
Quando chiese a Virgilio chi fossero quei sanza ‘nfamia e sanza lodo si sentì rispondere con un non ti curar di loro ma guarda e passa. Chi per viltà tace e mal ripone anche la propria fiducia non è degno nemmeno di essere punito.
Grazie al cielo, e con notevole stizza da parte di chi invece pensa sia così, la Divina Commedia non fa parte della dottrina sociale della Chiesa Cattolica, non è scritto sacro e non è nemmeno più degna di lettura del Timeo. La separazione che Aristotele introdusse tra filosofia prima, il meta-sensibile, e filosofia seconda, la fisica delle essenze sensibili, ha posto le basi ideologiche alla nascita dello Stato laico, della potestà, dell’imperio. Nell’affresco di Raffaello custodito nelle stanze vaticane si rappresenta tuttavia un idealismo raggiunto attraverso la comprensione del mondo sensibile non in contrapposizione, ma a costituire la rappresentazione più essenziale del dualismo in chiave dialogica, esperienziale. Una Auctoritas che il primo a descrivere fu Platone sfociata però in una separazione del suo pensiero, il Timeo, con un’Etica il cui significato è oggi ridotto a mera consuetudine. Un Aristotele che descrive la crematistica, la scienza che si occupa della ricchezza, oggi ridotta a pedestre materialismo. Un neoplatonismo oggi ridotto a settembrina fantasia autoerotica. Per Platone, il vero è indotto dal generale e dedotto dal particolare. Per Aristotele, il vero è indotto da considerazioni che prendono in esame casi particolari e giungono a conclusioni universali e viceversa dedotto dal generale al particolare.
È possibile mettere in relazione assonometrica il sensibile ed il non sensibile che Aristotele forse suo stesso malgrado ha separato?

Essere e avere, gli ausiliari curriculari. Che sia basata sulle tesi di Parmenide o sul loro successivo reciproco speculare di Lavoisier, comunque trattasi di legge di conservazione, rispettivamente dell’essenza e della materia. Cos’hanno in comune e in cosa differiscono? Il primo ha scelto tra il tutto e il nulla dove per tutto intendeva l’essere e per nulla l’avere. Il secondo ha fatto la stessa scelta dove per tutto intendeva l’avere e per nulla l’essere. Entrambi forniscono versioni di verità tra loro antitetiche secondo un relativismo che le annulla entrambe se, e solo se, ognuno adotta esclusivamente e rigorosamente il proprio sistema di riferimento. Credere che nulla si crea e nulla si distrugge dove quel tutto è solo materiale è atto di fede. Allo stesso modo, credere che nulla si crea e nulla si distrugge dove quel tutto è essenza non sensibile è ugualmente, atto di fede. Atei e satanisti sono credenti tanto quanto tutti gli altri, materialisti e non, Parmenide e Lavoisier compresi. Un relativismo che presume o deduce che esistano infinite e quindi nessuna verità è anch’esso atto di fede. Ipotizzare che ne esita almeno una, abbia o meno lo scopo di demolire la fede qualunque essa sia, è ugualmente atto di fede. C’è forse differenza tra extraterrestre e ultraterreno? L’immagine e somiglianza davvero cambia contesto se la consistenza creata e/o creatrice è materiale o metafisica? La crematistica di Aristotele aveva mire o presupposti materiali o ideali?
Se il denaro ha valore indotto da una convenzione sociale allora allo stesso modo il sistema bancario con i suoi meccanismi endogeni ha valore indotto dalla fiducia che la gente in questo ripone e il cui volume prevale nettamente, più precisamente per almeno il 90%, su quello forzoso-coercitivo della moneta fiat. Questa, si limita ad “avverare” un decimo scarso della massa monetaria. Di questa, la gente potrebbe voler fare volentieri a meno, visto che dicono serva a pagare le tasse che la rendono autentica ed accettata, dovute a una politica fiscale di tipo keynesiano applicata in un sistema economico che fin dal ’44 non è mai stato davvero tale e comunque basato su una teoria del valore pedestremente materialista.
