C’è un’Italia che torna a chiedere credito, e un’altra che continua a stringere la cinghia. È quanto emerge con forza dai dati diffusi dalla Banca d’Italia relativi all’andamento dei prestiti bancari nel mese di marzo 2025. Un’inversione di rotta si registra finalmente sul fronte delle famiglie, che vedono un aumento del credito dell’1,1% su base annua. Meno incoraggianti, invece, i numeri relativi alle imprese non finanziarie, i cui prestiti calano dell’1,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (fonte: TgCom24, 10 maggio 2025).

Famiglie: il credito torna a scorrere

Dopo mesi di stagnazione o leggeri cali, il credito alle famiglie sembra riacquistare vigore. A gennaio l’incremento era stato dello 0,4%, salito poi allo 0,7% a febbraio e consolidatosi all’1,1% nel mese di marzo. Un movimento lento, ma progressivo, che segna un ritrovato slancio delle famiglie italiane verso forme di finanziamento, in particolare legate alla casa. I mutui per l’acquisto di abitazioni, secondo quanto riporta anche Il Sole 24 Ore, hanno beneficiato della progressiva discesa dei tassi di interesse, passati dal 3,18% di febbraio al 3,14% a marzo (fonte: Bankitalia – Statistiche Banche e Moneta, aprile 2025).

L’attenuazione del costo del denaro è il frutto diretto delle decisioni della Banca Centrale Europea, che nel corso di marzo ha operato un atteso taglio dei tassi di riferimento, portando quello sui depositi dal 2,75% al 2,50%. Una mossa che ha avuto effetto quasi immediato sul sistema bancario, spingendo le famiglie a riconsiderare mutui e prestiti personali come strumenti percorribili.

Ma c’è di più. Dietro questi numeri si intravede una dinamica culturale ed economica: dopo anni di incertezza, inflazione e perdita del potere d’acquisto, le famiglie sembrano lentamente riavvicinarsi al credito come leva per la stabilizzazione e la pianificazione di lungo termine. Un segnale debole, certo, ma che potrebbe diventare strutturale se accompagnato da politiche fiscali favorevoli e da un mercato del lavoro più dinamico.

Imprese: la crisi della domanda di credito

Decisamente più cupo lo scenario che riguarda il mondo produttivo. I prestiti alle imprese non finanziarie sono in costante contrazione: -1,9% a gennaio, -2,1% a febbraio, -1,1% a marzo. Pur attenuandosi, il calo rimane significativo. Non si tratta solo di un dato contabile, ma di un indicatore strutturale della difficoltà che ancora attanaglia il tessuto imprenditoriale italiano, in particolare quello medio-piccolo.

Le ragioni di questa contrazione sono molteplici. Anzitutto, la domanda: le imprese, specialmente quelle manifatturiere e del terziario avanzato, hanno ridotto gli investimenti in attesa di segnali più chiari dal mercato. La prudenza regna sovrana. A ciò si aggiunge un’evidente tendenza all’autofinanziamento: molte aziende scelgono di non esporsi con le banche, preferendo attingere a riserve interne o rinviando progetti di espansione.

Non meno importante, poi, è la rigidità dell’offerta. I criteri di concessione dei prestiti restano selettivi, soprattutto verso le imprese con scarsa patrimonializzazione o con bilanci non in regola. La stessa Banca d’Italia, nell’Indagine sul credito bancario di aprile 2025, segnala che i criteri di offerta per il credito alle imprese non si sono allentati, nonostante il calo dei tassi di interesse medi sui nuovi finanziamenti (scesi dal 3,99% al 3,84% tra febbraio e marzo) (fonte: Bankitalia – BLS, aprile 2025).

Una frattura sistemica

Il contrasto tra l’andamento del credito alle famiglie e quello alle imprese non può essere letto solo come un fenomeno congiunturale. Esso racconta una frattura più profonda tra due Italie: una che riparte, anche se lentamente, e una che arranca. Se il credito è termometro dell’economia reale, allora il messaggio è chiaro: la domanda interna sta dando segnali di vitalità, mentre la capacità produttiva continua a subire le conseguenze di un contesto globale incerto, dell’inflazione pregressa, delle scorie energetiche e della burocrazia nazionale.

Ciò che serve, oggi più che mai, è una riforma del credito alle imprese, che non si limiti a spingere sul fronte del tasso, ma agisca sulle garanzie pubbliche, sull’accesso al credito per i giovani imprenditori e sull’integrazione tra banche e distretti industriali. Perché senza una ripresa dell’impresa non potrà esserci vera ripresa del Paese.

Conclusioni

Marzo 2025 ci consegna un Paese in movimento disomogeneo: famiglie che tornano a chiedere, aziende che continuano a ritirarsi. Un Paese che riparte dal basso, dal consumo e dal bisogno di stabilità domestica, mentre resta ancora al palo sul fronte dell’investimento e della produzione. Il credito, come sempre, riflette ciò che siamo. E oggi, siamo una nazione che consuma in cerca di sicurezza, ma non ancora pronta a rischiare per crescere.

Fonti principali:

  • Banca d’Italia, Statistiche Banche e Moneta (aprile 2025)
  • TgCom24, Prestiti famiglie e imprese – marzo 2025, 10 maggio 2025
  • Banca Centrale Europea, Decisione su tassi – marzo 2025
  • ABI, Rapporto mensile sul credito, marzo 2025
  • Bankitalia, Bank Lending Survey, aprile 2025

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