territoriali e la lentezza nell’adozione del fascicolo sanitario elettronico hanno reso il SSN fragile.

La spesa pubblica sanitaria italiana è scesa sotto la soglia di guardia: 8,9% del PIL e meno di 3.000 euro a persona. Le disuguaglianze territoriali si acuiscono, i LEA non sono garantiti ovunque e le liste d’attesa si allungano.

Nel frattempo, altri Paesi europei – pur con modelli diversi – hanno investito, digitalizzato, valorizzato il capitale umano e garantito coperture sanitarie più ampie.

Occorre un cambio di passo. L’art. 32 della Costituzione impone la tutela della salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Ma un diritto, per essere reale, ha bisogno di risorse, strutture e volontà politica.

Come ricordava Alcide De Gasperi, “un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni”. La salute non può attendere.

Fonti:

  • Eurostat, Healthcare Expenditure Statistics 2022
  • OCSE, Health at a Glance Europe 2022
  • Ministero della Salute
  • GIMBE, Rapporto Sanità 2023
  • Corte dei Conti, Relazione sulla gestione sanitaria 2024

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