Il sistema bancario, che comprende quello delle banche centrali che però producono sola moneta legale, che nell’eurozona costituisce meno del 2% della massa monetaria circolante, emette moneta senza riserva com’è ovvio che sia in un sistema monetario come quello attuale e come, ahimè, sarà quello futuro.
Il fatto è che nonostante la sua altisonanza ed assonanza teologica, l’emissione ex-nihilo non è affatto un elemento focale. Lo è invece la natura del valore, che non è di origine materialistica e proprio per questo la sua “creazione dal nulla” non è scandalosa.
Qui è curioso e simpatico notare come l’emissione ex-nihilo è tabù ben più intransigente nella sua accezione materialista di quanto potrà mai esserlo nella concezione idealistica. Con gli accordi smithsoniani del ’71, presi per iniziativa statunitense, si determinò la “sospensione” della convertibilità del dollaro in oro ma certamente non dell’utilizzo del dollaro come moneta di riserva facente le veci del bancor che aveva proposto Keynes. Con evidente e mostruoso conflitto di interessi dei quali, incredibilmente, non si è accorto nessuno ma per motivi che a mio personale avviso, ma credo tutti ne converranno, hanno molto a che fare con il modo in cui si è concluso il secondo conflitto mondiale a un annetto di distanza dagli accordi di Bretton Woods.
Nella “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”, il postulato marxiano secondo cui il salario è il prodotto marginale del lavoro, è accettato integralmente. Nella stessa teoria quantitativa, solo in un sistema in cui c’è “piena occupazione” vale l’equazione secondo cui a un aumento della domanda dovuto a maggiore offerta di moneta consegue un aumento dei prezzi. L’assioma secondo cui il valore della moneta è autoprodotto in base alla sua portata, densità, pressione circolatoria e tasso d’interesse, stoicamente resiste nonostante tutte le critiche e modifiche su aspetti rigorosamente altri, della teoria quantitativa. La sua “neutralità” rispetto al reddito ed ogni possibile aspetto che possa insinuare dubbi tenta comunque di resistere nonostante tutte le critiche, o forse proprio a causa di queste, tra le quali la funzione marxiana e keynesiana di “fondo di valore” e deposito di ricchezza ed il ribaltamento endogeneista dell’equazione di Fisher.
L‘irrisoria apologia al signoraggìsmo da spicci e banconote e riserva frazionarìstica di stampo austriaco, così come la stimolazione del senso di colpa per aver accumulato un debito inafferrabile, immanente e “vissuto al di sopra delle proprie possibilità”, sono entrambe diretto ed esclusivo interesse del presunto creditore.
Il signoraggio come inteso da chi va in giro mostrando banconote per far notare che c’è scritto bce, attiene all’emissione della sola moneta a corso legale ed è oggettivamente trascurabile rispetto al grosso del bottino. La riserva obbligatoria frazionatrice e moltiplicatrice di moneta attiene al grosso del malloppo estorto dal sistema bancario esterno a quello centrale ed è trascurabile rispetto all’estorsione del 200% a cui fa riferimento Auriti, che non riguarda la sola moneta a corso legale ma tutta la massa monetaria. Anch’egli, come chiunque ancor oggi voglia relazionarsi e confrontarsi con chi riesce a percepire solo l’essenza aristotelicamente sensibile della moneta, doveva usarne la rappresentazione materialistica.
Allo stesso modo ritengo si ponga sulla faccenda l’annosa questione del sionismo. Questa cosa dell’ebraismo come prezzemolo in ogni avvenimento geopolitico/finanziario mi pare scontata almeno dal fatto che per diventarlo è sufficiente dichiarare di esserlo a prescindere dall’araldica e dal soma. In ogni caso, questo vecchio continente mi pare conteso tra pseudo misticismi ideologico-economico-finanziario-contrapposti migrati l’uno prevalentemente ad occidente l’altro soprattutto a oriente e legati fra loro dalla comune origine, del tutto politico-tattico-strategica e per nulla alla religione nonostante di questa faccia uso per abbindolare gli allocchi filo e anti semìti, nata rigorosamente anche questa in Europa ben prima del XIX secolo. Costoro, sono convinti che semita non sia un ceppo linguistico comune anche agli arabi ma che lo siano esclusivamente i discendenti di Eber e incredibilmente non lo siano tutti i discendenti di Sem.
