Nelle pieghe della cronaca, a volte si nasconde il disegno. Quando Bruxelles presenta una proposta fiscale, non è mai un atto neutro. È una direzione di marcia. E la proposta “VIDA – VAT in the Digital Age”, avanzata dalla Commissione Europea nel dicembre 2022, non fa eccezione.

Formalmente, si tratta di una riforma dell’IVA per contrastare l’evasione e armonizzare gli adempimenti nei 27 Stati membri. In realtà, siamo di fronte a una rifondazione dell’intero sistema europeo di controllo fiscale, un nuovo assetto istituzionale digitale in cui il dato contabile diventa sorvegliato speciale e l’impresa, un terminale passivo di una rete fiscale centrale.

Un’Italia già dentro il laboratorio

L’Italia è stata, suo malgrado, la cavia ideale di questa rivoluzione. Dal 2019, con l’obbligo della fattura elettronica B2B, le PMI italiane sono entrate in un sistema dove ogni transazione è registrata, ogni emissione tracciata, ogni anomalia intercettata dall’Agenzia delle Entrate.

Chi opera nei settori artigianali, nel commercio o nella consulenza sa bene cosa ha comportato tutto ciò: piattaforme complesse, software da aggiornare, consulenze continue, nuovi costi fissi. Ma anche: una certa semplificazione nei controlli e nella liquidazione dell’IVA.

E ora Bruxelles chiama: VIDA per tutti

VIDA prevede tre pilastri fondamentali:

  1. Fatturazione elettronica armonizzata UE, con trasmissione immediata dei dati alle autorità fiscali nazionali.
  2. Registrazione unica IVA, che permetterà a un’impresa di operare in tutta Europa con un solo numero identificativo.
  3. Responsabilizzazione delle piattaforme digitali, che diventeranno sostituti d’imposta.

Per una PMI italiana significa che ogni vendita intra-UE sarà soggetta a comunicazione telematica in tempo reale, con obblighi simili a quelli già in vigore in Italia, ma su base europea, e con standard tecnici e procedurali nuovi.

Opportunità o stretta fiscale?

Alcuni leggono in VIDA una grande opportunità di semplificazione: meno registrazioni IVA, meno adempimenti nazionali, più automazione. Ma la verità è più complessa.

Per molte microimprese italiane, soprattutto nel commercio elettronico e nella manifattura conto terzi, si profila una fase iniziale di pesante riadattamento tecnologico, con nuovi software, adeguamenti contabili e consulenze più frequenti.

Non solo: con le piattaforme che raccolgono e versano direttamente l’IVA, si rischia una perdita di autonomia gestionale. Il dato contabile non sarà più dell’impresa, ma della piattaforma. E l’Agenzia delle Entrate – o la sua controparte europea – non controllerà più le dichiarazioni: le scriverà direttamente.

Un fisco algoritmico

Ciò che emerge, in ultima istanza, è la trasformazione dell’IVA da imposta dichiarativa a sistema di controllo algoritmico. L’impresa non dichiara: trasmette. Non interpreta: subisce. Il futuro IVA europeo sarà fatto di flussi, alert, segnalazioni automatiche e compliance digitale.

VIDA è, dunque, molto più di una riforma fiscale: è l’inizio di un nuovo patto – non più tra cittadini e Stato, ma tra algoritmo e contribuente. Le PMI italiane, con la loro resilienza e creatività, sapranno ancora una volta adattarsi. Ma il prezzo sarà, come sempre, a loro carico.


Fonti:

Commissione Europea, VAT in the Digital Age – Proposal COM(2022) 701 final, dicembre 2022

Agenzia delle Entrate, Guida alla fatturazione elettronica, 2023

Assosoftware, Impatto dei nuovi obblighi IVA europei sulle PMI italiane, 2024

Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, VIDA: opportunità e rischi, marzo 2024

Parlamento Europeo, Studio di impatto sulla digitalizzazione dell’IVA, 2023

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