Altro che divorzio del 1981
La Costituzione della Repubblica Italiana, promulgata nel 1948, prefigurava già l’organizzazione dello Stato in Regioni. Tuttavia, solo con la legge n. 281 del 16 maggio 1970 si dà effettiva attuazione a questa previsione, con l’insediamento delle Regioni a statuto ordinario. Il processo di decentramento amministrativo segna una svolta profonda, non solo sul piano politico-istituzionale, ma anche sul versante economico-finanziario dello Stato.
Questo articolo si propone di analizzare in modo approfondito l’evoluzione del debito pubblico italiano a partire dall’introduzione del regionalismo nel 1970, valutando in particolare la relazione con l’andamento della spesa sanitaria – una delle principali competenze trasferite alle Regioni – e verificando statisticamente se vi sia stata una correlazione diretta tra questi fenomeni.
L’evoluzione del debito pubblico italiano (1960-1980)
Durante gli anni ’60, l’Italia vive il suo “miracolo economico”, un decennio di crescita sostenuta, con un’espansione industriale e un aumento generalizzato del benessere. Il rapporto debito pubblico/PIL rimane contenuto:
- 1960: 31,0%
- 1965: 35,0%
- 1970: 38,0%
A partire dagli anni ’70, la curva dell’indebitamento pubblico subisce una brusca accelerazione:
- 1975: 47,0%
- 1980: 56,9%
In termini assoluti, il debito pubblico passa da circa 13 miliardi di euro nel 1970 a 117 miliardi nel 1980 (valori attualizzati). L’aumento risulta più che proporzionale rispetto al decennio precedente.
Le Regioni e il decentramento della spesa
Con l’introduzione delle Regioni, lo Stato trasferisce competenze fondamentali in materia di pianificazione territoriale, trasporti, formazione e soprattutto sanità. Questo processo implica la costituzione di nuovi apparati burocratici, un nuovo livello di contrattazione sindacale, nuove politiche di spesa non sempre coordinate con quelle statali.
Il trasferimento delle funzioni sanitarie si completa con la legge n. 833 del 1978, che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Le Regioni diventano il principale soggetto erogatore di servizi sanitari, finanziati in gran parte dallo Stato.
L’evoluzione della spesa sanitaria (1960–1980)
Dati elaborati dall’Osservatorio Conti Pubblici Italiani e da fonti storiche ISTAT evidenziano la seguente progressione della spesa sanitaria pubblica in rapporto al PIL:
- 1960: 3,1%
- 1965: 3,8%
- 1970: 4,5%
- 1975: 5,2%
- 1980: 6,0%
In vent’anni la spesa sanitaria è quasi raddoppiata in termini relativi, e cresciuta di oltre quattro volte in termini assoluti, arrivando a rappresentare una componente strutturale sempre più rilevante della spesa corrente.
Correlazione tra debito pubblico e spesa sanitaria
Per verificare empiricamente l’ipotesi secondo cui l’aumento della spesa sanitaria (in gran parte regionalizzata) abbia contribuito alla crescita del debito pubblico, è stata calcolata la correlazione statistica tra:
- il rapporto debito pubblico/PIL
- il rapporto spesa sanitaria/PIL
sul periodo 1960–1980.
Risultato: la correlazione è pari a 0,975.
Questo coefficiente, prossimo a 1, evidenzia una relazione fortemente positiva: a ogni aumento della spesa sanitaria è corrisposto un aumento pressoché proporzionale del debito pubblico in rapporto al PIL.
Discussione: un decentramento senza vincoli efficaci
Il dato di correlazione non implica necessariamente un nesso causale diretto, ma suggerisce fortemente che l’istituzione delle Regioni e la regionalizzazione della sanità abbiano avuto un impatto significativo sull’aumento dell’indebitamento pubblico. Tale dinamica è stata favorita da almeno tre fattori:
- Soft budget constraint: Lo Stato ha sistematicamente coperto i disavanzi sanitari regionali, annullando gli incentivi all’efficienza.
- Duplicazione delle strutture: Alla burocrazia centrale si è aggiunta quella regionale, spesso senza una reale semplificazione o razionalizzazione.
- Assenza di coordinamento fiscale: Le Regioni non avevano inizialmente poteri tributari rilevanti, scaricando sul bilancio dello Stato gran parte delle proprie spese.
Altri fattori macroeconomici da considerare
La crescita del debito pubblico negli anni ’70 non è attribuibile unicamente al regionalismo. Altri fattori hanno contribuito:
- Le crisi petrolifere del 1973 e del 1979, che hanno influito negativamente su inflazione e crescita.
- L’aumento dei tassi d’interesse reali sui mercati internazionali.
- L’aumento generalizzato della spesa pensionistica e l’ampliamento dello Stato sociale.
Tuttavia, è indubbio che il nuovo assetto istituzionale abbia introdotto rigidità permanenti nella gestione della spesa corrente.
Conclusioni
L’analisi storica e statistica ci conduce a una conclusione chiara: l’introduzione delle Regioni ha coinciso con un’accelerazione dell’indebitamento pubblico. Sebbene non unica responsabile, la regionalizzazione della sanità ha avuto un ruolo centrale, come dimostrato dalla correlazione del 97,5% tra spesa sanitaria e debito pubblico rispetto al PIL.
L’aumento della spesa sanitaria regionale, non accompagnato da adeguati vincoli di bilancio e da responsabilizzazione fiscale, ha contribuito a trasformare la finanza pubblica italiana da stabile a strutturalmente deficitaria.
In ultima analisi, il regionalismo italiano ha rappresentato una riforma incompiuta, il cui impianto – carente di effettiva accountability – ha inciso in modo rilevante sulla traiettoria del debito pubblico che ancora oggi grava sul bilancio nazionale.
Fonti principali
- Osservatorio Conti Pubblici Italiani (2020): Cent’anni di spesa sanitaria pubblica
- Istat: Conti economici nazionali storici
- Banca d’Italia: Statistica – Debito delle Amministrazioni Pubbliche
- Wikipedia: Storia del debito pubblico italiano
- Pagella Politica: Come ha fatto l’Italia ad avere un debito pubblico così alto?
- Laboratorio Futuro: Il debito pubblico in Italia: numeri e storia
- EticaEconomia: Mezzo secolo di finanza pubblica italiana

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