Personalmente sono contrario a discutere di implicazioni che possono facilmente arrivare ad essere di carattere religioso o contrarie a questo, a prescindere dall’eventualità di prendere alla lettera o interpretare, a seconda dello scopo, di discreditare oppure non farlo, il testo di riferimento. Il problema, ancor prima che di tipo esegetico trovo sia didattico e metodologico. Come si fa a insegnare autocoscienza e pensiero autonomo ad un volgo che per definizione ha coscienza e pensiero volgari e popolari? Del resto, se ne venisse fuori che è impossibile rendere tutti filosofi e filologi esperti in macroeconomia allora avremmo spiegato l’origine del pensiero sionista.
Nel passare da una concezione materialistica della moneta ad una di natura idealistica l’elemento basilare non è costituito da una moneta fiat, per la quale il cittadino perlomeno per consuetudine storica pretenderebbe una copertura, una riserva di valore garantita da chi impone/propone quella moneta, come capitò suo malgrado allo stesso Giacinto Auriti. Se com’è facile osservare l’induzione avviene comunque allora è indifferente che la circolazione sia forzosa o voluta da chi accetta quel simbolo econometrico.
La proprietà del portatore, invece, è di importanza fondamentale per assicurarne a questo non solo la proprietà di tipo materialistico ma soprattutto quella ideale, intellettuale: l’esclusiva potestà creativa del valore monetario indotto.

Sentendo parlare di moneta privata, pubblica, di “moneta sovrana”, è facile notare anche qui come in mille altri casi l’utilizzo e la manipolazione della semàntica. Il privus inteso come singola persona “privata” della proprietà di alcunché attraverso Monetae private di conio, di impronta, di identità. L’etimo di privato è “separato dallo Stato”. Opposto a pubblico: “che appartiene all’amministrazione pubblica”.
Ecco quindi la ragione per cui essere per la proprietà del portatore: proprietà della Persona Fisica portatrice e non di una persona giuridica secondo la manipolazione che il Diritto ha subito. La proprietà da parte del privus, di colui che con l’uso ed abuso della semàntica della proprietà è stato privato.
L’emissione come proprietà del portatore, inoltre, non presume una precedente proprietà dell’oggetto sociale, che è simbolo econometrico ma non ha ancora valore economico. Per emettere moneta non è necessario esserne preventivamente proprietari. Infatti, fino al momento in cui questa comincia a circolare non ha la caratteristica universalmente riconosciuta di moneta: non ha valore. A tutti gli effetti non è ancora una moneta. Non si può essere proprietari in anticipo di qualcosa che inizia ad esistere solo successivamente e solo per accettazione, comunque questa avvenga, da parte di chi gli conferirà quel valore economico di cui per questa ragione sarà legittimo proprietario. Questo antichissimo equivoco è lo stesso in cui si cade con qualunque tipo di moneta attualmente emessa.
Applicare la proprietà del portatore, però, non vuol dire limitarsi alla moneta a corso legale ma significa applicarla all’emissione monetaria comunque questa avvenga, sic et simpliciter, che la si chiami esogena o endogena in riferimento al sistema bancario centrale e/o allo Stato o a quello commerciale. Dunque, per tutta la teoria classica e anche nell’ambito delle politiche economiche keinesiane c’è convivenza tra moneta esogena ed endogena, mentre per l’anarco liberismo alla Mises ma anche per Steiner e pure per Gesell, è solo endogena ad un sistema di free-bank e comunque emessa come cosa da restituire o da tassare, soggetta a demurrage, a decumulo, fino al suo esaurimento, quindi certamente non come proprietà del portatore.
Alla radice dell’equivoco c’è l’inversione da troppo tempo fissata nella consuetudine e nella memoria storica tra soggetto ed oggetto, tra persona fisica e giuridica. L’associazione della caratteristica che posseggono i componenti dell’insieme associata incredibilmente non più a questi ma all’insieme che è definito da chi ha quella caratteristica.
