E’ il dibattito del momento, quello che tiene il banco (tra i banchi parlamentari) della politica.

A volte un’immagine rende più spiegazioni di tante parole. E allora siamo andati a scovare questa immagine presa dal sito del mise (1).

Cosa si può notare? Senza andare a scomodare i prezzi medi settimanali rilevati nel 2020 e nel 2021, possiamo notare che il grafico ha un andamento in salita ancor prima dello scoppio della guerra tra Ucraina e Russia. E’ comunque utile considerare che in concomitanza delle chiusure pandemiche, il prezzo medio nel periodo considerato era molto basso rispetto agli attuali. Anche dal punto di vista cromatico notiamo ad un certo punto alcune differenze, o meglio, notiamo l’inversione delle posizioni tra la linea verde (benzina) e la linea gialla (gasolio): da agosto le posizioni si sono scambiate, con il prezzo del gasolio che ha superato quello della benzina. Tale andamento è conservato nei mesi successivi anche se il delta è andato via via assottigliandosi. Per quale motivo? In questo caso c’entra la guerra in Ucraina unitamente all’aumento della domanda di gasolio, dato il periodo. Si, perché il gasolio viene utilizzato anche per il riscaldamento, e quindi aumenta la domanda del prodotto, che è frutto della lavorazione del petrolio che per circa un 30% proveniva dalla Russia. Anche negli anni passati, ad eccezione della guerra Russa-Ucraina, avveniva ma il differenziale di minor incidenza delle accise (11 centesimi) sul gasolio rispetto alla benzina, passava quasi inosservato.

Di seguito l’elenco delle accise che gravano sul prezzo finale alla pompa:

  • 1) 1956: Finanziamento supporto crisi di Suez – 0,00723 euro; 
  • 2) 1963: Ricostruzione disastro del Vajont – 0,00516 euro; 
  • 3) 1966: Ricostruzione alluvione di Firenze – 0,00516 euro; 
  • 4) 1968: Ricostruzione terremoto del Belice – 0,00516 euro; 
  • 5) 1976: Ricostruzione terremoto del Friuli – 0,00511 euro; 
  • 6) 1980: Ricostruzione terremoto dell’Irpinia – 0,0387 euro; 
  • 7) 1982: Finanziamento missione ONU in Libano – 0,106 euro; 
  • 8) 1996: Finanziamento missione ONU in Bosnia – 0,0114 euro; 
  • 9) 2004: Rinnovo contratto autoferrotranvieri – 0,020 euro;
  • 10) 2005: Acquisto autobus ecologici – 0,005 euro; 
  • 11) 2009: Ricostruzione terremoto de L’Aquila – 0,0051 euro; 
  • 12) 2011: Finanziamento alla cultura – 0,0071; 
  • 13) 2011: Finanziamento crisi migratoria libica – 0,040 euro; 
  • 14) 2011: Ricostruzione alluvione Toscana e Liguria – 0,0089 euro; 
  • 15) 2011: Finanziamento decreto “Salva Italia” – 0,082 euro; 
  • 16) 2012: Finanziamento ricostruzione terremoto Emilia – 0,024 euro; 
  • 17) 2014: Finanziamento “Bonus gestori” – 0,005 euro; 
  • 18) 2014: Finanziamento “Decreto fare” – 0,0024

Aggiungiamo, però, che nel 1995 con il DECRETO LEGISLATIVO 26 ottobre 1995, n. 504, si riordinava in un testo unico l’enorme dedalo delle viarie accise. Tale Decreto Legislativo è base di riferimento per le variazioni e le introduzioni di nuove accise. Allo stato attuale, per esempio, sul prezzo del Gasolio incide per € 0,617 (sulla benzina per € 0,728).

Oltre alle accise, il prezzo formatosi viene gravato dell’I.V.A. con aliquota ordinaria al 22%

Prendendo come base l’ultimo prezzo rilevato al 09/01/2023 (G 1.86813 – B 1.81201) notiamo che, per esempio per il gasolio:

  • l’I.V.A. è pari a € 0,33688 (18,04% del prezzo totale)
  • Le accise sommano € 0,617 (33,02% del prezzo totale)
  • Imponibile prima delle accise € 1,15965 (48,94% del prezzo totale)

Il consumatore finale, (che non ha modo di recuperare almeno l’I.V.A. o, come le aziende, almeno una parte di essa), si vede gravato il prezzo alla pompa del 51,06% di quello che paga.

Ci corre l’obbligo fare alcune considerazioni finali.

Come detto il prezzo attuale (09/01/2023) è:

  • Benzina € 1,81201
  • Gasolio € 1,86813

Medesimi prezzi li abbiamo avuti alla fine del febbraio 2022, ad agosto 2022 e il 31/10/2022.

Le diminuzioni si sono registrate in parallelo con i vari decreti aiuti che si sono susseguiti. Aggiungiamo un piccolo aspetto di legge economica. Non bisogna mai dimenticare che la dottrina economica insegna che quando siamo di fronte a beni a domanda anelastica (rigida) qualsiasi aumento o diminuzione delle imposte viene sempre scaricato sulla parte debole dei soggetti che intervengono nella formazione del prezzo attraverso il meccanismo della domanda e dell’offerta.

Di conseguenza la diminuzione delle accise non influisce sulla formazione del prezzo dei carburante prima dell’applicazione di accise ed I.V.A. Ne consegue che la questione è tutta di natura erariale e di politiche fiscali. Nel quadro ben definito in cui si muove l’economia italiana, diminuire le imposte, e/o le accise, vuol significare andare a trovare le coperture da altre parti come, per esempio, tagli di spesa in altri settori, aumento delle imposte e delle tasse su altri settori, finanziamento del mancato gettito attraverso il ricorso al mercato finanziario, alienazione del patrimonio dello Stato o, come di solito, una miscela di tutti i rimedi. Per fare questo occorrono, però, manovre di bilancio.

(1) https://dgsaie.mise.gov.it/prezzi-settimanali-carburanti

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