La frattura geografica e settoriale dei salari italiani è una realtà che i numeri ufficiali, raccolti da INPS e ISTAT, certificano in modo inequivocabile. Le retribuzioni medie variano fortemente non solo tra Nord e Sud, ma anche tra i diversi settori industriali, evidenziando un’Italia diseguale, in cui la posizione geografica e il comparto produttivo determinano significativamente il valore del lavoro. Questo articolo analizza i dati aggiornati al 2023, con un focus specifico sui divari territoriali, offrendo una visione d’insieme chiara delle sfide strutturali che il Paese deve affrontare per colmare il gap di sviluppo.

Quando si parla di Italia, troppo spesso si ricade nella narrazione stereotipata di un Paese diviso in due. Eppure, i numeri — quelli veri, raccolti da INPS e ISTAT — raccontano una frattura più profonda e articolata, che taglia il Paese non solo da Nord a Sud, ma anche trasversalmente, tra settori produttivi e aree geografiche.

Nel 2023, la retribuzione media annua per un dipendente privato si attestava a 23.662 euro, ma questa cifra nasconde più di quanto riveli. Se nel Nord-Ovest — locomotiva economica del Paese — la media si aggira intorno ai 27.852 euro, nel Sud precipita a 17.631 euro, e nelle Isole a 17.285 euro.

Non si tratta solo di quantità, ma di qualità dell’occupazione e di tessuto produttivo.

Il ruolo del settore di appartenenza

La distinzione per settore è altrettanto eloquente. Le attività finanziarie e assicurative, dominate dai grandi gruppi bancari e assicurativi di Milano e Torino, garantiscono retribuzioni da oltre 51.000 euro annui nel Nord-Ovest, a fronte dei circa 40.500 euro che si riescono a spuntare nelle Isole.
Un differenziale che supera il 20%, e che certifica come la mobilità geografica interna — spesso predicata ma raramente praticata — resti ancora oggi un’arma potente per chi voglia inseguire salari migliori.

Nel comparto manifatturiero, pilastro storico dell’industria italiana, i numeri seguono la stessa traiettoria: 35.000 euro di media nel Nord-Ovest contro 26.500 euro nelle Isole.

Anche nei servizi di alloggio e ristorazione, dove la competizione è più uniforme su scala nazionale, il divario resta netto: 25.000 euro a Nord-Ovest, 17.500 euro nelle Isole. Questo dimostra che non basta avere lo stesso settore: conta dove si lavora e quale mercato si serve.


Tabella – Retribuzioni medie annue per settore e area geografica (2023)


Il Sud e le Isole: un’emergenza strutturale

I dati lo confermano: nessun settore riesce a colmare il gap salariale che penalizza il Sud e le Isole. Persino in settori ad alto valore aggiunto, come l’energia o le attività professionali scientifiche, il differenziale si mantiene ampio.

Non si tratta solo di “costo della vita”, come spesso si tende a minimizzare. Si tratta di minore produttività, infrastrutture carenti, minor accesso al credito, e in molti casi di ritardi strutturali che si autoalimentano.

Milano: un microcosmo a parte

Se allarghiamo lo sguardo alla scala provinciale, Milano emerge come un’eccezione persino rispetto al Nord: qui la retribuzione media supera i 32.472 euro annui, ben sopra la media nazionale. A Vibo Valentia, fanalino di coda, ci si ferma a 12.923 euro.
Un rapporto di quasi 3 a 1. Numeri che più che raccontare il Paese, lo scolpiscono.

E’ possibile effettuare un confronto tra le retribuzioni medie per settore e area geografica tra il 2000 e il 2023.

Analisi dei divari

  • Crescita generale: Tutti i settori hanno registrato un aumento delle retribuzioni medie sia nel Nord-Ovest che nel Sud tra il 2000 e il 2023.
  • Divari percentuali: Sebbene le retribuzioni siano aumentate in entrambe le aree, il Sud ha mostrato una crescita percentuale maggiore in alcuni settori, indicando un tentativo di recupero rispetto al Nord.
  • Persistenza dei divari assoluti: Nonostante la crescita percentuale più elevata nel Sud, i divari in termini assoluti tra Nord e Sud persistono, evidenziando la necessità di ulteriori interventi per colmare le disparità. Il confronto tra il 2000 e il 2023 mostra che, sebbene ci siano stati progressi nelle retribuzioni medie in tutto il Paese, i divari tra le diverse aree geografiche rimangono significativi. È essenziale implementare politiche mirate per ridurre queste disuguaglianze e promuovere una crescita economica equilibrata in tutte le regioni italiane.

Una sfida per la coesione nazionale

I numeri non sono mai neutri. Se il lavoro continua a pagare così diversamente a seconda di dove si nasce o si decide di vivere, l’Italia sarà sempre una comunità incompiuta.
E la coesione, prima ancora che nei proclami politici, si costruisce — o si dissolve — nei contratti di lavoro, nei salari, nelle opportunità concrete che le persone incontrano ogni giorno.

Servono politiche industriali coraggiose, investimenti infrastrutturali mirati e una nuova attenzione ai distretti emergenti del Mezzogiorno, non solo in chiave assistenziale, ma come centri di innovazione e produzione.

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