Definito l’insieme degli italiani si stabilisce che è l’Italia che parla italiano. Socrate, e insieme a lui Aristotele, si rivolta nella tomba ogni santo giorno perché se muore una zanzara allora per tutti quella era un uomo! Ma la cosa è ambivalente. Non è l’insiemistica da cambiare, ma quella caratteristica che definisce l’insieme: che senso ha la democrazia rappresentativa se non è garantita la certezza del Diritto nella cosa più fondamentale dei rapporti sociali, se nessuno ha nemmeno idea di cosa questa sia? Se questa rappresentatività non ha un rapporto organicistico con i rappresentati? Se la sovranità per tutti è dell’insieme, del contenitore e non del contenuto, non di chi lo ha definito per il solo fatto di esistere?
La differenza sostanziale tra movimenti ritenuti sovranisti come MMT e Positive Money è che la prima considera la moneta una “taxes driven money”. Essa consegna allo Stato la potestà sull’emissione legale, quella esogena, tralasciando però di sancirla anche sull’emissione endogena. Di questa invece si occupa risolutamente portando al 100% la riserva obbligatoria, Positive Money. Il punto controverso di quest’ultima, invece, è l’utilizzo di un comitato di politica monetaria con funzioni del tutto simili a quelle delle organizzazioni internazionali create in occasione degli accordi di Bretton Woods: un’organizzazione esterna, separata e totalmente indipendente da politica ed organi dello Stato, che decide e regola sia l’emissione endogena che quella esogena, ricalcando la proposta di Keynes del ’44 e reintroducendo di fatto un nuovo Chicago Plan.
Se da una parte le posizioni mosleriane sono sostanzialmente quelle vetero stataliste dove la persona giuridica diventa soggetto proprietario della sovranità, d’altra parte Positive Money fa la stessa cosa pur essendo, mi pare al momento il solo think-tank che propone una soluzione diretta all’emissione endogena, esautorando la Repubblica della potestà sulla politica monetaria e consegnando questo potere ad una ulteriore ed ancor più hobbesiana persona giuridica; confermando quindi il modello dell’eurozona, depotenziando e frammentando le autorità locali con uno spirito pseudo indipendentista in stile catalano e scozzese del tutto convergente con l’operazione che si sta svolgendo oramai in tutta Europa con la demolizione dello spirito repubblicano delle carte costituzionali.
Quello dell’endogeneità, domanda e non offerta dipendente, della moneta è un concetto ben presente e fondante nella ricerca economica di stampo post-keynesiano. Che lo Stato sia sovrano o meno, in un’economia a moneta creditizia l’offerta di moneta è sempre e comunque endogena al sistema bancario. L’incidenza della variabile endogena sullo stock di moneta circolante è preponderante a prescindere dall’influenza della variabile esogena esercitata dall’autorità monetaria che sia questa lo Stato o un’entità esterna ed indipendente.
Qui è necessario chiarire il concetto di endo-genia della moneta. Endogenica rispetto a cosa? Dice: rispetto al sistema economico. Giusto, questa è la definizione, che però corrisponde esattamente alla concezione circuitista, che è l’alter ego del neocartalismo esogenista di origine knappiana che caratterizza la contraddittorietà che oggi si osserva in moltissimi monetaristi e/o studiosi di politica economica post-neo-keynesiana. Il qui pro quo semàntico nasce dal fatto che il sistema bancario commerciale è parte integrante se non fondante del sistema economico basato sul credito, e quindi una moneta endogena rispetto a tale sistema, economico ma soprattutto bancario/creditizio, corrisponde esattamente a una moneta esogena rispetto al sistema bancario centrale, e cioè esattamente com’è ora (almeno il 90% della moneta circolante è scritturale). Dunque, Auriti endogenista? Certamente sì rispetto al sistema economico ma NON rispetto a quello bancario, che sia centrale o commerciale.
