Nel corso del suo pontificato, Papa Francesco ha sviluppato un pensiero economico potente e innovativo, capace di sfidare i modelli dominanti e proporre una visione alternativa fondata sulla dignità della persona, sulla giustizia sociale e sulla custodia del creato. La sua proposta si articola in cinque direttrici principali che chiamano a una vera e propria conversione economica.
- Un’economia che uccide: la critica al capitalismo sfrenato
Papa Francesco non ha mai avuto timore di denunciare i limiti di un’economia che, nel nome del profitto, sacrifica la dignità umana. Nella Evangelii Gaudium (2013), ha espresso con parole forti la sua posizione:
“Questa economia uccide.”
La sua critica si rivolge in particolare al cosiddetto “trickle-down economics”, l’idea che la ricchezza accumulata in alto finisca per favorire anche i più poveri. Per il Papa, si tratta di una promessa mai mantenuta: la disuguaglianza non si riduce da sola, e le logiche di mercato non bastano a costruire una società giusta. Al contrario, producono scarti umani, nuove forme di povertà ed esclusione.
- Economia al servizio della persona e del bene comune
Al centro del pensiero di Francesco c’è un’economia che mette la persona prima del denaro, che non idolatra il profitto, ma promuove il bene comune. La ricchezza, per essere legittima, deve servire la vita, non dominarla.
“L’uomo deve essere al centro dell’economia, non il denaro.”
Il Papa invita a superare un paradigma egoistico e competitivo, per riscoprire la dimensione etica e relazionale dell’economia. Non basta redistribuire: è necessario trasformare le strutture economiche che generano ingiustizia.
- Ecologia integrale: unire giustizia sociale e ambientale
Con l’enciclica Laudato si’ (2015), Papa Francesco ha introdotto nella riflessione economica un elemento essenziale: la cura del creato. Secondo il Pontefice, le crisi sociale e ambientale sono due facce della stessa medaglia: non si può salvare il pianeta senza affrontare la povertà, né si può difendere i poveri senza tutelare la Terra.
“Non ci sono due crisi separate, una ambientale e una sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale.”
Francesco propone un modello di sviluppo sostenibile e solidale, dove la tecnologia, la finanza e il mercato siano orientati alla salvaguardia della vita in tutte le sue forme.
- The Economy of Francesco: rifondare l’economia dal basso
Nel 2019, Papa Francesco ha lanciato il progetto internazionale The Economy of Francesco, coinvolgendo giovani economisti, imprenditori e attivisti da tutto il mondo. L’obiettivo è costruire un nuovo modello economico ispirato ai valori di San Francesco d’Assisi: sobrietà, giustizia, fraternità e rispetto del creato.
“La vostra vocazione è cambiare l’economia e dare un’anima all’economia di domani.”
Questo movimento globale lavora per superare le logiche del consumo sfrenato e proporre alternative concrete nei campi della finanza etica, dell’impresa sociale, dell’economia circolare e del commercio equo.
- Lavoro e dignità: il cuore di una vera economia
Il lavoro, secondo Papa Francesco, non è solo un mezzo per vivere, ma un cammino di dignità e realizzazione personale. Ha più volte denunciato le condizioni disumane di molti lavoratori, le forme moderne di schiavitù, lo sfruttamento minorile e la mancanza di opportunità per i giovani.
“Senza lavoro non c’è dignità. E togliere il lavoro o negarlo significa rubare la speranza.”
Il Pontefice difende il diritto a un lavoro sicuro, ben retribuito, umano. E richiama la responsabilità delle imprese e delle istituzioni nel garantire condizioni eque, inclusive e sostenibili per tutti.
In conclusione il pensiero economico di Papa Francesco è una sfida culturale e spirituale. Propone un cambio di paradigma: dal profitto alla persona, dalla competizione alla fraternità, dall’accumulazione alla cura. È un invito a ripensare l’economia non come una macchina, ma come una rete di relazioni umane, dove ogni scelta ha conseguenze morali e sociali.
Una proposta radicale, ma profondamente realista, che parla a credenti e non credenti: perché, come ricorda Francesco, “la Terra è la nostra casa comune, e l’economia deve essere la sua custode, non il suo predatore.”

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