
Piergiorgio Odifreddi, famoso matematico, logico e saggista italiano, ateo e presidente onorario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR), in un’intervista televisiva a Matrix spiega la ragione per cui “non crede” epperò nel farlo contraddice sia l’ateismo che l’agnosticismo.
Questi due sono termini che possono convivere senza escludere l’un l’altro. L’ateismo ha a che fare con la fede ed è ateo chi non crede all’esistenza di Dio ma, a domanda precisa rispondendo – al minuto 14:51 della video intervista(1) – di non credere alla sua non esistenza, giustificando così perlomeno una forma debole dell’annunciato agnosticismo, Odifreddi contraddice, ahimè, la definizione di ateismo, cioè la negazione esplicita dell’esistenza della divinità, ovvero annuncia e denuncia la sua fede, non diversamente enunciabile ed ugualmente non dimostrabile, nella sua inesistenza. Come da kantiana, copernicana rivoluzione, dove il soggetto umano, ora posto al centro del processo conoscitivo è costretto per categorico, etico imperativo ad ammettere che così come non è conoscibile ed esperienziabile “Dio”, che dunque può essere spiegato unicamente con la fede, ovvero con la sua noumenica rappresentazione, con l’idea, ovvero, che di questo concetto ci si è fatti, allo stesso modo e per la stessa ragione, con gli stessi presupposti e le stesse conseguenze è da considerarsi ugualmente fede, platonica pistis, quella nella sua non esistenza.
Diversamente dall’ateismo, l’agnosticismo riguarda la conoscenza, l’epistème, l’assenza di gnosi – cioè di quel tipo di conoscenza metasensibile che non procede dall’esperienza né da postulati – e in questo senso, o almeno lo è l’agnosticismo debole, è una posizione di tipo agostiniano, francescano, kantiano, dove cioè la divinità è inconoscibile e non se ne può avere esperienza, nemmeno utilizzando il razionalismo domenicano dell’aquinate che nelle intenzioni di Kant era da invalidare, perché imponderabile come l’àpeiron milese.
Ebbene, proprio in ragione di questo è contraddittoria già la sola idea odifreddiàna di beffarsi – per quanto se lo meritino fino in fondo perché per credere hanno bisogno di prove ripetibili, empiriche e sensibili – di quelli che invece credono in base a fenomeni strani e inspiegabili come guarigioni e apparizioni, che non sono manifestazioni metafisiche ma banalmente fenomeniche, altrimenti non si potrebbero percepire con vista, udito, olfatto, termopercezione etc etc. Questo perché gli organi di senso, al pari di qualunque tipo di strumentazione scientifica, non possono che percepire fenomeni sensibili, fisici, che rimarrebbero tali anche qualora dovuti ad allucinazione ovvero a errore tecnico di rilevazione/valutazione.
Non c’è possibile prova se non quella della fede, che un evento che ha del miracoloso perché inspiegabile con la scienza, possa/debba per questo essere causato da una divinità. E questa è una posizione di tipo agnostico, tuttavia, proprio per questa ragione è contraddittorio e perfino più risibile chi, come agnostico, crederebbe solo a fronte di prove di carattere epistemologico esperienziabile. Proprio lo stesso tipo di prove sufficienti, in specie se non spiegabili, agli zotici creduloni privi di istruzione come i citati pastorelli di Fatima. Il punto qui è che non si può spiegare il proprio ateismo agnostico in riferimento al sangue di San Gennaro o ai miracoli di Lourdes. Farlo, per i motivi suddetti, vuol dire contraddirsi e nel mentre disporsi al livello di quel popolino che si voleva, per quanto giustamente, sbertucciare. Dunque, sostenere che in molti credono alla divinità o comunque al metafisico in base a evidenze di tipo empirico, vuol dire evidenziare la sostanziale incongruenza dell’intento, ma questo succede autoriflessivamente anche ponendosi sulla cosa in modo agnostico, perché l’agnosticismo prevede la stessa identica cosa, cioè un contraddittorio attendere evidenze conoscitive e prove scientifiche a spiegazione del metafisico.
Perciò non credo affatto, che un ipotetico confronto sul tema tra Odifreddi e Ratzinger avrebbe avuto ragione di finire col sopravvento del primo, come ipotizzava uno spinoziano Costanzo Preve in un’intervista a presentazione del suo libro: le avventure dell’ateismo. Per il monismo materialista la sola realtà è materiale e non esiste altro che questo, quindi, è vero fino in fondo, che “Dio” non esiste di un’esistenza fenomenica, epistemologica, divenibile e dunque fisica, inserita in una dimensione temporale come lo è il cogito e dunque, non se ne può avere un’esperienza di tipo empirico percezionistico, come pretende l’agnosticismo di Odifreddi. Ma lo stesso a riguardo dell’ateismo, perché credere alla non esistenza di Dio, dove per esistenza qui si intende una sussistenza di tipo fenomenico, se non tragicomico è perlomeno inutile, dato che per definizione l’ontologico non esiste di un’esistenza di tipo sensibile. In definitiva, pur non avendone contezza, atei e agnostici affermano, negandone l’esistenza materiale, una realtà di tipo totalmente, anzi di più, essenzialmènte, esistenzialmènte ontologico.
Giovanni Moretti, 7/Gennaio/2019
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