La primavera 2025 ha portato con sé un terremoto nel cuore della finanza italiana. In un’operazione attentamente costruita, Mediobanca ha annunciato la cessione della sua storica partecipazione in Assicurazioni Generali, pari al 13,1%, per lanciare un’offerta pubblica di scambio (OPS) su Banca Generali, del valore di 6,3 miliardi di euro.
Un passo che non solo ridisegna gli equilibri del wealth management italiano, ma che si rivela anche una mossa di autodifesa contro la tentata scalata ostile di Monte dei Paschi di Siena (MPS).
La strategia di Mediobanca: da holding finanziaria a banca industriale
Fino a ieri, Mediobanca era vista come un fortino di partecipazioni: il suo peso in Generali rappresentava tanto una risorsa quanto un vincolo. Le partecipazioni erano fonte di dividendi, ma anche di rigidità strategica. Con la cessione delle azioni Generali e l’acquisizione di Banca Generali, Mediobanca compie una metamorfosi industriale:
diventa un colosso del risparmio gestito con oltre 210 miliardi di euro di masse in gestione e 2 miliardi di euro di ricavi annui.
Non più un semplice azionista silente. Ma un protagonista diretto, capace di generare ricavi ricorrenti e costruire relazioni durature con la clientela.
Le sinergie stimate – circa 300 milioni di euro tra risparmi sui costi e aumento di ricavi – rafforzano il profilo operativo del gruppo.
Generali cede, ma resta al centro del gioco
Parallelamente, anche Assicurazioni Generali ha venduto il 12% di Banca Generali per 185 milioni di euro, incassando una plusvalenza di 143 milioni e rafforzando il proprio indice di solvibilità.
Pur riducendo la propria esposizione, Generali mantiene il controllo (51,5%) di Banca Generali.
Ma la vera chiave di volta sta nel rapporto futuro con Mediobanca: da ora in poi, Generali e Mediobanca collaboreranno non più come soci, ma come partner industriali, nel comune obiettivo di conquistare il mercato del risparmio gestito.
La scalata di MPS diventa meno conveniente
E qui si svela l’aspetto più sottile dell’operazione: la tentata scalata di MPS a Mediobanca.
Sostenuta da azionisti di peso come Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin (la holding di Del Vecchio), l’iniziativa puntava a conquistare un gruppo che custodiva partecipazioni strategiche da valorizzare.
Tuttavia, la nuova Mediobanca – libera da Generali, ma fortificata da Banca Generali – diventa meno appetibile per chi sperava di “monetizzare” asset storici.
Ora Mediobanca è un’impresa industriale robusta, non più un forziere di titoli. E per chi volesse assumerne il controllo, il prezzo economico e politico da pagare si fa assai più elevato.
Una lezione di realismo strategico
Con questa manovra, Mediobanca dimostra una capacità rara oggi: quella di anticipare il conflitto, cambiando le regole prima che il gioco si faccia troppo duro.
Non è solo un’operazione finanziaria: è una lezione di strategia industriale in un mondo dove la solidità patrimoniale e la centralità del cliente valgono più delle partecipazioni incrociate.
Il 16 giugno, con l’assemblea degli azionisti chiamata ad approvare il piano, si scriverà il prossimo capitolo di questa partita che, a ben vedere, riguarda non solo Mediobanca o Generali, ma il futuro dell’intero capitalismo italiano.



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