Nel cuore pulsante della macchina fiscale italiana si annida una montagna silenziosa, apparentemente immobile ma destinata a influenzare per decenni i saldi di finanza pubblica: è il magazzino non riscosso dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER), un accumulo di crediti fiscali affidati alla riscossione e mai incassati. Una zavorra contabile che supera i 1.270 miliardi di euro, somma che, se guardata superficialmente, potrebbe indurre qualcuno a pensare a un’enorme evasione in attesa di essere recuperata. Ma la realtà è molto più complessa – e ben più scomoda.

Che cos’è davvero il magazzino non riscosso?

Il “magazzino” non è altro che l’insieme dei carichi affidati ad AdER dai vari enti impositori – Agenzia delle Entrate, INPS, Regioni, Comuni, ecc. – che non sono stati ancora riscossi. Non rappresenta però solo il capitale evaso. Al contrario, include le imposte non versate, le sanzioni per mancato pagamento e gli interessi maturati, oltre agli aggi per la riscossione.

Secondo quanto ricostruito dal Dipartimento delle Finanze e dalla stessa AdER in audizioni parlamentari e documenti ufficiali (fonti: Senato, Camera dei Deputati, Agenzia delle Entrate), la composizione media del magazzino può essere stimata come segue:

  • 55% imposte (capitale)
  • 22% sanzioni
  • 23% interessi e aggio

Una montagna che cresce, ma non si scala

Esaminando gli ultimi tre anni, il quadro si fa ancora più chiaro:

AnnoMagazzino residuo (mld €)Imposte (stimate)Sanzioni (stimate)Interessi e aggio (stimati)
20221.153634254265
20231.232678271283
20241.273700280293

Fonti: Audizione AdER – 17/07/2023 (agenziaentrate.gov.it); Memoria MEF – marzo 2024 (documenti.camera.it); Relazione Dipartimento delle Finanze – aprile 2024 (senato.it)

Le cifre – elaborate sulla base delle composizioni standard fornite da AdER e MEF – sono chiare: oltre 570 miliardi di euro del magazzino 2024 sono solo sanzioni e interessi, non capitale evaso. Cifre che, in buona parte, risultano meramente teoriche, incapaci di generare gettito effettivo.

L’illusione contabile e il dogma della “lotta all’evasione”

Per anni, una narrazione ideologica ha sostenuto che il magazzino fosse un “tesoro nascosto”, la prova che il Paese fosse afflitto da un male chiamato evasione e che bastasse colpire duramente i contribuenti per raddrizzare i conti. Eppure, i dati smentiscono tutto questo. Secondo AdER, meno del 10% del magazzino è effettivamente riscuotibile. Il resto è composto da posizioni di soggetti deceduti, imprese fallite, nullatenenti, o già sottoposti a pignoramenti infruttuosi.

Nel documento del MEF del marzo 2024 si legge che circa 1.811 miliardi di euro sono stati affidati alla riscossione tra il 2000 e il 2024, ma solo 167 miliardi sono stati riscossi. Altri 411 miliardi sono stati annullati o sgravati. Il risultato? Un residuo contabile di oltre 1.232 miliardi, di cui buona parte rimarrà tale, senza mai trasformarsi in entrate reali. La stima dell’evasione reale: quanto è davvero “evaso”?

Confrontando il solo capitale (cioè le imposte) tra il 2022 e il 2024, si nota un incremento di 66 miliardi di euro in due anni. Questo suggerisce una evasione reale non riscossa che si aggira intorno ai 33 miliardi l’anno.

Ma c’è di più: secondo AdER, ogni anno vengono affidati nuovi carichi per un valore lordo di 70–80 miliardi di euro. Se applichiamo anche qui il coefficiente medio del 55% per stimare la parte di imposta reale, abbiamo:
Imposte effettive affidate ogni anno: circa 38–44 miliardi di euro.

Questi valori coincidono con la vera evasione fiscale non riscossa: non quella denunciata nei titoli di giornale, ma quella che emerge dai bilanci della riscossione, al netto delle iperboli contabili.

Stima dell’evasione reale media annua (2022–2024)

AnnoEvasione netta stimata (mld €)Metodo
2022
2023~33Crescita capitale magazzino
2024~38–44Carichi nuovi x 55%

Le implicazioni sistemiche

Questa analisi evidenzia due grandi verità ignorate nel dibattito pubblico:
1. Il debito fiscale è enormemente sovrastimato nei bilanci pubblici, perché include voci non realisticamente esigibili.
2. L’efficacia della riscossione è bassa: il tasso di incasso reale si mantiene sotto il 10%, come confermato da AdER.

Le recenti contromisure: il Decreto Legislativo n. 110/2024

Consapevole del paradosso, il legislatore ha adottato una misura di razionalizzazione con il D.Lgs. 110/2024, che introduce il discarico automatico dei crediti non riscossi entro cinque anni dalla data di affidamento, a partire dai carichi del 2025. Una sorta di “statuto del limite fiscale”, che mette fine al paradosso di gestire all’infinito debiti inesigibili, mantenendoli nei bilanci come zavorra contabile.

In parallelo, è stata istituita una Commissione tecnica per rivedere il magazzino pregresso, ossia quello affidato fino al 31 dicembre 2024. Un’opera titanica, che punta a identificare i crediti effettivamente recuperabili e proporre un piano di discarico ordinato.

Verso un nuovo paradigma fiscale

Questi dati impongono una riflessione profonda sulla qualità del gettito e sulla credibilità del sistema fiscale italiano. Un sistema che si ostina a contare come crediti reali somme mai incassabili e che, per giustificare sanzioni e repressioni, gonfia i numeri della presunta evasione attraverso interessi e more.

La lotta all’evasione è sacrosanta, ma dev’essere intelligente, selettiva e fondata su basi economiche reali, non su iperboli contabili. Una macchina fiscale credibile non si giudica dalla quantità di cartelle inviate, ma dalla qualità della riscossione effettiva e dalla sostenibilità sociale della pressione fiscale.

In conclusione, la montagna del magazzino non riscosso non è un tesoro nascosto da scovare: è un artefatto contabile, un monito sulle storture di un sistema che ha preferito il rigore formale alla giustizia sostanziale. Ed è solo guardando questi numeri per ciò che sono, e non per ciò che ideologicamente si vorrebbe fossero, che potremo finalmente ricostruire una fiscalità fondata su verità, responsabilità e reciprocità.

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