Già qualcuno lo aveva preannunciato e con ogni probabilità la previsione, se pur semplice da immaginare, si avvererà. La comunicazione social progressivamente sarà abbandonata o, almeno, sarà abbandonato un certo modo di comunicare utilizzato fino ad ora.
Questo perché? La consultazione delle pagine immesse sul web facilita enormemente la ricerca ed il reperimento delle notizie che però, se non controllate, possono portare disinformazione anziché formazione. Il problema è e resta l’indicizzazione delle pagine. Quelle consultabili in misura maggiore saranno sempre e solo quelle che hanno ricevuto più click. Ma la nostra consultazione, oramai, è divenuta “mordi e fuggi” (anzi mordi e Fiuggi per quanto sia diventata lassativa) non dando modi e tempi per verificare. Allora affidiamo le fonti a fact checker “indipendneti” che fanno il lavoro sporco per noi. In linea generale l’idea di affidare la veridicità delle informazione non è sbagliata ma vi è un rovescio della medaglia: il comitato di redazione ristretto del social di turno piega la verità alla necessità della propria verità da veicolare. Siamo di fronte alla solita lotta di chi gestisce qualcosa e che fa di tutto per non perderla attraverso il controllo delle notizie. E allora accade che, nel giorno della memoria occorra cambiare non il corso della storia futura ma il corso della storia passata. Questo lo si può fare solo a danno, appunto, di chi non considera la storia maestra di vita, non per stoltezza, ma solo per disattenzione. E quindi l’indicizzazione di Google, alla richiesta “L’armata rossa liberò il lager di Auschwitz…” fa notare che “It looks like the result belowe are changing quickly” (Sembra che il risultato qui sotto stia cambiando rapidamente). Affannàti, tutti in faccende affaccendati, a cambiare il corso della storia passata: non più fu l’armata rossa (ex U.R.S.S.), ma i soldati ucraini, a liberare Auschwitz.
In pratica il post-social-revisionismo è come se avesse scritto: non furono gli antichi romani a sconfiggere i cartaginesi ma in particolare un gruppo di sanniti (o di peligni o di vestini).
La comunità scientifica oramai parla attraverso la mediazione dell’indicizzazione. E’ finito il tempo dell’incontro delle tesi differenti. Ai dissidenti non è più concesso nemmeno il confronto perché è la community che decide traendo spunto dalla media di quello che è conosciuto ma che, appunto perché basa il proprio umore su quel che già conosce, censurerà quello che non conosce.

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