La rottura da imporre è proprio questa: il sistema economico NON corrisponde a quello bancario. Auriti è quindi endogenista rispetto al sistema economico ma decisamente esogenista rispetto a quello bancario sia centrale che commerciale. Non si può associarlo né all’esogenismo, che vuol dire statalismo, e né all’endogenismo, che vuol dire circuitismo. Infatti, è il solo ad essere del tutto esterno al confronto scontro tra endogenisti ed esogenisti e questo proprio perché per Auriti la moneta non è né delle banche (endogena) e né dello Stato (esogena). Uno che afferma che il valore non è un attributo della materia non è imputabile di avere una visione dell’economia e della moneta di tipo classico/neoclassico, ovvero materialista. Provare ad associare il giurista di Guardiagrele al contrattualismo hobbesiano e knappiano (perché questo e null’altro significa dargli dell’esogenista), oppure al contrario al liberalismo popperiano, marginalista e circuitista, è intellettualmente errato e scorretto anche se fatto provocatoriamente e/o allo scopo di prendersi gioco dei signoraggisti da spicci e banconote, che pur si meritano di essere perlomeno presi in giro.
Ma il dato che personalmente ritengo più interessante non trovo sia quello per cui la moneta creditizia, ovvero moneta scritturale emessa sotto forma di credito, è quella che forma i depositi degli utenti del sistema bancario, tanto per fermarci a M1 e non provare nemmeno a descrivere l’aggregato monetario che corrisponde alle quote di partecipazione di fondi comuni d’investimento, obbligazioni bancarie e via dicendo. E nemmeno come la sua corretta contabilizzazione possa evidenziare ancor meglio questi dati pubblicati ormai dalle più famose banche centrali e commerciali.
Il dato che trovo davvero interessante è come si possa trovare valenza semantico giuridica nel sostenere che una persona giuridica può essere definita sovrana o che possa esserlo un oggetto giuridico come la moneta senza notare come trattasi di oggetto falso nelle sue premesse che assurge alla caratteristica di soggetto di diritto. Sta di fatto che anche l’helicopter money è una politica fiscale che prevede la distribuzione a kilometro zero di moneta che però continua ad essere di tipo creditizio e penso sia questione, anche qui, di aver reso ideale un oggetto impossibile, falso nelle sue premesse quanto un cerchio quadrato.
L‘origine, la natura del valore non è mai neanche stata messa in discussione. Non da Keynes, non dai cartalisti e nemmeno dalla Germania post weimariana che, incredibilmente, con i MEFO oggi ritornati in auge grazie ai certificati di credito fiscale di una teoria monetaria affatto moderna, applica anc’essa né più né meno che la teoria del valore marxista.
Il valore definisce comunemente una grandezza economica, quando considerato quantitativamente, mentre appartiene ad una categoria filosofica quando riferito a principi o consuetudini etiche. In entrambi i casi è un rapporto tra persone e non è oggettivamente in alcun rapporto diretto con la produzione, il prezzo ed il consumo.
Il valore NON è dato dall’emittente.
Vien da ridere e da piangere al contempo, ad osservare come alla fine il tutto si riduca pietosamente alla dialettica tra endogenisti ed esogenisti, tra i cultori del neocartalismo e quelli della società aperta, popperiana e circuitista. La cosa più pietosa di tutte e che i più scalpitanti in questo microcosmo polarizzato ci sguazzano con gran piacere. Un falso dualismo, dove per entrambi i versanti della barricata il valore è dato dall’emittente, e da cui pare impossibile fuoriuscire perché è precisamente questo, l’assioma che è tabù anche solo pensare di contraddire. Il cosiddetto anticapitalismo populista è contrattualista, hobbesiano, statalista e cioè knappiano. Per costoro, così come per la loro controparte europeista, mondialista, popperiana, il valore è dato dall’emittente. Per gli uni, l’emittente è lo Stato, mentre per i loro (falsi) antagonisti, è il sistema creditizio commerciale. Il conflitto a cui assistiamo ormai da troppe generazioni e che miete vittime (intellettualmente, economicamente e militarmente) in popolazioni inermi e incredibilmente incoscienti di questa banalissima evidenza, è in questa falsa dialettica, è tra questi due apparentemente opposti modi di intendere la stessa identica cosa, e cioè che secondo tutti costoro il valore è dato dall’emittente. È quindi totalmente inutile contrapporre la tesi neocartalista a quella circuitista o peggio, incredibilmente c’è gente che lo fa, adottarle entrambe e contemporaneamente nonostante l’evidentissima contraddizione.
