Per comprendere se vi siano linee di continuità, o di discontinuità, tra i progetti di bilancio del precedente Governo Draghi rispetto al neo Governo Meloni, può essere interessante analizzare, in termini percentuali ed assoluti, l’aspetto qualitativo delle coperture delle spese previste, attraverso l’analisi delle entrate. Per fare questo occorre evidenziare la prima stesura del bilancio di previsione del 2022 con la prima stesura del bilancio di previsione del 2023. Questo perché, a consuntivo, il bilancio 2022 ha visto degli assestamenti che hanno portato le entrate da 614.884 mln di euro a 698.886 mln di euro.
Per il 2022, l’incremento di spesa è stato di 84.002 mln di euro. Inizialmente erano previste entrate per:
- Tributarie 527.847 (71,31%)
- Extra tributarie 85.297 (11,52%)
- Altre 1.740 (0,24%)
- Ricorso al mercato 125.392 (16,93%)
Dopo gli assestamenti invece abbiamo avuto la seguente ripartizione:
- Tributarie 585.542 (73,21%)
- Extra tributarie (13,67%)
- Altre 3.791 (0,47%)
- Ricorso al mercato 200.813 (25,11%)
Cosa possiamo leggere da questi numeri? Il Governo Draghi ha interpretato gli aggiustamenti delle politiche fiscali trovando ragionevole , per le coperture delle maggiori spese, il ricorso ai mercati finanziari.
In attesa di un primo aggiustamento, che avverrà presumibilmente a marzo 2023, il Governo Meloni ha innanzi tutto previsto maggiori spese, portando il preventivo 2023 a 872.803 mln di euro contro 740.276 del 2022 (+ 135.257 mln di euro +17,90%). E le coperture come previsionali quali saranno?
- Tributarie 588.332 (67,41%), ossia, -3,9% rispetto al preventivo 2022
- Extra tributarie 83.259 (9,54%), ossia, -1,98% rispetto al preventivo 2022
- Altre 399 (0,05%), ossia, -0,19% rispetto al preventivo 2022
- Ricorso al mercato 200.813 (23%), ossia, +6,07% rispetto al preventivo 2022.
In buona sostanza ed almeno nelle intenzioni, il Governo Meloni ha preferito affidarsi al ricorso dei mercati finanziari per trovare le coperture delle proprie politiche fiscali, questo in continuità con gli aggiustamenti del 2022, ma in discontinuità con quanto preventivato alla prima stesura del bilancio 2022. in generale, la linea intrapresa segna un diverso modus operandis rispetto al Governo Draghi quando, nonostante i mercati facessero richiesta per dieci volte tanto di Titoli di Stato, le emissioni domandate non sono state assecondate.


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