Questo è quello che alcuni sostengono. Ma è realmente così? La contraddittoria teoria sostiene che, grazie alla spesa pubblica G, alla massa degli utilizzatori perviene la moneta che normalmente viene utilizzata. Quindi, sempre secondo questa teoria, il soggetto giuridico che decide la politica fiscale ordina al soggetto giuridico che decide la politica monetaria di “stampare” moneta per soddisfare il proprio fabbisogno. Per intendersi, il Governo ordina alla Banca Centrale di “stampare moneta”. Effettivamente qualcosa non quadra perché:
- Se si è decisa l’indipendenza della politica monetaria da quella fiscale dal 1907 in poi (bank panic) il motivo è stato dettato proprio per limitare analoghe situazioni che potessero ricreare gli stessi scenari del bank panic. Possiamo discutere se sia giusto o sbagliato ma a cascata, dopo quell’evento, tutti i Governi ed i Parlamenti, che siano democratici o dittatoriali, hanno emanato norme che istituivano la separazione della politica monetaria da quella fiscale. La domanda quindi che ci si pone è: per quale motivo separare le due funzioni e poi predicare vanamente che la Banca Centrale “stampa” per assecondare la Politica Fiscale? E’ palesemente un controsenso. Memento: ricordarsi di andare a consultare gli statuti delle Banche Centrali.
- Se è vero, ma no lo è, che le Banche Centrali “stampano moneta” per assecondare la Politica Fiscale, la Banca Centrale Europea ammette che, in generale, crea riserve elettroniche ad uso esclusivo delle controparti autorizzate e che possono utilizzarle solo tra di loro. Tali controparti sono: BCE, BCN, Banche Commerciali obbligate a detenere riserve presso BCE, altri Istituti Finanziari obbligati a detenere riserve presso BCE. Quella moneta così “creata” non può giungere alla massa che dovrebbe utilizzarla per pagare le tasse. Infatti le imposte vengono pagate con altro tipo di moneta, quella fiat, scritturale, moneta interna, sistema di pagamento creato dalle banche commerciali che, per meglio intendersi, non è moneta a corso legale come quella di BCE. Quindi le tasse vengono pagate con questa tipologia di moneta che viene messa in circolazione grazie, si fa per dire, al fatto che qualcuno (impresa, privato, ecc..) si indebita per ottenerla. Tale tipo di emissione è consentita purché l’Istituto erogante costituisca una riserva presso BCE (ne abbiamo parlato poco sopra).
- Del resto anche Costancio, vice Governatore della Banca Centrale Europea dal 2011 al 2018, asserisce che “Alcuni sostengono che le istituzioni finanziarie sarebbero libere di trasformare istantaneamente i loro prestiti dalla banca centrale in credito al settore non finanziario. Questo si inserisce nella vecchia visione teorica del moltiplicatore del credito secondo la quale la sequenza della creazione di moneta va dalla liquidità primaria creata dalle banche centrali alla massa monetaria totale creata dalle banche attraverso le loro decisioni di credito. In realtà la sequenza funziona più in direzione opposta, con le banche che prendono prima le loro decisioni di credito e poi cercano i necessari finanziamenti e le riserve di denaro della banca centrale “. Al che viene da chiedersi: come fa la spesa pubblica, e quindi le tasse, a conferire valore alla moneta di Banca Centrale se tale moneta non arriva a chi deve pagare le tasse e se addirittura le riserve di Banca Centrale vengono costituite non prima ma dopo che le banche hanno erogato credito con la loro moneta scritturale?

Moneta, politica, fiscale
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