Per Protagora, ma anche per la cultura luterana in cui sia Marx che Engels erano totalmente immersi, “l’uomo è misura di ogni cosa”. Lasciando in sospeso, attendendola, sia l’interpretazione di “uomo” che di “cosa”. Se per uomo s’intende il singolo individuo viene in mente la cultura soggettivista e solipsista che luterani e calvinisti manifestano mentre di questa accusano cattolici, ortodossi e comunque tutti i greco-latini: la famosissima corruzione. Se l’uomo è una comunità di persone riconducibile a persona giuridica, viene in mente lo scempio che protestantesimo e common law hanno fatto del diritto e del sillogismo, salvo applicarlo in modo platealmente errato e per motivi che nulla hanno a che vedere con l’appellata responsabilità personale, applicata rigorosamente a qualcun altro che sia individuo o un’intera cultura presuntamente diversa dalla propria. Se, in ultimo, per uomo s’intende l’intero genere umano allora il giudizio di valore assume connotati edipici, qualora per “cosa” non s’intenda esclusivamente qualcosa di materiale e materialistico e con ogni probabilità anche in quel caso.
Eppure, proprio materialisticamente parlando la fonte prima e ultima del valore è l’Uomo, non il lavoro, a cui è indubbiamente l’uomo a dar valore.
Se la fattispecie giuridica è frutto anch’essa del pensiero umano e quindi anch’essa si configura in una dialettica autocreativa, allora non è criticabile da chi, con lo stesso approccio merceologico post illuminista, riduce la moneta a solo fattore economico. L’unità di misura del lavoro è il joule. L’unità di misura del valore è il valore che l’uomo assegna allo stesso valore.
Il primissimo a ipotizzare una forma di reddito universale (riservato ai coloni americani) è stato Thomas Paine, che era un quacchero inglese emigrato in America. Il suo “common sense” fu distribuito come opuscolo ai coloni che hanno invaso i territori americani. Il suo non è distributismo perché tale movimento intellettuale è successivo al suo periodo storico e soprattutto alla sua formazione ed estrazione intellettuale. Paine sosteneva il deismo illuminista (brevissimamente: Dio è l’uomo, corrisponde ovvero al cogito ergo sum cartesiano) e il razionalismo nell’interpretazione dei testi sacri (la famosa concezione demolita da Kant con la sua “rivoluzione copernicana”) ed appoggiò la rivoluzione francese sperando che anche gli inglesi la facessero. Il suo approccio alla “giustizia agraria” riservata agli anglosassoni coloni in America ricorda più i fisiocratici che la dottrina sociale della Chiesa e anche lui proponeva la sua tripartizione, con la suddivisione della cittadinanza americana in agricoltori, manufatturieri e mercanti con preminenza dei primi per gli influssi fisiocratici che si era portato dietro dall’Europa.
Giusnaturalismo e organicismo sono correnti intellettuali illuministe e razionaliste, come successivamente il positivismo, che si sono sviluppate ispirandosi alle concezioni di diritto naturale che risalgono a Platone, agli stoici, alla filosofia greco-ebraica di Filone di Alessandria molto più che alla concezione Romana e successivamente Cattolica. Più che di tautologia e/o complesso di Edipo dell’Uomo rispetto alla divinità, relativamente all’approccio calvinista e protestante rispetto al benessere economico personalmente parlerei soprattutto di errore nel confondere l’ontico con l’ontologico, come l’aquinate ha insegnato a Kant, Heidegger, Shopenhauer etc. L’ente, l’uomo, non ha diritti: egli è, il diritto così come non ha ma assegna, il valore.
Nella visione auritiana non vi è alcuna creazione ex nihilo, neanche nel sistema monetario vigente. Infatti, il valore, ivi compreso quello della moneta, non ha alcuna relazione con la materia, non è un attributo di tipo sensibile. Il valore “maggiore”, ammettendo per un solo istante di poterlo in qualche modo quantificare, non è quello economico ed Auriti non era affatto interessato a questo, o comunque non esclusivamente. Per chi concepisce la moneta solo in fase di circolazione, ovvero solo in modo merceologico e cioè solo quando questa è anche denaro e come tale suscettibile di valutazione economica, come ad esempio facevano Gesell e Pound, l’usura avviene nello scambio. Per Auriti l’usura avviene prima: all’emissione. L’usura è a monte perché consiste nell’appropriarsi del diritto giuridico sulla moneta, ancor prima che sul denaro.
Non c’è una preminenza tra domanda e offerta. L’una genera l’altra. La domanda è offerta in potenza, un panettiere ha senso di esistere se c’è gente da sfamare, così come l’offerta è domanda in potenza, e cioè ancora una volta un panettiere ha senso di esistere se c’è gente da sfamare e dove il punto di vista è semplicemente e banalmente ribaltato, il senso di percorrenza della stessa retta, della stessa direzione, è semplicemente quello opposto. Come nel dilemma tra l’uovo e la gallina, ciò che è ontologicamente preminente non è né l’uno né l’altra, altrimenti continueremmo in eterno un dibattito asfittico tra teoria classica, offerta dipendente, e “rivoluzione copernicana” keynesiana domanda dipendente. Hanno entrambi ragione: sia gli offertisti che i domandisti. Ciò che viene prima sia della domanda che dell’offerta è anche in questo caso l’atto e cioè il gallo aristotelico, che non dipende né dalla domanda e né dall’offerta ma dal diritto. “Act” dicono al Congresso Usa, specie quando trattasi di leggi bancarie, ma non si tratta di diritto positivo, bensì di ragionamento giuridico induttivo che porta alla formazione delle leggi in base a princìpi preminenti, ontologicamente precedenti. Atto, la qual cosa non è esattamente anzi non è per niente l’offerta di moneta esterna e cioè esogena al sistema economico di cui qualcuno accusa la tesi auritiana sul valore indotto. Il valore è indotto da chi accetta la moneta ma quella moneta accettata non è per niente l’offerta di moneta di cui parlano e a cui si riferiscono sia gli austriaci che i keynesiani, e cioè moneta che ottiene valore da chi la emette, proprio come quella che Milton Friedman vuol “distribuire” al pòppolo con l’elicottero.
Quindi, in un sistema monetario a proprietà giuridica del portatore non ha alcun senso usare la terminologia keynesiana con cui si contesta alla teoria classica la diretta proporzionalità tra prezzo e quantità di merce in circolazione, moneta compresa, semplicemente perché non è di questo che tratta la tesi sul valore indotto. Gli endogenisti post keynesiani sono tutti concentrati sul fatto che la quantità di moneta è legata alla domanda di prestiti e che i prestiti creano i depositi che creano riserva di moneta legale. E francamente, tutto ciò con Auriti c’entra come i cavoli a merenda. La visione offertista è quella dell’economia classica. Per esempio è offertista l’approccio all’economia degli austriaci (Menger, Mises, Hayek etc.) nonostante questi NON siano affatto statalisti anzi ne siano l’esatta negazione, mentre per quanto riguarda l’offerta di moneta gli stessi sono endogenisti perché l’affidano a un sistema di free bank totalmente avulse dal controllo statale. Quindi, associare l’endogenismo al neocartalismo o al circuitismo è del tutto errato tanto quanto è errato associare l’esogenismo a Chicago boys come Milton Friedman, che è ugualmente un circuitista. Austriaci, poundiani, keynesiani, tutti, parlano di denaro, e cioè di moneta quando è in circolazione. Auriti parlava di ciò che avviene prima. Farlo quando circola è troppo tardi semplicemente perché l’atto è avvenuto a monte della circolazione, che sia questa domanda od offerta dipendente.
Che il valore non sia in alcun modo un attributo della materia non è affatto un dato marginale, poco concreto o ininfluente. Al contrario è il punto centrale e in assoluto il più concreto della tesi auritiana. Il famoso 200% non si riferisce esclusivamente a un valore di tipo economico e materialistico, e quella parte per molti inconsistente è invece la più importante, anche per gli effetti che ha su quella di tipo meramente merceologico, che consiste proprio nella governance, nel diritto (Atto), che si manifesta attraverso la stesura di Testi Unici che eliminino alla radice il sistema monetario basato sul credito.

Come sarebbero andate le cose se nel ’44 fosse prevalso il modello di Keynes al modello di White? E cosa sarebbe o non sarebbe cambiato se gli Stati non avessero adottato una politica monetaria comune anziché adottare il dollaro come bancor de facto?
Le istituzioni create a Bretton Woods, che sarebbero state create comunque, anche in caso di prevalenza del piano di Keynes, “sopravvissero alla caduta del gold standard, pur rivedendo i propri obiettivi. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale continuarono a essere in attività, al pari del GATT che fu sostituito, nel 1995, dal WTO (World Trade Organization – Organizzazione mondiale del commercio)”. “L’emissione incontrollata di moneta, fatto contestato più volte da Francia e Germania in quanto gli USA esportavano la loro inflazione, impoverendo così il resto del mondo” continua e si intensifica nonostante e soprattutto a causa della caduta del gold standard, con gli accordi smithsoniani (in questo periodo il virgolettato è prelevato da wikipedia a significarne ampia divulgazione).
Se fosse stato adottato il bancor non avremmo avuto oggi un dollaro che ne fa le veci ma, a parte il mancato predominio USA cosa sarebbe cambiato sostanzialmente? Oltre al dilemma di Triffin il problema di fondo risiede nella “mano invisibile” di Smith, la presunta provvidènza immanente della legge di mercato che però si riduce alla prevalenza geopolitica dei rapporti di forza.

In pratica, in un mondo dove tutte le economie sono basate su un ciclo creditizio e debitorio di tipo D.D. (denaro contro denaro) mentre tutte le banche centrali e carte costituzionali adottano, compresa quella cinese, una teoria del valore basata su un arcaico lavoro incorporato in una merce che nel frattempo è sparita dal ciclo, cambierebbe qualcosa se la moneta di riferimento smettesse di essere il dollaro e cominciasse ad esserlo lo yuan oppure un bancor controllato da FMI, Banca Mondiale e WTO?
L’alternativa White/Keynes si pone, monetaristicamente, finanziariamente ed economisticamente parlando, negli stessi termini dell’alternanza Renzi/Letta, tanto per citare solo gli ultimi che si sono avvicendati alla guida di un Paese martoriato come l’Italia, but it’s not the only one.
Geopoliticamente, invece, con un bancor sarebbe stato più difficile distinguere un dualismo antagonista tra Occidente e resto del mondo associato a diverse ideologie. Ideologie che peraltro tanto diverse non mi sembrano affatto, visto che tutte eseguono l’antico precetto marxiano, manco a dirlo anche questo nato in Europa, secondo cui il valore della moneta è dato in ragione ultima da un lavoro che non è più nemmeno considerato come merce di scambio ma che da Engels si continua a pensare come creatore dell’uomo.
Il fatto è che qualunque sia la cosa da cui la gente si convince provenga il valore, quella è l’origine di ogni ricchezza, il fondamento di ogni capitale, che non è per niente la cosa da combattere ma solo l’insieme dei rapporti sociali, delle convenzioni che li regolano.
Quando si applica una politica fiscale costruita attorno a una teoria del valore campata intorno alla produttività si finisce per tassare chi esiste per il solo fatto di esistere. E questa non è teoria ma la prassi evidente.
Imporre le tasse a chi le paga, a chi le “dà a Cesare”, impone implicitamente l’accettazione non tanto di una moneta quanto di una posizione sudditante certamente priva di quell’Auctoritas pensata da Platone e sviluppata dai Romani.
Il capitale è sempre solo umano. Non è un caso che gli umani da cui estrarre plusvalore vengano chiamati “risorse” dagli HR departments di tutto il mondo.
Marx & Engels docet, “Il lavoro ha creato l’uomo”.
Giovanni Moretti, 3/10/2015, https://www.facebook.com/notes/3739582616062782/
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